Renzi Matteo inaffidabile. Specialista in autogol. Un giorno dice: se perdo il referendum me ne vado. Cambia: resto fino al 2018 e anche dopo. Ignora che c’è anche un Capo dello Stato

Renzi Matteo inaffidabile. Specialista in autogol. Un giorno dice: se perdo il referendum  me ne vado. Cambia: resto fino al 2018 e anche dopo. Ignora che c’è anche un Capo dello Stato

Se Renzi Matteo fosse stato un calciatore per la sua squadra sarebbe stata una tragedia. La sua vocazione all’autorete verrebbe iscritta nell’albo d’oro dei goleador che mettono la palla nella porta difesa dal loro compagno di squadra. C’è addirittura una storia, con tanto di nomi e cognomi, di calciatori sfortunati, disperati per l’errore compiuto. Addirittura un’autorete impedì ad una nota squadra di vincere il campionato. Ma c’è anche, non facciamo il nome, chi costruì la sua carriera proprio sulle autoreti. Ne fece di stupende, in rovesciata, di collo pieno, di testa. Era un bravo giocatore ma la sfortuna lo perseguitava, ci scherzava sopra ma chi lo ha conosciuto sa bene che ci soffriva. Diceva: “I miei gol fanno invidia agli attaccanti tanto sono belli”. Ancora: “Non è facile giocare quando la squadra avversaria non segna e i suoi tifosi cantano invocando il mio nome, pensaci tu”.

I campioni dell’autorete di fronte al premier sono poca cosa

Ma a fronte di Renzi Matteo questi campioni dell’autorete sono poca cosa. Un giorno, in una delle tante interviste, parte lancia in resta e la spara grossa. Nella sua testa occupa tutto lo spazio possibile la parola referendum, una ossessione. Pensa, magari con l’aiuto di uno del suo ampio staff della comunicazione, un tal Nicodemo che sa tutto, pare, di come si usano facebook, tweet, i nuovi media, ignora cosa sia l’informazione stando perlomeno ad un suo  articolo pubblicato dall’Unità, giornale, che, appunto, ignora l’informazione. Gli viene consigliato di assumere l’atteggiamento del  martire. Io faccio tutto per  il bene del mio paese, dice, la riforma della Costituzione fa risparmiare soldi, rende  più veloce l’operato di chi governa, niente impicci, niente impacci. Ma se gli italiani votano “no” vuol dire che non mi meritano. Ancora: non c’è mai stato nessuno che si è dimesso quando ha perso (errore uno c’è stato e si chiama D’Alema che lui conosce bene ndr).

Fa la vittima e minaccia. Se il referendum non passa è un disastro, me ne vado, lascio la politica

Fa  la vittima e, insieme, minaccia: se non passa il referendum è un disastro non solo per l’Italia, un baratro. Ci credono i poteri forti, il mondo della finanza, dei banchieri. I grandi media che rappresentano questo mondo, tutti con Renzi. Se non passa il referendum italiano sarà un guaio per tutti i paesi della Unione europea (meglio sarebbe definirla la dis-unione ndr). I padroni italiani, con Boccia Vincenzo, presidente di Confindustria, accorrono al capezzale, si fa per dire, di Matteo. Saranno i primi protagonisti di un spot a favore del presidente del Consiglio. Comunione e Liberazione ha messo a disposizione del governo il meeting di Rimini. Star sarà la Boschi, ministra per la riforma della Costituzione, ogni giorno il programma intonerà un inno al premier. Alla cerimonia, passi il presidente dei padroni, si presta anche Annamaria Furlan, segretaria generale della Cisl. In una intervista a Repubblica anticipa i contenuti del suo intervento. Dice: “Ho l’impressione che si voglia compiere ancora una volta un errore: immaginare che i provvedimenti sociali non siano volano anche economico”. Ma come, ha solo una impressione? Non legge i risultati delle scelte di politica economica del governo fino ad oggi? Si sono forse assottigliate le disuguaglianze sociali? O, come dimostrano tutte le statistiche, sono accresciute? Non solo.

