Migranti. Anci e Viminale litigano su un decimale, mentre la dignità dei migranti viene calpestata

Migranti. Anci e Viminale litigano su un decimale, mentre la dignità dei migranti viene calpestata

Ciò che sta accadendo in tema di migrazioni in Italia ha davvero dell’incredibile, e del comico. Non più tardi delle ore 17.58 del 10 agosto, le agenzie di stampa rilanciavano una nota dell’Anci, l’Associazione dei comuni italiani, il cui presidente è ancora l’ex sindaco di Torino, Piero Fassino, con la quale si rendeva noto che “Il problema vero è l’emergenza, da cui bisogna uscire quanto prima”. Per questa ragione, scriveva l’autore della nota, il sindaco di Prato, delegato all’immigrazione per l’Anci, entrerà in vigore un sistema di redistribuzione dei migranti tra i comuni “che fisserà un tetto massimo di profughi per Comune, pari a 25 per ogni mille abitanti”. Non solo. Matteo Biffoni, sindaco di Prato, parlava con molta enfasi perfino di “più risorse ai Comuni e lo sblocco del turnover del personale attivo nei Municipi. E tutto ciò, ad esempio, azzererà finalmente la possibilità che un prefetto annunci all’improvviso a un sindaco l’arrivo di nuovi migranti sul suo territorio”. La nota prevedeva un decreto ad hoc, con quelle proporzioni, 25 migranti ogni mille abitanti, che il Consiglio dei ministri avrebbe approvato a breve. I quotidiani dell’11 agosto hanno poi riportato integralmente la nota dell’Anci e le proporzioni numeriche in essa contenute. E invece no. Era tutto sbagliato.

Il Viminale “notizia destituita da ogni fondamento”, ma l’Anci insiste correggendo il decimale, 2,5 per mille

Il giorno dopo, il Viminale decide di diffondere una nota estremamente secca e rabbiosa nei confronti di questa “rivelazione” dell’Anci. Nella nota, il Viminale scrive: “Alcuni giornali riportano, oggi, una notizia destituita di qualsiasi fondamento: una sorta di ‘venticinque per mille’ dei profughi da imporre ai Comuni. Se la provenienza di questa falsa notizia è ignota, una cosa è certa: si tratta di una informazione che non ha alcuna rispondenza con la realtà e, per questo motivo, si smentisce in toto”. Provenienza ignota? Possibile che nell’ufficio stampa del Viminale non abbiano quel sistema informativo che si chiama Telpress, e che è il trasmettitore ufficiale di tutte le agenzie nazionali? Come può dire che è ignota la provenienza, se, come abbiamo dimostrato, alle 16.58 l’autorevole Ansa rilanciava la nota dell’Anci a firma del sindaco di Prato? Ma il Viminale scrive che la notizia è destituita di fondamento. E l’Anci? Insiste invece coi suoi numeri, giocando coi decimali. Ecco la nota ufficiale dell’11 agosto: ”Il piano sui migranti condiviso con il governo prevede 2,5 immigrati ogni mille abitanti e non 25 come riportato da alcuni organi di stampa”. Ci sono due notizie che ci fanno sorridere: il piano condiviso dal governo, ma smentito categoricamente dal Viminale, e “riportato da alcuni organi di stampa”, senza che si faccia alcun riferimento alla nota Anci del 10 agosto. Insomma, un enorme pasticcio estivo, che muove al sorriso ironico, se non fosse, tuttavia, che in alcuni luoghi l’emergenza accoglienza migranti è davvero notevole: da Ventimiglia a Milano, a Roma, a Napoli.

La denuncia del sindaco di Afragola, Tuccillo, presidente di Anci Campania

Non è un caso che proprio da alcuni sindaci vengano gli allarmi.  “Riconsiderare” i criteri della distribuzione dei migranti su scala nazionale “tenendo conto delle specificità del territorio e del contesto”. A chiederlo è Domenico Tuccillo, sindaco di Afragola (Napoli) e presidente di Anci Campania, che di recente ha definito “potenzialmente esplosiva” la situazione dei comuni della Campania in relazione all’accoglienza. Le aree sulle quali Tuccillo pone l’attenzione sono le province di Napoli e Caserta, caratterizzate da “altissima densità demografica, carenze abitative e problemi di ordine socio-economico” e dove “l’impatto di un corpo estraneo che si sovrappone ai problemi locali può essere visto come un’invasione e come qualcosa che finisce per scatenare una guerra tra poveri”.  La questione, prosegue Tuccillo, “è che tra i criteri adottati su scala nazionale per la distribuzione dei migranti c’è il criterio della popolazione. È un criterio che non tiene conto delle   specificità territoriali e di contesto. L’area napoletana e casertana è un’area ad altissima conurbazione e densità abitativa, con grossi problemi legati alla casa. E’ un aspetto di cui a mio parere si deve tener conto. Ci sono altre regioni che hanno densità abitative molto più basse, territori più vasti e che possono quindi essere più adatte all’accoglienza”.

