Taser, pistola elettrica che immobilizza, a volte uccide. La morte di Atkinson. Tissone (Silp Cgil): Riaprire il dibattito sulla pessima legge votata nel 2014

Taser, pistola elettrica che immobilizza, a volte uccide. La morte di Atkinson. Tissone (Silp Cgil): Riaprire il dibattito sulla pessima legge votata nel 2014

Ha fatto notizia la morte di Dalian Atkinson, colpito da un taser della polizia, la pistola elettronica che dovrebbe servire a immobilizzare la persona, perché si tratta di un ex calciatore molto noto. L’episodio si è verificato a Telford, contea dello Shropshire. La chiamata è arrivata dalla villa del calciatore. Colpito dalla scarica è morto pochi minuti dopo. Aveva 48 anni, ex attaccante dell’Aston Villa, ha rivestito le maglie di Real Sociedad, Fenerbahce, Manchester City fra le più importanti. In carriera aveva segnato 38 gol in 114 partite con l’Aston Villa. La rete più importante, quella che nel 1994 consentì la vittoria in Coppa di Lega all’Aston nella finale contro il Manchester United. Le cronache dei giornali inglesi forniscono molti particolari della vicenda. Anche quelli italiani hanno dato spazio raccontando come sono avvenuti i fatti.

La denuncia di Amnesty della pistola elettrica che in Usa ha provocato 500 morti 

Quasi tutti hanno dimenticato che la morte di Atkinson riporta in primo piano la parola “Taser”, con la sua possibile carica di morte, oltre a immobilizzare la persona colpita. Amnesty International – ci ricorda Daniele Tissone, il segretario generale del Silp Cgil il sindacato dei lavoratori della polizia – da anni denuncia la pericolosità di questa pistola, più di 500 morti negli Stati Uniti nel corso di otto anni. In Svizzera, il Consiglio federale nel 2008 commissionò un rapporto teso alla valutazione dei rischi e dei vantaggi sull’impiego della pistola Taser. Rapporto che mise in luce che  erano più i problemi sollevati dall’introduzione dell’uso della pistola da parte delle forze di polizia che gli aspetti positivi. In Gran Bretagna si parla di circa diecimila casi in cui i poliziotti sono ricorsi al Taser (acronimo di Thomas A. Swift’s Electronic Rifle) un dispositivo classificato tra le armi da difesa “meno che letali” che fa uso dell’elettricità per immobilizzare le persone. Anche in Gran Bretagna si sono avute proteste, dibattiti. Insomma  se ne discute e molto.

La tragicomica storia  della legge varata in Italia dal Parlamento. Che fine ha fatto?

Ci siamo domandati: e in Italia? Verrebbe voglia di dire che siamo alla farsa, o giù di lì. In poche parole: nell’ottobre 2014 viene approvata dal Senato in via definitiva la legge sugli stadi con 164 sì e 109 no. Se ben ricordiamo si tratta di una legge sulla quale il governo aveva posto la fiducia. Fra le misure per la lotta al tifo violento oltre al Daspo, l’arresto differito, con un emendamento presentato da Forza Italia, viene prevista la possibilità di utilizzare il “taser” da parte dei poliziotti. Con Tissone ricostruiamo la storia del “taser all’italiana”. Il segretario generale del Silp richiama le numerose prese di posizione del sindacato a partire da una sua intervista rilasciata a Rassegna sindacale poco dopo l’approvazione della legge. Parlava di una “sperimentazione del Taser, avvenuta senza un serio dibattito sull’argomento, che rischia di trasformarsi in una discussione meramente incentrata su chi difende una simile decisione, perché a sostegno della necessità di dare una risposta alla dilagante criminalità, e chi al contrario la osteggia con motivazioni che ineriscono ai rischi per la salute o alle garanzie sulle quali si basa il nostro attuale sistema”. “A questo proposito – proseguiva Tissone – è necessario fare chiarezza in merito alla necessità, spesso rappresentata dalle organizzazioni sindacali della polizia, di dotare gli operatori di strumenti per così dire ‘intermedi’ in occasione di interventi border-line durante i quali vi è un rischio concreto di messa in pericolo dell’incolumità delle persone, sia che riguardi i destinatari dell’intervento coercitivo o, al contrario, gli addetti stessi alla sicurezza”. Cerchiamo di capire una situazione che è poco definire al limite della decenza.

