Rio 2016. Alex Schwazer, 8 anni di squalifica. Due argenti: Innocenti nel tiro a volo e Di Francisca nel fioretto femminile

Rio 2016. Alex Schwazer, 8 anni di squalifica. Due argenti: Innocenti nel tiro a volo e Di Francisca nel fioretto femminile

Alex Schwazer non gareggerà nella XXXI Olimpiade. E forse non gareggerà mai più. Il Tribunale arbitrale dello sport ha respinto il ricorso del marciatore altoatesino e accolto in toto la richiesta della Federazione internazionale di atletica leggera: 8 anni di squalifica. Che significa la fine dalla carriera sportiva del campione olimpionico di Pechino: oggi Schwazer ha 31 anni e per quanto longeva possa essere la vita agonistica di un marciatore, è altamente improbabile che Alex, scontata la pena, sia in grado, ammesso che ne abbia voglia, di ritornare alle gare. Il verdetto era abbastanza scontato. Dolorosamente scontato, perché in tutte le fasi nel dipanarsi di questo spinoso caso, Schwazer è apparso come il bersaglio predestinato di una caccia al cinghiale, con pochissima attenzione al rispetto delle forme (una serie impressionante di irregolarità nel prelievo, nell’analisi e nella conservazione del campione di urina) e della sostanza (infinitesimale la quantità di testosterone rilevata, certo insignificante ai fini dell’alterazione della prestazione sportiva).

 Hanno colpito duramente Schwazer. Ne hanno fatto il capro espiatorio. E ora viene cacciato, paga forse per tutti, mentre a Rio gareggiano e vincono atleti, il cui rapporto con le sostanze dopanti è prolungato e proficuo. Probabilmente Schwazer ricorrerà ancora: è difficile che si dia per vinto, anche se la sentenza del TAS è una mazzata. Ma si è creato un clima che turba profondamente quella che con linguaggio aulico viene chiamata la “calma olimpica”. Prendiamo per tutti, lo sfogo di una grande campione di nuoto, il dorsista francese Camille Lacourt contro il cinese Sun Yang: “Mi disgusta vederlo lassù sul podio, fare passerella con la medaglia al collo. Il cinese ha truffato, quello fa la pipì viola… Quando vedo quello lì mi sento male, preferisco gli applausi della gente quando usciamo anche sconfitti, ma non vedere esultare quelli che sono tornati da squalifiche doping. No, non mi piace essere battuto da un cinese”. Sun Yang è il nuotatore che due giorni fa ha vinto i 200 stile libero e che domani gareggerà nelle batterie dei 1500 e sarà il più pericoloso avversario del nostro Paltrinieri. Non sappiamo come abbia fatto Lacourt a vedere il colore della pipì di Sun Yang, ma resta il fatto che, trovato positivo nel 2014, il cinese se la cavò con tre mesi (tre mesi, non tre anni!) di squalifica e che ai mondiali del 2015, misteriosamente rinunciò all’ultimo minuto a disputare la finale dei 1500. Aveva timore dei controlli antidoping?

 Mentre lo spirito olimpico celebra il suo collasso fra provette, sospetti, accuse, invidie e giustizialismo a comando, le gare vanno avanti. E per l’Italia, complessivamente le cose non vanno male. Ieri altre due medaglie hanno arricchito il già cospicuo bottino azzurro. Due medaglie d’argento. Brucia perdere due finali di strettissima misura, ma il medagliere azzurro è comunque cospicuo. Con 3 medaglie d’oro, 5 d’argento e 2 di bronzo, l’Italia è all’ottavo posto. E solo l’Ungheria, fra le nazioni europee (escludendo la Russia eurasiatica) ci precede. La fiorettista Elisa Di Francisca non ha tradito le attese: è arrivata alla finale del torneo di fioretto femminile. Ma in finale è stata sconfitta di strettissima misura dalla russa Deriglazova: 12-11. Incontro dall’andamento strano. La trentatreenne jesina, che aveva vinto la medaglia d’oro quattro anni fa a Londra, è partita benissimo: 3-0. Poi un black-out di lucidità le ha fatto subire sette stoccate consecutive. Finale tesissimo: sotto di cinque stoccate a mezzo minuto dal termine, l’italiana ha rimontato da 7-12 a 11-12. Ma il tempo non era più sufficiente.

Medaglia d’argento anche per Marco Innocenti nel tiro a volo, double trap (due piattelli da colpire quasi contemporaneamente). L’italiano è arrivato alla finalissima con il kuwaitiano Fehaid Aldeehani. E in quello che viene definito il “gold medal match” (la sfida conclusiva fra i due tiratori che hanno realizzato i migliori punteggi) è stato sconfitto per 26 a 24. Particolare curioso: il nuovo campione olimpico gareggia per la squadra dei cosiddetti rifugiati olimpici. Solo che Fehaid non è affatto un profugo o un esule o un perseguitato politico, ma un ricco principe kuweitiano. L’iniziativa della squadra dei rifugiati è nobile: la sua costituzione richiederebbe però una miglior attenzione, perché non diventi una sorta di offshore dello sport.

Per il resto, la quinta giornata ha visto cadere alcune fondate speranze del team azzurro. Fuori al primo turno del fioretto femminile (la specialità della Di Francisca) Arianna Arigo. Fuori nel pugilato il campione mondiale Clemente Russo. Rapidamente conclusa, nel torneo di spada, la presenza di Occhiuzzi (fuori al primo turno) e Montano (fuori al secondo). Terza sconfitta consecutiva, e sempre per 0-3, delle pallavoliste: fine della loro esperienza olimpica. Fuori nei trantaduesimi del torneo individuale di arco, il numero uno italiano Pasqualucci. E fuori anche la Sartori. Va invece avanti Nespoli.

Per converso, oltre alle medaglie di Di Francisca e Innocenti, discreta prestazione di De Gennaro, settimo nella finale di kayak slalom. E soprattutto, molto importante la vittoria (6-5) dei pallanuotisti sul Montenegro. Per piccolo che sia (poco più di 600.000 abitanti), il Montenegro è una delle potenze mondiali della pallanuoto. Appena pochi mesi fa, ai campionati europei, aveva eliminato l’Italia nei quarti di finale, e aveva successivamente conquistato la medaglia d’argento. Onorevole, infine, il sesto posto di Chiarabini e Tucci nei tuffi sincro da 10 metri. Ma la notizia è la disfatta della coppia cinese, che è stata preceduta da inglesi e americani. Nelle gare di tuffi, una sconfitta cinese è evento rarissimo.

Del nuoto, preferiremmo non parlare. Non ce n’è uno che riesca ad arrivare a una finale. Ieri c’è stata la pagina amarissima della 4×200 femminile. Esattamente un anno fa, l’Italia aveva ottenuto ai campionati mondiali a Kazan, una straordinaria medaglia d’argento. Ieri, quello stesso quartetto (Pellegrini, Mizzau, Masini Luccetti, con solo la Musso sostituita dalla De Meme) ha realizzato in batteria un mortificante tredicesimo tempo, restando ovviamente al di fuori della finale. Ora ci si interroga: Federica Pellegrini si ritirerà delle gare o continuerà? Tolta lei, il panorama è sconfortante. In campo maschile ci si affida ai mezzofondisti Paltrinieri e Detti, che domani scenderanno in vasca nei 1500 metri, contro quel signore che fa “la pipì viola”.

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