Turchia. Un adolescente il kamikaze che ha provocato la morte di 51 persone a Gaziantep. Erdogan accusa tutti, ma sbaglia

Turchia. Un adolescente il kamikaze che ha provocato la morte di 51 persone a Gaziantep. Erdogan accusa tutti, ma sbaglia

Un adolescente kamikaze ha provocato la morte di almeno 51 persone e il ferimento di una settantina nel corso della celebrazione di un matrimonio curdo nei pressi della frontiera turca con la Siria. Lo ha reso noto il presidente turco Erdogan domenica 21 agosto, sostenendo che l’attacco dinamitardo è stato ordito dagli estremisti dello Stato islamico per destabilizzare la nazione turca facendo riesplodere le tensioni etniche e religiose. L’esplosione ha avuto luogo nella tarda serata di sabato a Gaziantep ed è giunta nel mezzo degli scontri tra le forze governative e i militanti curdi legati al PKK, il Partito dei lavoratori curdi considerato fuorilegge in Turchia. Ed è probabile che rappresenti una risposta terroristica alle epurazione violente messe in atto dal governo turco in seguito al fallito tentativo di colpo di stato del luglio scorso. Non a caso, il presidente Erdogan ha riproposto anche oggi, dopo l’eccidio di Gaziantep, Fethullah Gulen, il leader islamico in esilio negli Usa, avversario di Erdogan, come nemico numero uno della Turchia.

Erdogan ha rivelato, in un discorso alla nazione tenuto nel Municipio di Istanbul, che l’autore dell’esplosione è stato un ragazzino di 12 o 14 anni. I feriti accertati sono 69, 17 dei quali in condizioni critiche. Ha confermato che il numero dei morti è finora 51. Ha accusato lo Stato islamico, ma non sembrano per ora accertate rivendicazioni. L’eccidio è stato condannato con durezza estrema anche dal partito curdo HDP, che ha rivelato la presenza a quel matrimonio di molti suoi membri. In una nota diffusa dalle agenzie di stampa internazionali, l’HDP scrive che il dato “più importante” è che l’eccidio è avvenuto poche ore dopo che l’Unione delle comunità curde, l’organizzazione che include anche il PKK, ha annunciato di voler sedersi al tavolo negoziale per porre termine al conflitto trentennale tra militanti curdi e governo turco. “Questo eccidio”, scrive l’HDP, “ha come obiettivi coloro che s’impegnano per la pace in modo continuo e determinato, e coloro che lottano per la democrazia, l’uguaglianza, la libertà e la giustizia. L’eccidio è stato pianificato per sabotare le intese per la pace e il successo dei possibili negoziati”.

La testimonianza di Hamdulla Ceyhan, autista del bus che trasportava alcuni degli ospiti del matrimonio da Siirt a Gaziantep, è utile per capire come stanno davvero le cose: “era una festa di matrimonio. Una normale festa di matrimonio. Non posso credere che fosse l’obiettivo di un attentato. Come si fa a fare queste cose? Sappiamo benissimo fino a che punto gli attentati alle feste di matrimonio possono condurre. Colgono due piccioni con una fava, seminano morte e vendette, tra turchi. Ed è quello che vuole l’Isis”. I due sposi non sono in pericolo di vita, scrive l’agenzia Anadolu, ma la sorella dello sposo e una zia sono tra i morti.

Altri partiti dell’opposizione al governo (quelli che sono rimasti dopo le purghe di Erdogan) hanno denunciato con forza l’eccidio. E così hanno fatto molte cancellerie, dagli Stati Uniti alla Russia, all’Egitto, alla Svezia alla Grecia, alla Francia e all’Italia. “Siamo con la nostra alleata Turchia e auspichiamo di continuare a operare assieme per sconfiggere la minaccia del terrorismo”, ha comunicato l’ambasciatore Usa in Turchia, John Bass. Papa Francesco, nel corso dell’Angelus domenicale, ha pregato in silenzio per le vittime dell’eccidio di Gaziantep, ed ha chiesto “al Signore il dono della pace per tutti”.

L’attacco suicida del ragazzino di Gaziantep segue l’attentato all’aeroporto di Istanbul dove terroristi legati all’Isis uccisero 44 persone. Un doppio attentato fu portato a termine nell’ottobre del 2015 durante una manifestazione pacifista dei curdi, ad Ankara, uccidendo 103 persone. Tra questi attentati, ve ne sono stati altri attribuiti ai militanti del PKK o collegati a gruppi terroristici. Appena all’inizio di questa settimana, infatti, un attentato ha colpito poliziotti e militari, uccidendone una decina. Il governo ha fatto ricadere la responsabilità sul PKK. Il fatto è che dopo una pausa di 2 anni e mezzo, il processo di pace tra governo e PKK si è interrotto lo scorso anno, conducendo a una nuova fase più cruenta del conflitto trentennale. E non a caso, lo stesso Edogan, nell’immediatezza dell’attentato, ha detto che “non esiste alcuna differenza tra l’Isis, i ribelli curdi e il movimento di Gulen, tutti terroristi”. È evidente che lui è il primo a sapere che così non è, e che, come appunto testimonia il partito democratico curdo, esiste una differenza tra chi provoca eccidi di massa e chi invece combatte contro l’esercito regolare. La risposta a Erdogan giunge da un importante e affermato analista militare, Metin Gurcan, che sul settimanale online al-Monitor scrive: “è un errore grave mettere sullo stesso piano tre organizzazioni che hanno diversi obiettivi politici, tattiche, tecniche militari. Causa il fallimento del tentativo di ritagliare controstrategie mirate”.

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