Rio 2016. Italiani tra luci e ombre. Phelps irraggiungibile campione. Comincia l’Atletica leggera

Rio 2016. Italiani tra luci e ombre. Phelps irraggiungibile campione. Comincia l’Atletica leggera

Grazie soprattutto ai suoi nuotatori, gli Stati Uniti prendono il largo nel medagliere olimpico. Dopo cinque giornate di gare, gli americani hanno già ottenuto 15 medaglie d’oro, 12 d’argento e 10 di bronzo. Stanno facendo il bottino pieno in piscina, vincendo anche le gare in cui sono meno accreditati. E fra quelli che non ti aspetti c’è Simone Manuel, ventenne afroamericana, vincitrice a sorpresa dei 100 metri stile libero. E’ la prima volta in assoluto che un’atleta di colore si aggiudica una medaglia d’oro nel nuoto. Le cose cambiano. Chi teorizzava l’inadeguatezza dei neri per le prove natatorie dovrà rivedere le proprie nozioni antropologiche. Accreditato è invece di sicuro Michael Phelps, autentico fenomeno del nuoto, che ieri ha conquistato, nei 200 misti, la sua ventiduesima medaglia d’oro, in quattro Olimpiadi. E stanotte potrebbe arrivare alla ventitreesima, nei 100 farfalla. Phelps è realmente un campione per il quale si possono sprecare le aggettivazioni più enfatiche. Ha 31 anni e non accenna a flessioni di rendimento. Che voglia arrivare anche alla quinta Olimpiade? E’ un pensiero che forse accarezza anche la nostra Federica Pellegrini, che, dopo l’amaro quarto posto nei 200 stile libero, ha fatto capire che non le piacerebbe lasciare l’attività agonistica con una sconfitta.

 E a proposito del quarto posto di Federica, ieri l’Italia ne ha fatto quasi una collezione, ben tre, mentre sul podio sono saliti i canottieri Abagnale e Di Costanzo, medaglia di bronzo nella prova del Due senza. Quella del quarto posto è da sempre la maledizione degli atleti. Restare ai piedi del podio e ottenere quella che viene gergalmente chiamata la medaglia di legno, è giudicato peggio che restare lontano dai primi. Ma c’è legno e legno. Prendiamo i due quarti posti degli altri due armi azzurri impegnati ieri in finale: il Quattro senza pesi leggeri e il Due di coppia. Non ci può essere rammarico: sono due equipaggi valorosi, hanno dato il meglio, sono stati battuti da avversari più forti, di più non potevano fare. Ma il quarto posto di Petra Zublasing nella gara di tiro con carabina da tre posizioni brucia parecchio. Brucia perché l’altoatesina era la tiratrice più forte, lo aveva dimostrato dominando le fasi eliminatorie. Nella finale a otto le è sfuggito il terzultimo tiro ed è uscita dalla zona medaglie. Succede a tutti di sbagliare, ma è assai più urticante per una numero uno come lei arrivare a un passo dal podio, che perdere malamente, finendo al 33° posto, come le era successo nella gara di apertura.

 La vendetta è affidata al suo fidanzato, l’ingegnere fiorentino Niccolò Campriani, che dopo la medaglia d’oro nella carabina da 10 metri, oggi ci riprova nella carabina da 50: ho ottime chances, anche se la sua gara preferita  è quella della carabina da 50 meri a tre posizioni, quella in cui trionfò a Londra quattro anni fa e che è in programma domenica prossima. Con Campriani oggi l’Italia si gioca altri carichi pesanti. Innanzitutto Flavia Tartaglini, l’eccellente velista, che si presenta alle ultime tre prove di windsurf (RS:X) al comando della classifica. Fin qui quasi impeccabile, la velista romana ha vinto ben quattro delle nove regate finora disputate, ma ha due fortissime rivali: la francese Picon e la russa Elfutina. Fiducia anche nei canottieri del Quattro senza. Sono da medaglia. E da medaglia è anche Tania Cagnotto, che sarà impegnata nei tuffi da tre metri.

Da medaglia (e d’oro) è senz’altro Gregorio Paltrinieri, che, insieme con Detti (bronzo nei 400) disputa oggi la batteria dei 1500 metri in piscina. A lui è affidato il compito di mascherare, con una grande impresa (la finale è domani), il disastro natatorio italiano. Disastro che è proseguito ieri con l’esclusione dalla finale di due dei pochissimi atleti italiani che erano pervenuti alle semifinali: Luca Dotto (nono tempo) nei 50 s.l. e Piero Codia nei 100 farfalla. Il timore è che se Gregorio, come ci si augura, vincerà la gara, la sua medaglia d’oro renda meno visibile lo stato comatoso del nostro nuoto. A contrastare Paltrinieri ci sarà soprattutto il chiacchieratissimo cinese Sun Yang, quello della “pipì viola”, come senza peli sulla lingua ha dichiarato il francese Lacourt. Purtroppo la lotta al doping si conduce con mezzi inadeguati e con una disparità di criteri imbarazzante. Mentre Alex Schwazer viene squalificato per otto anni con una procedura che offende i principi del diritto, in questi giorni gareggia e vince pure medaglie la nuotatrice russa Julia Efimova, beccata due volte (e una per uso di steroidi). Il pubblico la fischia, ma lei sorride.

 A parte le medaglie di legno, ieri note positive sono venute dalla pallanuoto femminile: il setterosa ha sconfitto per 8-7 la fortissima Australia. Sin qui le nostre pallanuotiste sono imbattute. E imbattuti sono anche i pallavolisti che, dopo aver dominato Francia e Stati Uniti, ieri hanno facilmente avuto ragione del Messico. Ora viene l’avversario più tosto del girone, il Brasile. Ma il passaggio ai quarti è comunque assicurato. Eliminato il doppio su cui si faceva molto affidamento (quello femminile, Errani e Vinci), resta in corsa il doppio misto, Fognini e Vinci, che ieri, battendo una coppia francese, è approdato ai quarti di finale.

La Manuel afroamericana che ha vinto a sorpresa nei 100 stile libero, non è l’unica Samuel afroamericana ad aver mietuto allori. Ieri Simone Biles ha strabiliato nella ginnastica, dominando il concorso generale. La diciannovenne Biles, però, a differenza della Manuel, non era affatto inattesa. Negli ultimi due anni ha vinto tutti i titoli mondiali disponibili, non ha fallito in una sola specialità. E’ un prodigio di agilità, forza, destrezza. Non si può descriverne la bravura: bisogna solo ammirarla. E in questi giorni l’ammireremo anche nelle singole specialità. Mentre si avvia alla conclusione il programma natatorio, fa oggi il suo esordio a Rio la cosiddetta regina dei Giochi, l’atletica leggera. E ci saranno subito le prime medaglie: quella della marcia 20 chilometri, ove, assente Schwazer, l’Italia non ha alcuna possibilità. Una bella prestazione si attende da Veronica Inglese, medaglia d’argento nella mezza maratona ai recenti campionati europei. Ma per bella prestazione si intende al massimo un posto nei primi dieci. Con l’abbondanza di atlete africane, il ruolo delle europee è solo di decorativo contorno.

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