Rifiuti, la Raggi scopre l’ostilità di Lazio meridionale e Umbria. Levata di scudi sul conferimento fuori dal territorio di Roma

Rifiuti, la Raggi scopre l’ostilità di Lazio meridionale e Umbria. Levata di scudi sul conferimento fuori dal territorio di Roma
La sindaca di Roma, Virginia Raggi, è costretta a rettificare, in una intervista concessa al Tg1 le sue parole che annunciavano un possibile rischio sanitario per la città di Roma legato al ritiro ed allo smaltimento dei rifiuti. “A Roma – annuncia-  non c’è nessuna emergenza sanitaria”. Ma questo annuncio spegne un focolaio polemico, e immediatamente se ne accende un secondo, un terzo ed un quarto. Il Piano della Raggi e della sua assessora, che già nella giornata di mercoledì avevamo annunciato in pillole, ma in tutta la sua invadenza per altri enti, ha ricevuto oggi il benservito dal presidente della Regione Umbria, dal sindaco di Orvieto, da quello di Cassino e di San Vittore del Lazio. Nessuno di questi Enti è disponibile ad accogliere i rifiuti della Capitale.
La sindaca e gli impianti ‘spuntati’ di Acea
La Raggi aveva esposto in Aula Giulio Cesare la sua ricetta: “Stante i contratti in essere, si chiede priorità di conferimento rispetto a terzi, che conferiscono (rifiuti ndr) verso impianti Acea già esistenti (gli impianti sono quelli di San Vittore-Aprilia-Orvieto e Terni ndr) incardinati sull’inderogabile principio comunitario di prossimità e validazione operativa del 51% di proprietà comunale”, come dire gli impianti a maggioranza azionaria sono nostri e dunque possiamo utilizzarli a nostro piacimento. Tutto questo potrebbe creare, però, un vero e proprio incidente diplomatico, non solo tra Comune di Roma e Comuni della Regione Lazio, ma tra Regione Lazio e Regione Umbria, visto che il conferimento in siti extraregionali, può passare solo attraverso un accordo di programma tra questi Enti, accordo che può anche escludere il parere dell’Amministrazione di Roma Capitale, che detiene il 51% di Acea.
Il Lazio meridionale e l’Umbria pronti alle barricate: “Non vogliamo i rifiuti di Roma”
Chiara la presa di posizione dell’assessore all’Ambiente della Regione Umbria: “I rifiuti provenienti da altre regioni, conferiti in discariche fuori dal territorio di provenienza, possono essere conferiti solo con il raggiungimento di una intesa tra le Regioni interessate” (Lazio ed Umbria ndr) poi per Roma e la Raggi c’è il de profundis, visto che l’assessore all’Ambiente fa sapere ancora: “L’Umbria, sin da ora, dichiara la completa indisponibilità ad accogliere i rifiuti di Roma, visto che il nostro obiettivo è garantire la durata più lunga possibile alle discariche dell’Umbria che dovranno lavorare esclusivamente al servizio della nostra Comunità”. Ma la rivolta, non è solo in Umbria, ma coinvolge anche il Lazio meridionale, che deve convivere anche con emergenze straordinarie ed ancora in via di definizione, come quelle della Valle del Sacco e dell’inquinamento a Frosinone e Colleferro. Durissimo il sindaco di Cassino, Carlo Maria D’Alessandro: “In merito alle dichiarazioni del sindaco di Roma, Virginia Raggi è il caso di evidenziare che il territorio di Cassino e del Lazio Meridionale, a livello ambientale, ormai da anni subisce situazioni di grave disagio. L’emergenza rifiuti della capitale non può ricadere, per forza di cose, su altri territori come, ad esempio, il nostro. Pertanto, raccogliendo l’invito degli autorevoli esponenti del nostro partito (Forza Italia, Abruzzese ed altri ndr) sono pronto, confrontarmi con i sindaci del territorio per mettere in campo tutte le azioni, anche le più estreme, necessarie ad impedire il conferimento di ulteriori rifiuti nel termovalorizzatore di Acea a San Vittore del Lazio”.
