Olimpiadi. Nuove medaglie per l’Italia. Flop per la nostra scherma. In attesa del fenomeno Usain Bolt

Olimpiadi. Nuove medaglie per l’Italia. Flop per la nostra scherma. In attesa del fenomeno Usain Bolt

Olimpiadi al settimo giorno. Esce di scena un sovrano, Michael Phelps (ieri sera inaspettatamente ghigliottinato), e ne arriva un altro, il superveloce Usain Bolt. Ma andiamo con ordine. Italia paese di santi, eroi, navigatori e tiratori, si diceva l’altro giorno. Aggiungiamo e precisiamo: di tiratori e di tiratrici. Per una Jessica Rossi che non riesca ripetere l’exploit di Londra nel tiro al piattello e finisce sesta, ieri nella gara di skeet l’Italia fa doppietta con Diana Bacosi e Chiara Cainero, in una finalissima tutta azzurra. Meglio di così non poteva andare. Delle due tiratrici italiane, la più esperta e titolata era la trentottenne udinese Cainero, campionessa olimpionica della specialità a Pechino 2008 e argento a Londra. Eppure è quella che nel gold medal match ha maggiormente patito l’emozione, mancando due piattelli su quattro nella prima delle quattro serie. Poi non ha più sbagliato, ma la sua amica e rivale Diana Bacosi, perugina trentatreenne, ha fallito un solo colpo, il decimo, e la vittoria finale per 15-14 le ha fruttato la medaglia d’oro. L’esordiente ha prevalso sulla veterana.

A questo punto, se diamo un’occhiata al medagliere azzurro ci accorgiamo che se non esistessero pistole e carabine, le fortune italiche alle Olimpiadi quasi si dimezzerebbero. Prima di Diana e Chiara ci sono già state la vittoria di Niccolò Campriani nel tiro con la carabina ad aria compressa da 10 metri, e l’argento di Giovanni Pellielo nel tiro a volo. Nessuna nazione riesce a spaziare come l’Italia, a livelli di eccellenza, sia nel tiro a segno sia nel tiro a volo, sia fra i maschi sia fra le femmine. Ieri l’ingegner Campriani è giunto “solo” sesto (e settimo De Nicolo) nella carabina a terra da 50 metri. Solo sesto? Per come Campriani ci ha abituati si può parlare di mezza delusione, ma si sapeva che quella non è la specialità preferita dal fiorentino. Lo aspettiamo alla prova conclusiva, domani nella prova di carabina da tre posizioni: è la specialità nella quale vinse quattro anni fa la medaglia d’oro a Londra. Con tutte le cautele previsionali di prammatica, è lecito attendersi un’altra grande prova.

Con Diana e Chiara, ieri è salito sul podio anche un armo italiano, nel canottaggio: il 4 senza (Mondrone, Vicino, Lodo e Castaldo) è giunto terzo, dietro Gran Bretagna e Australia, che non erano alla nostra portata. Bravissimi i quattro canottieri azzurri. Era una giornata importante quella di ieri. Oltre all’exploit delle due tiratrici, si attendeva gloria anche dalla pedana della scherma. Era la giornata del fioretto a squadre maschile. L’Italia era la naturale favorita, non solo per una ininterrotta serie di successi o piazzamenti di prestigio negli ultimi vent’anni, ma anche perché schierava il fresco campione olimpico Garozzo e con lui l’altro fiorettista siciliano Avola, che si era segnalato nella prova individuale. Invece è stato un disastro, un autentico disastro. E’ mancato il terzo uomo (sia Baldini sia Cassarà non sono stati all’altezza di una finale olimpica), ma anche Garozzo e Avola hanno tirato male, senza convinzione, troppo nervosi. Il risultato è di quelli che si preferirebbe rimuovere dalle cronache: sconfitti dalla Francia in semifinale per 45-27 e dagli Stati Uniti nella finale per il terzo posto per 45-31. Sono punteggi da vergogna storica. Uno scarto di una quindicina di stoccate è quello che di solito si registra nelle qualificazioni quando si incontrano nazioni attrezzate e nazioni impreparate o schermisticamente immature, come il Brasile, che infatti nei quarti abbiamo sconfitto 45-27; ma subire questo scarto in zona medaglie è evento rarissimo: una umiliazione per la squadra che difendeva l’oro di Londra. Dopo la gara si sono levate polemiche e malumori, si è sentito parlare di “lotte fratricide”. Di certo, la situazione merita una seria riflessione. Non è possibile crollare all’improvviso dal vertice alla base della scarpata.

