Lunedì vertice sulla portaerei al largo di Ventotene tra Merkel, Hollande e Renzi. Il Manifesto tradito, dimenticato, ucciso da questa troika di leader

Lunedì vertice sulla portaerei al largo di Ventotene tra Merkel, Hollande e Renzi. Il Manifesto tradito, dimenticato, ucciso da questa troika di leader

Lunedì 22 agosto, Angela Merkel, cancelliere tedesco, Francois Hollande, presidente della Repubblica francese, e Matteo Renzi, presidente del Consiglio italiano, si incontreranno sulla portaerei Garibaldi, al largo delle acque dell’isola di Ventotene. La scelta del luogo, naturalmente, non è affatto causale: l’isola ricorda quel Manifesto firmato da Altiero Spinelli, Eugenio Colorni ed Ernesto Rossi, che sognava non solo un’Europa federalista, ma dalle caratteristiche spiccatamente socialiste. Tre personalità antifasciste, obbligate al confino di Ventotene da Mussolini. Tre personalità di cultura differente, un comunista, un socialista e un liberale, che hanno cercato di parlare al mondo, da quell’isola sperduta nel Tirreno, di un progetto di Europa in cui non si ripetesse più la tragedia del secondo conflitto mondiale. Il Manifesto di Ventotene è innanzitutto la ricerca delle cause dei conflitti tragici nel Novecento europeo e il loro superamento, la cui traccia si ritrova nella competizione degli stati nazionali. L’Europa unita e federale è dunque un continente che cerca di pacificarsi, dopo due guerre mondiali, la Shoah (ma i tre non potevano sapere nulla dell’Olocausto quando scrissero il Manifesto), gli egoismi nazionali e nazionalisti sempre emergenti. Ventotene è il simbolo di quella Europa.

Ventotene per Merkel, Hollande e Renzi: un belletto idealistico, l’incipriatura, la vetrina luccicante che nasconde merce avariata

Lunedì si ritroveranno in quel luogo simbolico due leader di tradizione democristiana, Merkel e Renzi, e un leader di ispirazione socialista, Hollande. I democristiani non c’entrano nulla con Ventotene (anche se possono vantare qualche leader che nell’immediato dopoguerra ha posto le basi per la costruzione della CEE), e il socialista francese ha appena varato una riforma del mercato del lavoro che avrebbe certamente nauseato Spinelli, Colorni, e soprattutto Ernesto Rossi. Che ci fanno dunque a Ventotene, e per giunta su una portaerei? La sensazione è che la Ventotene di lunedì 22 sia solo un “belletto idealistico”, l’incipriatura, come sostiene Renata Colorni, figlia di Eugenio, la vetrina luccicante oltre la quale c’è merce avariata. E le parole di Renata Colorni devono muovere la nostra riflessione su come i leader europei alla ricerca di sempre nuova legittimazione dinanzi ai loro fallimenti, usino simboli, testi, idee, che non gli appartengono, né appartengono alle tradizioni culturali cui fanno riferimento.

Le giuste considerazioni di Renata Colorni, figlia di Eugenio

“Non ci sarò”, dice a Repubblica Renata Colorni, “provo disagio. Vedo politici preoccupati solo di non perdere le elezioni nazionali”, lo spirito di Ventotene “non c’è più” in questa “Europa egoista e divisa”. E il suo disagio è anche il nostro disagio, di intellettuali liberi, e critici. “Quello che sta succedendo in questi mesi all’Europa di fronte alle migrazioni, al terrorismo, non è qualcosa che mi rende felice”, prosegue Renata Colorni. “È bello e anche lodevole, perfino commovente che non sia stato dimenticato l’ideale europeo e che in un momento difficile si torni simbolicamente nel luogo in cui nacque. Ma non può essere un’incipriatura, un belletto idealistico che copre la crisi di un’Europa disunita e disorientata di fronte a sfide che esigerebbero una risposta comune”, afferma. “Il Manifesto di Ventotene non fu concepito come un’utopia generosa. Mio padre diceva ‘non è un invito a sognare, è un invito a operare’. Era un programma politico. Imponeva scelte e azioni. Non univa tutti genericamente, anzi divideva. Se si sceglie Ventotene, bene, vuol dire che quell’isola ha ancora una forza irradiante, ma non può essere un omaggio rituale”. Oggi, aggiunge, “vedo uomini di Stato che si muovono sulla scena europea molto preoccupati di perdere le elezioni nazionali. Manca la volontà di rischiare per un’idea grande. Ho cercato di informarmi, di capire cosa pensi Renzi delle idee di Ventotene, non ho trovato nulla, se non frasi un po’ generiche”. Non pare ci sia altro da aggiungere a queste amare, ma verissime, considerazioni.

