Renzi si autoelogia: ora le banche italiane vanno bene. Ed arriva il crollo per la Borsa di Milano. Titoli sospesi, forti perdite. Male le altre piazze europee

Renzi si autoelogia: ora le banche italiane vanno bene. Ed arriva il crollo per la Borsa di Milano. Titoli sospesi, forti perdite. Male le altre piazze europee

C’è chi comincia a pensare che Renzi Matteo porti male. Ogni qual volta elogia il suo operato, dice che tutto va bene, arrivano tegole fra capo e collo. Appena l’EBA  ha annunciato che la “prova di forza” delle banche aveva dato risultati positivi per l’Italia con capofila degli istituti di credito europei Banca Intesa, meno bene Unicredit, male Monte Paschi, ma era già pronta la soluzione senza che venissero toccate le tasche dei cittadini, le piazze finanziarie europee avevano girato al peggio. A Renzi non credono le Borse e, alla apertura di martedì, vanno male tutte le Borse europee. Passano poche ore il premier e segretario del Pd viene intervistato dalla tv americana Cnbc. Rivendica “la soluzione finale” ottenuta per Mps “per la prima volta senza crediti deteriorati” come merito del suo governo. Poi veste i panni che gli sono più congeniali, quelli dello spaccone: “Penso che gli stress test – afferma – abbiano mostrato che le banche italiane non siano il problema del sistema europeo. Abbiamo la migliore banca europea, Intesa Sanpaolo, e quattro istituti su cinque sono in una buona situazione”. Un primo stop, alle ore 14,45, uno sguardo su Piazza Affari che aveva aperto proprio male. La corsa al ribasso prosegue e cede il 2% con le banche che vanno male, non solo quelle italiane. Commerzbank, il secondo polo bancario in Germania per valore di mercato, taglia le previsioni sull’utile. L’effetto degli stress test condotti dall’Eba si fa ancora sentire.

Sospensioni al ribasso per Mps. Nuovo crollo di Unicredit. Servono capitali freschi

Mps si era salvata. Martedì incappa in diverse sospensioni al ribasso: è l’unica banca italiana bocciata che “ieri aveva vissuto – notano da Piazza Affari – un intenso rally in attesa che entro fine novembre si completi il piano di pulizia e rafforzamento patrimoniale”. Preoccupa Unicredit già crollata ieri: secondo gli analisti potrebbero servire capitali freschi per 7-8 miliardi di euro. Fari anche su Intesa Sanpaolo che oggi comunicherà i dati trimestrali. In rosso gli altri listini europei: Londra cede lo 0,3%, mentre Francoforte arretra dell’1,2%, Parigi dell’1,3%.

Comizietto di Renzi alla tv americana. Vincerò il referendum

Sorvoliamo sul fatto che alla tv americana Renzi ha tenuto una specie di comizio spiegando che il referendum lui lo vincerà, per cui cade il discorso sulle sue dimissioni. Suoi collaboratori intanto cominciano, dalla pagine dei giornali amici, a delineare il futuro del Pd, un nuovo partito, all’americana, lasciano intendere, ma forse non conoscono bene il sistema made in Usa, di una forza politica non strutturata, l’unica struttura, se così si vuol chiamare è l’uomo solo al comando. Lui cioè e il suo staff di fedelissimi.

Monti attacca Renzi: tra il 2011 e il 2013 il sistema bancario non presentava problemi

Nel frattempo mentre si allontana dall’Italia verso Rio per non assistere allo scempio sulle nomine dei direttori Rai, quasi fosse problema che non lo riguarda, arriva l’attacco dell’ex presidente del Consiglio dei ministri, Mario Monti, in risposta a talune affermazioni del premier che lo chiamavano in causa. Sulle pagine del Corriere della sera scrive: “Tra il 2011 e il 2013 il sistema bancario, con l’eccezione (affrontata) di Mps, non presentava problemi e non chiedeva aiuti. Attribuire le attuali difficoltà ai precedenti governi distorce la realtà”, dice Monti in una lettera con la quale replica all’intervista di Renzi a Repubblica. “Se avessimo sostenuto il sistema bancario con i fondi dello Stato – spiega – , avremmo aggravato la già precaria situazione dello Stato medesimo, con il probabile default”.

L’attenzione dei mercati sui dati in arrivo dagli Usa e sui movimenti della Fed

Al di là di queste polemiche casalinghe, l’attenzione del mondo finanziario è concentrata sui dati in arrivo dagli Usa con particolare riferimento ai redditi personali e alle spese per consumi di giugno:  si prevede una crescita dello 0,3%. Gli investitori osservano ogni segnale in arrivo da Oltreoceano per capire – sottolineano le agenzie di stampa – come si muoverà in politica monetaria la Federal Reserve. Non è escluso, infatti, che Janet Yellen decida di aspettare l’inizio del 2017 prima di alzare di nuovo il costo del denaro, ma i segnali in arrivo sono contraddittori. Secondo Robert Kaplan, presidente della Fed di Dallas, un rialzo dei tassi a “settembre è davvero sul tavolo”, mentre per William Dudley, presidente della Fed di New York, è troppo presto per escludere una stretta quest’anno, “serve cautela”. In questo senso saranno decisivi i rilievi sull’occupazione che saranno comunicati venerdì prossimo.

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