Un reportage di Umbria24 sul caso ci svela l’arcano e il tentativo di svolta, per sfuggire all’emergenza, della Raggi
Dunque, quelle che dovevano essere soluzioni immediate per trovare una via d’uscita a quella che è stata annunciata e poi smentita, come una prossima emergenza, finiscono in una strada senza uscita, che finisce in Umbria e nel Lazio Meridionale. Per dare maggiore informazione su quanto sta accadendo, vogliamo fornire ai nostri lettori un sunto di quanto scrivono giornali dei territori coinvolti direttamente nella vicenda, tra questi ‘Umbria 24’, che in un lungo reportage di Chiara Fabrizi e Ivano Porfiri, così descrivono la vicenda con gli occhi dei cittadini umbri e dei partiti, 5 Stelle compresi che li rappresentano: “L’emergenza rifiuti di Roma piomba su Terni e Orvieto, ma la Regione chiude le porte”.
La dura reazione della presidente della Regione Umbria, Marini: “Questa volta mi trovano ai posti di combattimento”
Sono le parole del sindaco Virginia Raggi (M5s) e gli impianti umbri di Acea, socio di maggioranza Comune di Roma, a tenere banco da martedì sera, ossia da quando la Raggi ha affermato: “Stante i contratti in essere si chiede priorità di conferimento rispetto a terzi che già conferiscono verso impianti Acea esistenti (San Vittore e Aprilia; Orvieto e Terni)”. Immediate le reazioni, specie nel ternano, contro l’ipotesi di veder arrivare la quantità monstre di rifiuti da Roma. Anche la presidente della Regione, Catiuscia Marini, mette le mani avanti con un post su Facebook. “Ma che siamo su scherzi a parte? Attendo dichiarazioni dei 5 stelle umbri in merito ad Orvieto e Terni… ovviamente spero che la notizia sia infondata altrimenti mi trovano, questa volta, ai posti di combattimento”.
Inceneritore di Terni Sulla possibilità di veder arrivare rifiuti da Roma a Terni, ossia all’inceneritore di Acea va detto che l’impianto lo scorso 28 luglio in sede di conferenza dei servizi ha ottenuto l’Aia (autorizzazione integrata ambientale) che ammette in sostanza le modifiche tecnologiche all’impianto necessarie, e qui sta il punto, a bruciare 30 mila tonnellate annue di rifiuti speciali, tra cui rientra soprattutto la parte secca di rifiuto indifferenziato, ossia ciò che resta dopo i trattamenti. In questo senso l’Aia, però, non è sufficiente, necessitando in via combinata della Via (valutazione di impatto ambientale), ossia di una previsione sugli effetti che l’incenerimento della monnezza avrebbe su aria, sottosuolo e acque che se considerati troppo massicci stoppano tutta la procedura, come invoca anche il consiglio comunale, viste le criticità ambientali di Terni. La procedura in questione è ancora da istruire in sede di conferenza dei servizi che non risulta ancora neppure insediata, anche se è verosimile che lo sarà a settembre. Per il momento, quindi, i rifiuti di Roma non potrebbero dirigersi verso l’inceneritore Acea di Terni, che non dispone delle autorizzazioni necessarie e attualmente può solo bruciare pulper. Ben diverso il problema, invece, nel caso in cui la conferenza dei servizi composta tra gli altri da enti locali, Asl e Arpa dovesse autorizzare la Via.
Discarica e impianti di Orvieto Sugli effetti dell’emergenza rifiuti di Roma su Orvieto, dove il Comune nel 2008 ha venduto la discarica ad Acea che nell’area ha anche costruito degli impianti di trattamento, a chiudere le porte è l’assessore regionale all’ambiente Fernanda Cecchini: «Il sindaco di Roma forse non è al corrente del fatto che i rifiuti urbani destinati a operazioni di smaltimento, devono essere smaltiti nella regione in cui vengono prodotti e che inoltre, per utilizzare gli impianti, non basta esserne proprietari, ma è necessaria una condivisione con le istituzioni locali e la comunità». E poi: “Occorre precisare – afferma l’assessore Cecchini – che i rifiuti provenienti da altre regioni possono essere conferiti in discariche fuori dal territorio di provenienza solo con il raggiungimento di un’intesa tra le Regioni interessate. Pertanto, per utilizzare l’impianto di Orvieto, occorrerebbe un’intesa tra la Regione Umbria e la Regione Lazio. In ogni caso, l’Umbria, sin da ora, dichiara la completa indisponibilità ad accogliere i rifiuti di Roma, visto che il nostro obiettivo è garantire la durata più lunga possibile alle discariche dell’Umbria che dovranno lavorare esclusivamente al servizio della nostra comunità che sta accelerando sui livelli di differenziata attraverso la raccolta porta a porta”.