Come una seria riflessione occorre fare per il nuoto: anche ieri bilancio greve in piscina. Trovare un italiano in finale è sempre più difficile. Ci riusciremo oggi, ma grazie ai soliti e purtroppo inemulati Pellegrini e Paltrinieri. Federica ha letteralmente trascinato la staffetta mista alla finale, raggiunta con il record italiano (3’59”06), che è il settimo tempo assoluto. Non è una staffetta da medaglia, non facciamoci illusioni. Ma, dopo le magre dei giorni scorsi, ha il sapore di un mezzo riscatto. Sono invece da medaglia Gregorio Paltrinieri e Gabriele Detti, che sono oggi impegnati, nella giornata natatoria conclusiva, nei 1500. Paltrinieri, campione del mondo, è il favorito, è l’uomo da battere. E Gabriele Detti potrebbe ripetere la medaglia di bronzo ottenuta nei 400 metri. Ieri, in batteria, Paltrinieri ha nuotato più velocemente di tutti, 14’44”51. Per vincere oggi bisognerà avvicinarsi ai 14’30”, che nessuno dei concorrenti, neppure l’australiano Horton, sembra avere nelle braccia e nelle gambe. Uno che, sulla carta, poteva tenere questi ritmi è il cinese Sun Yang che però, ieri, ha disputato una batteria incredibilmente lenta (sopra i 15’) ed è rimasto fuori dalla finale. Tanto per consolarci, registriamo che in piscina ieri sera si sono consumati alcuni regicidi. Tre campionissimi – anche loro traditi dai nervi? – sono stati sorprendentemente sconfitti nelle finali che affrontavano da favoriti: Michael Phelps ha mancato la ventitreesima medaglia d’oro, arrivando secondo dietro il ventunenne outsider singaporiano Schooling. L’erculeo francese Florent Manaudou, ha perso per un centesimo la finale dei 50 stile libero. E a batterlo è stato l’americano Erwin, un trentacinquenne che ha sbriciolato la convinzione (fisiologicamente fondata) che nelle gare veloci occorrono quell’agilità e quella reattività, che dopo in trent’anni, cominciano a calare. Infine l’ungherese Katinka Hosszu – incomprensibilmente definita la “lady di ferro” – dopo tre medaglie d’oro, ieri si è accontentata dell’argento, sconfitta dall’americana Dirado. Grossa sorpresa.

 Nelle gare a squadre, è proseguita la marcia della pallavolo maschile: 3-0 sul Messico. E oggi si incontra il Brasile. Sconfitti invece i pallanuotisti (10-7) dalla Croazia, ma restano in corsa per i quarti di finale. Una diciottenne di Torre Annunziata, Irma Testa, ha esordito con un successo (a spese dell’australiana Watts) nel torneo di pugilato femminile. Alta, ben impostata, ma ancora timida e impacciata, è ben distante dai modelli di “million dollar baby”. Ma sul pugilato femminile forse varrebbe la pena di fare qualche riflessione. Oggi chiudono vasca e piscina. Oltre alla staffetta di Pellegrini e a Paltrinieri e Detti, occhio ai tuffi da tre metri: è in gara Tania Cagnotto. Ieri, nelle eliminatorie non è stata brillantissima: solo quarta. Ma nella finale si riparte da zero. La nota interessante riguarda le cinesi: sono in finale col secondo e terzo punteggio. La migliore è stata la canadese Jennifer Abel, certamente ottima. Ma sottotono le due rappresentanti asiatiche.

E’ iniziata l’atletica, con le prime finali, la più entusiasmante felle quali è stata la 10 chilometri femminile, con una etiope, Almaz Ayana, capace di correre in 29’17”, record mondiale frantumato. Nella 20 km maschile di marcia, dominata dai cinesi, onorevole ottavo posto di Matteo Giupponi (Schwazer, cacciato dai Giochi, era in volo per l’Italia). Oggi il protagonista sarà inevitabilmente Usai Bolt, trentenne giamaicano (compirà gli anni fra otto giorni), l’uomo più veloce del mondo (forse della storia, sostiene qualcuno). Bolt – che è anche un eccellente showman – ha vinto le medaglie d’oro dei 100, dei 200 e della staffetta sia a Pechino sia a Londra. A Rio vuol fare altrettanto: una terza tripletta. Qualche problema potrebbe averlo con la staffetta, che è forse meno compatta degli altri anni. Ma nelle gare individuali non si vede chi lo possa battere.

Share

Leave a Reply