Il sindaco di Ferrara, Pd: “tra i sindaci non accoglienti, molti del Pd”

Ma neppure in Emilia le cose vanno bene. La denuncia è del sindaco di Ferrara, Tiziano Tagliani. ”L’accoglienza dei migranti sta diventando problematica per varie ragioni. Non tutti i comuni del ferrarese fanno la loro parte per dare loro una sistemazione. Comuni che non sono governati solo dalla Lega Nord ma anche dal Pd e che boicottano di fatto la legge con la giustificazione di non avere strutture adeguate. Il numero dei migranti da accogliere – spiega – è aumentato anche perché le commissioni che decidono sui permessi di soggiorno sono diventate eccessivamente rigide. Così, se prima nei centri d’accoglienza c’erano migranti sia in entrata che in uscita, ora esiste solo la prima categoria. A Ferrara sono quasi 600 e ci sono continui sbarchi. Senza permesso di soggiorno non possono uscire dal centro di accoglienza, trovare lavoro, ricongiungersi ai familiari o recarsi in un altro Paese dell’Unione europea”.

Milano: il Comune predispone la Caserma Montello, ma è polemica, anche pretestuosa

A Milano, la situazione è sempre più tesa. Il Comune dispone di rendere la caserma Montello “abitabile” per accogliere i migranti. L’assessore ai servizi sociali Majorino afferma: “Abbiamo risposto alle polemiche e all’immobilità del centrodestra con i fatti ottenendo una soluzione che ci permetterà di gestire l’accoglienza dei profughi in modo strutturale e adeguato. Lavoreremo per rendere la caserma  Montello disponibile nel più breve tempo possibile. È  una struttura dalle grandi potenzialità che, sono convinto, potrà essere impiegata anche per fare fronte all’emergenza abitativa milanese, divenendo, ad esempio con il campo base di Rho e altri luoghi simili, una strada per dare in poco tempo un alloggio temporaneo a chi perde la casa”. Pierfrancesco Majorino prosegue: “è chiaro che per affrontare le prossime settimane dando un tetto a tutti come fatto finora, servono due cose: un piano vero a livello nazionale di redistribuzione nelle città, con un coinvolgimento molto più forte dei comuni dell’area metropolitana, e la riorganizzazione del sistema complessivo dell’accoglienza”.

Roma: si riaccende il caso Baobab in via Cupa

A Roma, si riaccende la vicenda del Baobab in via Cupa.  “Questa non è una risposta”. Così il gruppo “Baobab Experience” commenta un video che mostra, dalla sua pagina Facebook, le operazioni di polizia svoltesi stamane nella tendopoli di via Cupa a Roma. Stamane la polizia ha prelevato circa 80 migranti, di cui 15 minori, per identificarli nell’Ufficio Immigrazione di via Patini. Lo dichiara Andrea Costa, coordinatore degli attivisti di Baobab, che sottolinea come oggi, diversamente dalle volte precedenti, “non sono intervenuti né la Sala Operativa Sociale del Comune di Roma, né l’Ama. Quest’ultima di solito accompagna le operazioni di polizia perché, essendoci meno gente, è più facile pulire la strada. Il tutto aiuta anche a tranquillizzare gli animi, a fare capire che l’identificazione è un’operazione di routine. Stavolta non c’è stato modo di preparare le persone a quest’intervento che comunque, da quando ci sono atti di terrorismo, è una cosa dovuta”. Tra gli ospiti della tendopoli è stato registrato anche qualche malore causato, sostiene Costa, dall’agitazione: “Ci risulta che i migranti censiti oggi siano già stati identificati più volte. I due ragazzi che hanno opposto resistenza lo hanno fatto perché sono stufi, non ne possono più. Per molti di loro la divisa è sinonimo di violenze subite, anche nei paesi di transito. Hanno bisogno di psicologi, vengono tutti da viaggi durissimi. Hanno paura, non riescono a distinguere tra i poliziotti libici e quelli italiani. Intanto – conclude – abbiamo attivato Save the Children e il nostro team legale a via Patini. È necessario che tutti si adoperino per un’accoglienza degna, forze dell’ordine comprese”.

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