Per la segretaria della  Cisl l’Ape va bene. Non è un mutuo ma un prestito. Risibile

Apprendiamo con sorpresa che l’Ape, l’ignobile meccanismo studiato e messo in campo dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Nannicini, l’uomo di fiducia di Renzi, diventa una buona cosa se non si tratta di un mutuo ma di un prestito al lavoratore se vuole andare  in pensione tre anni prima. Già, perché sarà l’Inps ad erogare il prestito ventennale e non una banca. Ma sempre soldi sono, che il lavoratore dovrà sborsare per pagarsi la flessibilità. Alla intervistatrice che le fa presente che “la leader della Cgil Camusso pensa che  l’Ape sia come un mutuo e per questo l’anticipo pensionistico sarà un flop. Condivide?”, quasi angelica la segretaria generale della  Cisl è tassativa: “Non è un mutuo, ma un prestito”. Già la Cisl. Ha creduto a Renzi che si strappava i capelli e faceva sapere a tutto il mondo che se perdeva se ne andava, per sempre. Di lui in politica non sarebbe rimasta traccia. O peggio: gli italiani si accorgeranno del disastro, senza di me il diluvio. E la Cisl, misericordiosa, si mobilitava  per raccogliere le firme per il “sì” al referendum, circa centomila si dice ne abbia messe insieme. Una volta si sarebbe detto “contrordine compagni”, ma nella Cisl si chiamano amici, come una volta così si salutavano i democristiani.

Arriva l’autorete:  baratri e disastri scomparsi. Non lascio la politica. Voto nel 2018

Renzi Matteo ci ripensava. Si voterà nel 2018. Niente più disastri in vista, baratri. Anche se perdo non me ne vado. Si sentono traditi i suoi supporters? Coloro che utilizzando i media avevano inneggiato al Matteo che ha il coraggio di lasciare la poltrona, un esempio da  indicare ai figli e ai nipoti, ora che diranno? Il segretario del Pd nonché presidente del Consiglio spiega che ha commesso un errore a personalizzare il referendum. Una cosetta da niente che ha messo in moto, pro domo sua, la quasi totalità dei media italiani ed europei, fino a quelli targati Usa. Certo c’è stato anche chi non ci ha creduto. Parola di boy scout non aveva  impressionato molto. Anche gli scout possono mentire, basta che poi si confessino e tutto è risolto. Ma qui la cosa è diversa. C’è di mezzo non solo la credibilità di Renzi, affari suoi, ma quella di un Paese che ha come capo del governo uno che dice e disdice. E fa sapere che lui resterà comunque al governo anche nella eventualità  che se ne faccia uno transitorio. Attaccato al potere come una mignatta, nota anche come sanguisuga. Non solo. Nel 2018 si ripresenterà. L’aveva detto, due legislature e poi via. Altro cambio di opinione. La cosa grave è che  tutti i suoi ragionamenti non tengono minimamente conto che esiste un Presidente della Repubblica. Nel caso, non è il capo del governo uscente che convoca le elezioni, nomina il  presidente del Consiglio. Perlomeno ripassi la Costituzione.

Un’altra autorete. Anche nei confronti dell’Anpi. Un falso invito

Non faccia un’altra autorete. O meglio, anzi peggio. Un’altra l’ha già fatta. Prima ha dato ordine, lui controlla tutto dicono quelli dell’abbondante staff di Palazzo Chigi, di vietare all’Anpi di allestire stand alle Feste dell’Unità nei quali comparisse la parola “no” al referendum. Scoppia il caso, il presidente dell’Anpi, Carlo Smuraglia,  denuncia il veto dei democrat. Renzi ha una trovata geniale. Al Caffè della Versiliana,  Marina di Pietrasanta, un luogo sempre disponibile per chi comanda, viene intervistato da Del Debbio. Ha una trovata geniale: “Invito Smuraglia questo sabato o domenica sul palco di una festa dell’Unità emiliana per un dibattito civile sul  referendum”. Ma un dibattito non si nega a nessuno, o forse all’Associazione dei partigiani, il problema è che l’Anpi, come nella storia delle Feste dell’Unità, intende poter partecipare con stand in cui possano esprimere la loro posizione, il “no” al referendum.

Da Repubblica: Incontro su una nave come nel ’41 Churchill e Roosevelt. Un po’ troppo 

Non possiamo chiudere queste nostre osservazioni senza far presente l’incipit, l’inizio dell’articolo, comparso su Repubblica, in cui si annuncia il “vertice  a tre”,  a Ventotene. “Si incontrano su una nave da guerra. Proprio come fecero Churchill e Roosevelt nell’agosto del  ’41, quando misero le basi del futuro ordine mondiale”. Non c’è parola di fronte a tale prosa. O meglio ce ne sono alcune, ma sono volgari. Invece sarebbe interessante sapere visto che nel ‘41 erano due e ora sono tre chi sarebbe da escludere.

Share

Leave a Reply