Olimpiadi al giro di boa. Due ori per l’Italia, Rossetti nello skeet e Paltrinieri nei 1500 di nuoto. L’epopea di Phelps e le gare di oggi

Olimpiadi al giro di boa. Due ori per l’Italia, Rossetti nello skeet e Paltrinieri nei 1500 di nuoto. L’epopea di Phelps e le gare di oggi

L’immagine delle due mamme dalla mira micidiale, Diana Bacosi e Chiara Cainero, che corrono ad abbracciare il ragazzino ventunenne, Gabriele Rossetti che ha appena vinto la medaglia d’oro nello skeet, è la felicissima sintesi della sesta giornata olimpica, vissuta ancora una volta nel segno della infallibilità dei tiratori italiani. Diana e Chiara avevano fatto doppietta nello skeet femminile il giorno prima: due grandi campionesse che avevano confermato in gara il loro valore. Ma la vittoria del fiorentino Gabriele Rossetti, nella competizione maschile svoltasi ieri, non era affatto scontata. Le due signore e il giovanissimo Gabriele hanno dato una spinta enorme al medagliere azzurro, che deve circa metà della sua consistenza a questo manipolo di tiratori (e ci aggiungiamo ovviamente Niccolò Campriani e Giovanni Pellielo), che da qualunque posizione e con qualunque arma primeggiano e conferiscono all’Italia un’indiscutibile egemonia mondiale. Ricordiamoceli questi nomi, che la stragrande maggioranza di noi ha imparato a conoscere e ad ammirare in questi giorni. Ricordiamoceli, perché, come è sempre avvenuto, per i prossimi quattro anni rischiano di scivolare fatalmente nel dimenticatoio. E li ritroveremo (con le nuove leve che sicuramente ci saranno) a puntellare ancora una volta, a Tokyo, il bilancio complessivo di una nazione sportiva e a compensare le falle e i flop che arrivano da discipline sportive più, note, più fotografate e più pagate. Gabriele Rossetti, questo ragazzino toscano, non nasce dal nulla. In famiglia si spara da sempre: suo papà era stato medaglia di bronzo nel 1992; possiamo immaginare che abbia incominciato presto a fargli imbracciare la doppietta per fargli imparare l’arte di centrare i piattelli. Eccome se ha imparato!

 Rossetti ha infilato in finale una serie impressionante: 16 su 16. Solo un altro tiratore, lo svedese Svensson aveva ottenuto analogo risultato. E dunque sfida al “gold medal match” fra l’italiano e lo svedese. Sfida entusiasmante. Nessuno dei due sbagliava un colpo. Fino all’ultimo piattello. E proprio all’ultimo, il sedicesimo, Svensson ha sbagliato. Alla fine al controllatissimo scandinavo i nervi hanno ceduto; al giovane latino no. Bisognava vederlo sul podio, lo svedese: nessun sorriso di compiacenza, nessun gesto di stima verso il vincitore. Quella sconfitta all’ultimo piattello proprio non la digeriva.

 Siamo quasi al giro di boa. Oggi si chiude la prima settimana olimpica di Rio e trovare l’Italia all’ottavo posto nel medagliere, con 6 ori, 7 argenti e 5 bronzi non era nelle previsioni generali. Era tanto poco scontato che la più autorevole rivista mondiale dello sport, “Sports Illustrated” aveva assegnato complessivamente all’Italia per l’intera Olimpiade solo 6 medaglie d’oro. Le sei medaglie ci sono già e manca ancora più di una settimana. E’ giocoforza parlare innanzitutto di questi meravigliosi tiratori italiani, perché loro non deludono mai. Mentre tracolla la scherma (ieri le spadiste italiane sono state battute dalle ucraine in semifinale e travolte dagli USA nella finale per il terzo posto), le armi italiane (ma come mai un paese di tiratori infallibili ha una tradizione bellica così poco felice?) non sbagliano un colpo.