Tissone. Il corpo di polizia rispettoso del sistema di garanzie fondamento del sistema democratico

Ora chiediamo a Tissone a che punto siamo visto che esiste una legge che consente alla polizia l’utilizzo del Taser. “Siamo come eravamo subito dopo l’approvazione della legge. Il Silp Cgil non si è mai appassionato a evocazioni di modelli operativi che non siano coerenti con le funzioni di un corpo di polizia rispettoso del sistema di garanzie poste a fondamento del nostro sistema democratico. Detto ciò, dovremmo domandarci se l’introduzione di dispositivi inabilitanti quali la pistola a impulsi elettrici vada nella direzione tesa a rafforzare tali garanzie compresi, anche, i soggetti deputati a garantire l’ordine e la sicurezza pubblica. Non solo. Alla luce di un’assenza di dati empirici affidabili circa le conseguenze derivanti dall’utilizzo di una simile dotazione, colgo l’occasione per ricordare che nel corso del 2008 il Consiglio federale svizzero commissionò un rapporto teso alla valutazione dei rischi e dei vantaggi sull’impiego della pistola Taser”. I risultati  del rapporto, come abbiamo ricordato, posero molte riserve sull’uso della pistola elettrica. E dei “paletti” precisi. Ricorda Tissone che furono previsti adeguamenti di carattere legislativo, fissando le modalità di impiego in maniera alquanto restrittiva. “In particolare – sottolinea – vennero specificate le ‘tipologie di intervento’ rispetto alle quali si potevano utilizzare tali dispositivi in presenza di reati gravi, quali la seria messa in pericolo di vita, l’integrità fisica, la libertà e la sicurezza pubblica, per elencare solo alcune delle diverse fattispecie. Con una direttiva interna venivano, altresì, emanate direttive che disciplinavano l’utilizzo e la formazione di personale finalizzata al rispetto nelle regole di impiego. Il nostro legislatore non ha previsto niente di tutto questo”. Il segretario generale del Silp Cgil sottolinea il fatto che già nel 2014 il sindacato sottolineava “ che sussistono responsabilità che gravano anche sugli agenti di polizia che ricorrono a un simile dispositivo inabilitante, a causa delle conseguenze che ne possono derivare. Da test effettuati è infatti emerso che, tra i diversi soggetti colpiti da scariche elettriche, alcuni di essi hanno subito ustioni o emorragie dovute alla caduta incontrollata in seguito all’immobilizzazione, senza voler citare soggetti appartenenti a gruppi a rischio”.

Si attende ancora il parere del ministero della Sanità

“Tutto questo ci fa concludere che chi è preposto all’utilizzo di una simile tecnologia deve attentamente osservare disposizioni legali e regolamentari, quali direttive interne che disciplinano l’impiego, cosa che, al momento, non ci risulta essere stata affrontata con cognizione di causa. Da qui la necessità di  affrontare un simile dibattito in una sede competente a valutarne i rischi o i vantaggi, ma sempre in un contesto che non interferisca con i principi garantisti del nostro ordinamento”. Sono passati  quasi due anni, in qualche cassetto c’è la legge, ma non si è mossa una foglia.  Non c’è notizia di alcun adempimento. “Forse – dice Tissone – così come è avvenuto per altri  decreti qualcuno si deve essere accorto che la cosa non va. Ricordo che era stato chiesto l’intervento del ministero della Sanità – sottolinea – ma non  se ne è saputo più niente”. Potrebbe accadere che, dall’oggi al domani, qualcuno rispolveri la legge che prevede per la nostra polizia l’uso delle pistole elettriche? Si  potrebbe.

Così  è morto  Daniel Atkinson. Quattro colpi di taser e il cuore si ferma

Così come si potrebbero vedere scene agghiaccianti come quelle che ci raccontano le cronache sulla morte di Dalian Atkinson. L’ex calciatore si trovava nella sua villa di Telford, Villa Dalian. Da lì arriva una chiamata alla West Mercia Police, “un uomo è in pericolo di vita”. Intervengono gli agenti, tentano di immobilizzare Atkinson, non ci riescono, lo colpiscono in strada con quattro, cinque scariche della pistola elettrica. Arriva l’ambulanza, medici e paramedici intervengono. Alle 3 del mattino del 15 agosto l’ex calciatore viene dichiarato morto. Agghiacciante il racconto di alcuni testimoni: “Gridava – raccontano – sono il Messia. Ha cercato di strangolare il padre di 85 anni”. Il padre ancora in preda allo spavento: “Non so se fosse drogato o ubriaco, era molto agitato – l’ultima cosa che mi ha detto è stata ‘non muoverti’ quando la polizia ha bussato alla porta. Era minaccioso e molto arrabbiato. La polizia l’ha colpito con il taser in strada”.  L’anziano genitore  non era più in pericolo di vita quando sono partiti i colpi dalla pistola elettrica. La polizia non commenta. Quanto accaduto, raccontano i cronisti, è stato classificato come nomale procedura. E pensare che nel 2007 l’Onu aveva equiparato l’uso del taser  a  una forma di tortura. “Subito – dice Tissone – si deve riaprire il dibattito in Parlamento. La legge va cambiata”.

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