M5s di Orvieto Opposta la reazione del M5s di Orvieto alle parole del sindaco Raggi. Il capogruppo Lucia Vergaglia: «Non abbiamo il controllo della vicenda perché i terzi su cui Raggi chiede la priorità siamo proprio noi, per questo – scrive la consigliera – è fondamentale agire d’urgenza. Depositeremo in consiglio comunale una mozione-risoluzione da discutere prioritariamente per cambiare in agricole la destinazione d’uso delle aree del terzo calanco, prima che siano trasformate in una nuova discarica». Sul fronte politico, Vergaglia annuncia: «Al congresso nazionale del M5s del 24 settembre incontreremo la Raggi e con lei discuteremo dell’accelerazione verso il ciclo rifiuti zero per superare la questione discariche di Roma, ma è nostra intenzione trovare con il sindaco di Roma alternative consone durante un confronto pubblico. Il terzo obiettivo sarà chiedere attraverso il consiglio comunale di Orvieto la disponibilità dei locali dell’ex Mabro della Regione Umbria per progettare un complesso destinato al recupero e al riuso, un vero e proprio distretto di economia circolare atto ad assorbire e trasformare in risorsa i rifiuti non indifferenziati”.
“Su Acea a Roma nessuna discontinuità” Sul caso non tarda neanche il comitato No inceneritore: “Per a prima volta in modo chiaro, si fa riferimento all’inceneritore di Terni come destinatario di rifuti urbani della capitale, insieme ad altri impianti del Lazio e alla discarica di Orvieto. Finalmente quindi sappiamo da dove verranno i rifiuti urbani da bruciare nell’inceneritore, quelle 30 mila tonnellate di rifiuti speciali (cioè rifiuti urbani post trattamento) che Acea nel 2014 ha chiesto di bruciare con istanza alla Provincia di Terni. Ma magari aumenteranno col tempo, chi lo può sapere?”. Poi la valutazione politica: “Si sta materializzando – scrivono dal comitato No Inceneritori  – in modo netto e lineare ed in continuità con le precedenti giunte romane, quel piano industriale di Acea che punta a far diventare la municipalizzata entro il 2018 il terzo operatore a livello nazionale per volume di rifiuti trattati. Nessuna controtendenza, nessuna discontinuità rispetto alle volontà della municipalizzata romana. Municipalizzata che seppure vede il comune di Roma proprietario ancora del 51%, è in realtà lo strumento in mano al potentissimo Gruppo Caltagirone che ancora ne detiene il 16% e ai francesi di Suez che ne posseggono il 13%”.
Mobilitazione Infine il futuro che fin da ora appare segnato da una nuova stagione di mobilitazione, che a Terni più che altrove, il comitato No Inceneritori ha già dimostrato ampiamente di sapere attivare massicciamente: “In questi mesi – tiene il punto Neri, presidente del comitato – la richiesta di Acea di bruciare i rifiuti urbani dovrà passare per la fase di Valutazione di impatto ambientale in capo alla Regione Umbria, da cui visti i precedenti non ci aspettiamo granché. Sicuramente Acea, da sempre strumento oltre che di lobby  potentissime anche della politica starà stappando bottiglie per festeggiare. Sta alla nostra città impedire che ciò avvenga e l’unico modo è dimostrare che siamo determinati a non far arrivare nemmeno mezzo camion di rifiuti, con ogni mezzo necessario. Riprendendo la mobilitazione, le assemblee e le iniziative per coinvolgere il maggior numero di cittadini. E continuare a lavorare per chiudere gli inceneritori”.
