Rio 2016. Bolt magnifico imperatore della velocità. Campriani re nel tiro. Tania Cagnotto mette fine alla carriera con uno splendido bronzo

Rio 2016. Bolt magnifico imperatore della velocità. Campriani re nel tiro. Tania Cagnotto mette fine alla carriera con uno splendido bronzo

Usain Bolt è sempre l’uomo più veloce del pianeta. Lo è da circa un decennio e lo ha confermato ieri sera vincendo la finale olimpica dei 100 metri. Ma i segni della sua egemonia non sono più così marcati. E anche le sue risorse di uomo di spettacolo sembrano esaurite. Trionfa senza più il piacere e la voglia di stupire. E soprattutto senza più volere e poter umiliare gli avversari. Ha vinto per la terza volta consecutiva i 100 olimpici. E questo lo consacra definitivamente come il più grande velocista di tutti i tempi. E siamo certi che sottolineerà questo primato con la medaglia d’oro dei 200. Sarà probabilmente il compimento della sua favolosa parabola. L’ormai trentenne campionissimo giamaicano non aspetterà di essere detronizzato. Bolt sconfitto in pista non lo vedremo. Chi sia in grado oggi di batterlo proprio non lo si vede, ma Usain vuole uscire da vincente, non aspetta che arrivi il suo giustiziere.   Ha vinto la finale della prova regina delle Olimpiadi con un umanissimo 9”81, con avversari che gli sono arrivati a meno di un metro (l’americano Gatlin, secondo copione, con un ritardo di soli otto decimi). Il Bolt che vinceva a Pechino in 9”69 e a Londra in 9”63 (per non parlare dei mondiali di Berlino nel 2009: 9”58), voltandosi a guardare irridente i distantissimi avversari, adesso ha una misura umana, il senso di una superiorità non più invulnerabile. Tecnicamente si è trattato (come i tempi dimostrano) della finale più povera fra quelle che il giamaicano ha vinto. Vedremo se questa immagine di normalità verrà confermata nei 200 metri.

 I 100 metri hanno naturalmente monopolizzato l’attenzione nella seconda giornata dell’atletica. Mettendo in ombra anche l’eccellente corsa del sudafricano Van Niekerk, che ha vinto la medaglia d’oro dei 400 stabilendo il nuovo primato mondiale: 43”03, che cancella il 43”18 stabilito da un altro fenomeno, Michael Johnson. Il record di quest’ultimo risaliva a 17 anni fa. Quanti anni dovremo attendere perché venga rimosso il 9”58 di Bolt? Assente l’infortunato Gianmarco Tamberi, il più forte saltatore in alto, l’Italia non ha nessun rappresentante in grado di aspirare in atletica a qualche medaglia. Lodevolissima Libania Grenot, che ha raggiunto la finale dei 400 metri. Ma con un tempo che la tiene a notevole distanza dal podio. La finale è in programma questa sera. Ma si sapeva che non è dall’atletica leggera che la squadra italiana avrebbe ricavato grandi soddisfazioni. Queste continuano invece ad arrivare dalle gare di tiro.

 La finale della carabina da tre posizioni ha confermato il primato assoluto del fiorentino Niccolò Campriani. Ma che brividi! Campriani – che, ricordiamo, aveva già vinto la medaglia d’oro nella carabina da 10 metri – ieri ha faticato parecchio. E’ entrato nella finale a otto col punteggio peggiore. Ma in finale si ricomincia da capo. Il “back to zero”, che il fiorentino ha sempre aspramente criticato, ieri ha giocato a suo favore. E Campriani ha vinto, ma con un ultimo atto che potrebbe essere firmato da Hitchcock (o da De Palma). Arrivati all’ultimo tiro, Campriani e il russo Kamenski erano separati da sei centesimi, a favore del russo. Per vincere, l’italiano aveva bisogno di un colpo magistrale (10,9 è il colpo perfetto, occorreva almeno un 10,5). L’italiano spara per primo: 9,2. E’ un tiro modesto, grossa delusione. Campriani lo sa e china il capo sconsolato. E’ stanchissimo, è in pedana da molte ore, ha imbracciato la carabina (5 chili: è l’arma della sua fidanzata Petra) e tirato centinaia di volte. Non vede l’ora che finisca. Quel 9,2, nessuno pensa che possa bastare per la medaglia d’oro. Lo pensa probabilmente anche Kamenski, al quale basta un tiro anche mediocre per mantenere il primato. E l’incredibile accade: il russo tira il peggior colpo della finale, 8,2, il crac proprio all’ultimo tiro, come era successo il giorno prima allo svedese Svensson nello spareggio che aveva incoronato il nostro Rossetti nella gara dello skeet. Kamenski sorride amaro, Campriani scuote il capo incredulo, non gli sembra vero. Ma è vero. “Kamenski oggi era il più bravo, meritava di vincere” dirà poco dopo l’italiano, dimostrando di essere, oltre che un tiratore eccelso, un campione di umanità e di onestà intellettuale. Campriani ha ventotto anni, un’età molto giovane per un tiratore (in questi giorni si sono visti in pedana anche eccellenti ultraquarantenni), ma è presumibile che a Rio abbia posto il suggello alla sua carriera. Ha già vinto tutto, tre medaglie d’oro in due Olimpiadi. Medaglie che, come ha ammesso, costano uno stress difficilmente sopportabile. Probabilmente lo attende un brillante sviluppo di carriera come ingegnere nel West Virginia.

