Pensioni. Il governo fa circolare “anticipazioni”. Cose note, criticate dai sindacati. Le risorse previste un “rilevante striminzito” per la Cgil che replica a Poletti

Pensioni. Il governo fa circolare “anticipazioni”. Cose note, criticate dai sindacati. Le risorse previste un “rilevante striminzito” per la Cgil che replica a Poletti

Ormai a cadenza settimanale, da Palazzo Chigi si fanno circolare “voci” sulle pensioni per le quali è in corso un confronto con i sindacati. Le “voci” arrivano di volta in volta a Repubblica, quotidiano privilegiato dal Palazzo, Corriere della  sera, Il Sole 24 ore. Le agenzie, per non rimanere indietro, rilanciano subito. Ormai c’è un automatismo fra ciò che lo staff renziano invia e la pubblicazione del testo. La Rai ovviamente ci mette del suo. E sembra così che il governo, premier in testa, sia fortemente impegnato per venire incontro a coloro che vogliano andare in pensione tre anni prima, la cosiddetta flessibilità,  a chi ha pensioni molto basse, ai lavoratori precoci, coloro che hanno iniziato in giovanissima età, e poi  gli esodati, i lavori usuranti, la quattordicesima o qualcosa di simile. Insomma davvero il paese di bengodi per pensionandi e pensionati.

Poletti e Nannicini, come il gatto e la volpe. Non fecero una bella fine

È sempre il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Nannicini, a far circolare notizie, ci mette del suo, crea difficoltà al ministro Poletti, titolare della materia. Gli scriba abboccano e sussurrano “qualcosa è trapelato”, quasi si trattasse di uno scoop. Non si accorgono, oppure  fanno finta per non disturbare il manovratore, che  dal momento in cui dopo anni il governo decide di incontrare Cgil, Cisl, Uil, la musica non è cambiata. Poletti e Nannicini, o chi per loro, fanno circolare sempre le solite notizie. Sembrano il gatto e la volpe. Ma come è noto Collodi nel suo Pinocchio non fece fare loro una fine gloriosa. Anzi. Non c’è niente di nuovo. È vero, come si dice, repetita juvant, ma ripetere cose già note, sulle quali i sindacati hanno già dato un giudizio negativo, è una vera e propria presa in giro degli stessi lettori, più in generale dei sindacati, dei lavoratori italiani e dei pensionati.

L’Ape, il principio che guida il governo, un’offesa ai lavoratori

Il principio che guida il governo è quello reso noto da mesi. Si chiama Ape, anticipo  pensione, che prevede l’ormai famoso “prestito” che per venti anni i lavoratori che  vogliono utilizzare la flessibilità devono restituire. Non cambia niente se è l’Inps a tenere il rapporto con le banche. Noi continuiamo a ritenere  il prestito una offesa a chi ha lavorato per tanti anni, la dignità della persona viene messa sotto i piedi. È perlomeno la quarta volta che vengono pubblicate le “anticipazioni”, sempre le solite. E per la quarta volta si fa circolare anche quanto il governo intende investire.  Siamo alla farsa. Il ministro Poletti, con fare misterioso, quasi si trattasse di un segreto di stato, qualche mese fa, in uno degli incontri con Cgil, Cisl, Uil, aveva garantito “risorse rilevanti”. Il sottosegretario Nannincini aveva precisato che si trattava di “risorse non trascurabili”, facendo presente le difficoltà finanziarie.  Arrivavano anche le anticipazioni: con la legge di bilancio si poteva contare al massimo su circa un miliardo e mezzo per tutto il pacchetto, Ape in testa. Cgil, Cisl, Uil avevano replicato che  le risorse erano inadeguate.

Cgil, Cisl, Uil: servono 2,5 miliardi per un intervento che affronti i problemi

Come se niente fosse, quel miliardo e mezzo teneva campo nel nuovo giro di “indiscrezioni”, rimbalzate sulle agenzie di stampa. Rassegna.it rendeva noto un tweet dell’account della Cgil di Susanna Camusso, che ironizzava, riprendendo Poletti, su “un rilevante striminzito”. Con quello stanziamento secondo il governo si dovrebbero coprire flessibilità, ricongiunzioni, lavori usuranti, precoci, no tax area e quattordicesime. Così riferiscono fonti del Tesoro. Secondo i sindacati servono perlomeno 2,5 miliardi. Afferma il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti: “Noi riteniamo che, per rispondere efficacemente alle questioni affrontate, dall’ampliamento della platea degli usuranti alla gratuità delle ricongiunzioni, dai 41 anni di contributi come condizione sufficiente per l’accesso alla pensione sino all’anticipo pensionistico e all’adeguamento degli assegni pensionistici in essere, siano necessari 2,5 miliardi”. Il tavolo di confronto  fra governo e sindacati riprende a settembre, il 6 sull’occupazione, il 7 sulle pensioni e il 12 incontro politico per definire il piano completo delle misure. Forse ci sarà nella pubblicistica sulle pensioni una pausa ferragostana. Ma non è detto che prima di settembre non ci sia qualche nuova uscita, qualche nuova “anticipazione”.

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