Sindaco di Orvieto “Non autorizzeremo mai in nessun modo l’arrivo nella nostra discarica di rifiuti di qualsiasi altro territorio e meno che mai da parte della capitale d’Italia. Il sindaco Raggi deve rivedere immediatamente la sua strategia e la sua politica per quanto riguarda i rifiuti”. Così il sindaco di Orvieto, Giuseppe Germani (Pd), a proposito dell’ipotesi prospettata ieri dalla sindaca di Roma, Virginia Raggi, di inserire gli impianti della città umbra tra quelli dove trasferire i rifiuti della Capitale. Germani apprende “con stupore” che Raggi  “vorrebbe risolvere i propri problemi scaricando su altre città e altri territori i propri rifiuti e proponendo la soluzione più antica del mondo cioè quella di smaltire i rifiuti in discarica. Se questo è il nuovo che avanza abbiamo di che preoccuparci”. Germani sollecita quindi la sindaca di Roma a “rivedere immediatamente la sua strategia e la sua politica per quanto riguarda i rifiuti» e si augura che il Movimento di cui lei fa parte a tutti i livelli prenda immediatamente le distanze da una simile dichiarazione, se realmente formulata in Consiglio comunale a Roma”.
Cavicchioli, capogruppo Pd a Terni Sulla vicenda è intervenuto anche il capogruppo Pd in consiglio comunale, l’avvocato Andrea Cavicchioli: “Sono inaccettabili le dichiarazioni del sindaco di Roma per il conferimento, lo smaltimento e il trattamento di rifiuti della capitale negli impianti di Terni di proprietà della Acea. Sulla base di quanto deliberato dal consiglio comunale di Terni siamo fortemente impegnati a non modificare le autorizzazioni esistenti e a favorire, con ogni atto possibile, la cessazione dei processi di termovalorizzazione e/o incenerimento”. E poi: “Siamo certi – è il messaggio politico – che il M5s coerente con le comuni impostazioni sostenute in sede locale, interverrà nei confronti del sindaco Raggi per ottenere la formalizzazione di indirizzi per le società dallo stesso partecipate, fra l’altro con capitale di comando, come l’Acea, per abbandonare i processi di incenerimento e per lo sviluppo di politiche industriali verso metodologie e tecnologie virtuose, più volte indicate anche nel dibattito locale, evitando in ogni caso ogni ipotesi di conferimento e smaltimento di rifiuti romani nel nostro territorio”.
Pimponi, responsabile rifiuti Pd Umbria “L’incapacità dell’amministrazione di Roma non può essere scaricata su Orvieto e su Terni”. Così, in una nota, la responsabile ambiente e politiche dei rifiuti del Pd Umbria Daniela Pimponi, che aggiunge: “In Umbria il Partito Democratico ha rifiutato, a tutti i livelli, la scelta dell’incenerimento e si è impegnato, chiedendo un ulteriore sforzo a tutti gli amministratori e i cittadini umbri, a ridurre drasticamente l’uso delle discariche per evitarne ampliamenti scellerati. La discarica di Orvieto non può essere esaurita dai rifiuti di Roma, né può subire ampliamenti tali da poter sostenere il carico di una metropoli al collasso per i prossimi anni. Quanto alle fragili condizioni ambientali della conca ternana, già appesantite dall’industria, si è già ribadito in ogni sede che non possono essere ulteriormente compromesse. Se il nuovo Sindaco di Roma non è in grado di gestire la città che ha voluto amministrare, eviti almeno di riversare con tanta scaltrezza e leggerezza tutti i suoi problemi su territori che già in passato hanno dato a sufficienza (anche in aiuto di altre regioni in emergenza) e che oggi hanno scelto una strada faticosa ma virtuosa scartando scorciatoie irresponsabili ed insostenibili. I rapporti tra le aziende e i territori sono regolati da contratti ed impegni precisi, per gli impianti occorrono autorizzazioni che tengano in considerazione l’impatto sulle aree circostanti. Nessuno, neppure il sindaco della capitale, può disporne come fossero una proprietà privata da sfruttare all’occorrenza, con decisioni unilaterali. Non c’è nessuna onestà – conclude Pimponi – nel pontificare la sostenibilità e poi imporre con prepotenza il vecchio sistema degli inceneritori e delle discariche, possibilmente lontano dal proprio giardino e dai propri consensi”.
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