Chi invece non ha dubbi sul fine carriera è Tania Cagnotto. Ha finalmente vinto la medaglia olimpica che le mancava: la medaglia di bronzo nei tuffi dal trampolino di 3 metri, dietro le solite cinesi. Tania ha 31 anni, è prossima al matrimonio. Quando riavremo una tuffatrice di quel livello? Il problema è questo. Mentre non abbiamo dubbi che dietro i Campriani, i Pellielo e le Bacosi, ci siano molti altri tiratori di valore, nel settore dei tuffi questa dovizia non c’è. E’ un esercizio faticoso, che richiede massacranti allenamenti e una disciplina da vocazione mistica. Una medaglia d’argento è arrivata dalla scherma, nella spada a squadre maschile (Pizzo, Fichera, Garozzo, Santarelli), ma le dimensioni della sconfitta sono imbarazzanti. Gli spadisti italiani hanno ceduto alla Francia per 31-45, punteggio inedito per una finalissima. Non c’è stata storia: la Francia era nettamente più forte. Gli italiani non sono riusciti a vincere nessuno dei nove incontri in cui si articola una gara a squadre. Perdere contro un avversario così superiore deve comunque essere accettato con realismo. Ma – nel derby latino fra Italia e Francia, che da sempre anima le competizioni sportive – un’altra sconfitta ieri è stata ieri assai meno digeribile: quella della windsurfista Flavia Tartaglini che nella finalissima (la gold medal race) è arrivata, complice anche un po’m di sfortuna, solo decima e dal primo posto è retrocessa al sesto. La medaglia d’oro è stata così vinta dalla francese Picot, che, nelle dodici prove precedenti, era quasi sempre stata alle spalle della velista romana. Pur con qualche prova incerta, la Tartaglini era apparsa la migliore nell’arco della competizione, vincendo ben quattro regate su dodici. Evidentemente, l’effetto ultimo colpo, che ha paralizzato, a beneficio nostro, i tiratori Svensson e Kamenski, non ha risparmiato stavolta la nostra rappresentante.

Il derby Italia-Francia proseguirà questa sera nell’omnium, complessa specialità di ciclismo su pista, che si articola in sei prove. Dopo le prime tre (scratch, inseguimento, eliminazione) è al comando il francese Boudat, con un vantaggio minimo (106 a 104) sul nostro Elia Viviani. Stasera si disputano le ultime tre: chilometro da fermo, giro lanciato e corsa a punti). Pronostico difficilissimo. Attualmente Francia e Italia sono praticamente alla pari nel medagliere, al sesto e settimo posto (7 ori, 8 argenti e 7 bronzi per i francesi, appena un bronzo in meno per noi). Davanti a tutti gli Stati Uniti (già 26 vittorie), e non è una sorpresa. E non è una sorpresa neppure la Cina, con 15 medaglie d’oro. Sorprende invece la Gran Bretagna, che ha lo stesso numero di successi della Cina e qualche argento in più. Vitalissima la Gran Bretagna, nel nuoto, nel ciclismo, un po’ dappertutto. Che sia un effetto della Brexit? Ha fatto naturalmente scalpore la spettacolare richiesta di matrimonio che un tuffatore cinese ha rivolto, inginocchiandosi davanti a lei e porgendole l’anello, alla connazionale Xe Zi, reduce dalla medaglia d’argento nella gara in cui la Cagnotto è arrivata terza. Che fosse o no stata costruita in precedenza, questa originale cerimonia recitata davanti alle telecamere di tutto il mondo ha sortito l’effetto previsto (o prevedibile). E quel punto Xe Zi non poteva dire di no.

Auguri. E che al tuffatore cinese vada meglio che a Simone Ruffini che, subito dopo aver vinto il titolo mondiale di nuoto di fondo sui 25 chilometri, sventolava davanti alle telecamere un cartello con la scritta “Mi vuoi sposare?”. La domanda era rivolta alla sua collega di disciplina Aurora Ponselè. La Ponselè non poteva dire di no e per un po’ i due furono o restarono fidanzati. Ma solo per un po’. Ora si sono lasciati. E a Simone, sentimentalmente libero, chiediamo domani di replicare una delle sue imprese: lo attende la prova dei 10 chilometri.

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