E non sbaglia neanche Gregorio Paltrinieri, che, in una con l’amico Gabriele Detti, tiene in piedi il nostro sistema natatorio. Lo tiene in piedi, ma non ne salva il bilancio. Perché, tolta la straordinaria vittoria di stanotte nei 1500 stile libero (con il graditissimo concorso della medaglia di bronzo Gabriele Detti), null’altro di buono si è visto da parte della folta pattuglia azzurra. Un discorso a parte merita Federica Pellegrini alla quale, a ventotto anni, non si può rimproverare di essere arrivata solo quarta nei 200 stile libero, dietro tre scatenate ragazzine. Lei ha già fatto tantissimo per lo sport italiano e comunque quanti altri nuotatori italiani (Paltrinieri e Detti a parte) sono arrivati in finale? Nessuno. E questo aggettivo fotografa nella sua nuda terribilità la condizione assai precaria del nostro movimento. Paltrinieri ha fatto la gara che ci si aspettava. Il non ancora ventiduenne carpigiano era il favorito, lo sapeva e non si è fatto tradire della pressione psicologica. Ha fatto gara di testa, nuotando, fino a due vasche dalla fine, sulla cadenza del record mondiale. Alla fine ci è rimasto al di sopra di pochi secondi (14’34”57 il suo tempo finale), ma il secondo, l’americano Jaeger era a quasi cinque secondi. E subito dietro, con un finale velocissimo, arrivava al bronzo Gabriele Detti. Il nuoto ha chiuso, con la ventitreesima medaglia d’oro di Michael Phelps, nella staffetta mista: un monumento nella storia non del nuoto, ma dello sport. Con questa prestazione Phelps ha chiuso definitivamente, a 31 anni, una carriera inimitabile. Mentre forse non è definitivamente chiusa quella di Federica Pellegrini, che ieri ha portato in finale la staffetta 4×100 mista: ottava, un risultato dignitoso.

Finito il tiro a volo, oggi finisce anche il tiro a segno. Ieri un altro italiano, Riccardo Mazzetti, era finalista nella pistola automatica. Non se l’aspettava nessuno, per cui anche un sesto posto va benissimo. Dovrebbe andare molto meglio oggi all’ingegner Niccolò Campriani, che dopo la medaglia d’oro nella carabina da 10 metri, cerca il bis nella carabina da 50 metri su tre posizioni: è la gara nella quale vinse quattro anni fa a Londra. Non aggiungiamo altro. Altre forti aspettative nella vela. Arrivano all’epilogo alcune classi, fra cui l’RS:X femminile, con Flavia Tartaglini al comando alla vigilia del gold medal race, che conferisce punteggio doppio rispetto alle altre prove.

Tania Cagnotto si gioca l’ultima possibilità di medaglia nei tuffi da tre metri. Ieri nelle eliminatorie non è stata brillante: solo settima, al di sotto del suo tenore. Ma in finale si riparte da zero. Accingiamoci ad applaudire la folgore di Usain Bolt nella finale dei 100 metri. In batteria se l’è presa comoda: né lui né i suoi rivali sono scesi sotto i 10 secondi. Avverrà certamente in semifinale e in finale. Buoni velocisti ce ne sono, ma nessuno è in grado di insidiare il giamaicano. Seguiremo con interesse la maratona femminile: l’Italia schiera tre “ragazzine”, Valeria Straneo (40 anni), Anna Incerti (36) e Catherine Bertone (44), di tempra fresca e giovanile a dispetto dell’anagrafe: sono forse le uniche che possono tentare di contrastare il prevedibile primato di etiopi e kenyane.

Continua ad entusiasmare la nazionale italiana di pallavolo. Ieri gli azzurri hanno impartito una dura lezione alla fortissima squadra brasiliana: un 3-1 (23-25, 25-23, 25-22, 25-15) che ha spento la torcida carioca sui gremitissimi spalti. Il cammino della squadra italiana è impressionante: 3-0 alla Francia, 3-1 agli USA, 3-0 al Messico e 3-1 al Brasile. Un rullo compressore. Per fare bottino pieno nel girone manca solo il Canada. Ma comunque finisca questa partita, l’Italia si è già classificata prima nel girone e nei quarti affronterà probabilmente l’Iran. E’ un’Italia da podio.

E forse da podio è anche il setterosa della piscina. Ieri le pallanuotiste italiane hanno messo sotto con un pesante 10-5 nientemeno che la Russia. Si va avanti.

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