I passaggi centrali del Manifesto di Ventotene che i tre leader farebbero a conoscere

Nella prefazione al Manifesto, Eugenio Colorni scrisse infatti che “la contraddizione essenziale, responsabile delle crisi, delle guerre, delle miserie e degli sfruttamenti che travagliano la nostra società, è l’esistenza di stati sovrani” che inevitabilmente considerano “gli altri stati come concorrenti e potenziali nemici”. Sei sono i “principi fondamentali” attorno ai quali è costruito il manifesto: “esercito unico federale; unità monetaria; abolizione delle barriere doganali e delle limitazioni all’emigrazione tra gli stati appartenenti alla federazione; rappresentanza diretta dei cittadini ai consessi federali; politica estera unica”. Per gli estensori del manifesto occorre “costruire un saldo stato federale, il quale disponga di una forza armata europea al posto degli eserciti nazionali” e che “spezzi decisamente le autarchie economiche, spina dorsale dei regimi totalitari”; che “abbia gli organi e i mezzi sufficienti per fare eseguire nei singoli stati federali le sue deliberazioni diretta a mantenere un ordine comune, pur lasciando gli stati stessi l’autonomia che consenta una plastica articolazione e lo sviluppo di una vita politica secondo le peculiari caratteristiche dei vari popoli”. In materia economica e sociale si prefigura un impianto socialista, ma ben diverso da quello sovietico. “La rivoluzione europea, per rispondere alle nostre esigenze, dovrà essere socialista, cioè dovrà proporsi l’emancipazione delle classi lavoratrici e la realizzazione per esse di condizioni più umane di vita”. E lo stato europeo, ovviamente, dovrà garantire “una vita libera, in cui tutti i cittadini possano partecipare veramente alla vita dello Stato”. Ci si chiede se nell’agenda politica di Merkel, Hollande e Renzi vi sia un’idea precisa di ciò che questo voglia dire: partecipazione alla vita dello stato (si pensi all’Italicum, e ci si chieda quanto sia coerente con Ventotene), emancipazione delle classi lavoratrici (Hollande e Renzi hanno più volte girato le spalle alle rappresentanze sindacali dei lavoratori, redigendo leggi che invece di emancipare, rendono subalterni ai padroni), e soprattutto condizioni di vita più umane (l’Europa con 25 milioni di giovani disoccupati e privati del futuro rispetta questo impegno?). Naturalmente, sorvoliamo sulla rivoluzione socialista, alla quale nemmeno i partiti socialisti europei credono più, annebbiati e affogati dal pensiero unico economico che ha distrutto l’Europa e la sua difficile integrità. Fa sorridere, dunque, il sottosegretario Sandro Gozi quando auspica un ritorno allo spirito di Ventotene. Forse il Manifesto non l’ha letto, perché sostiene che tornarci “vuol dire innanzitutto lavorare per avere un’Europa democratica, perché senza un’Europa democratica non salveremo l’Europa e nemmeno le democrazie nazionali”. Caro sottosegretario Gozi, si rilegga per favore il Manifesto, e scoprirà qualcosa di meno banale di un semplice appello alla democrazia.

Emma Bonino: lo spirito di Ventotene? Ucciso dalle agende nazionali di Merkel, Hollande e Renzi

Ha ragione Emma Bonino: “In politica i simboli sono importanti se sono seguiti da iniziative politiche e l’impressione è che per Hollande, Merkel e Renzi domineranno le agende nazionali. Del resto in Francia e in Germania si vota e in Italia c’è il referendum, e questo non mi sembra un periodo in cui le spinte all’integrazione federalista europea siano particolarmente popolari”. “Temo – aggiunge – sia inevitabile che la ripartenza del progetto europeo di cui parla Renzi rimanga ai margini, o sia ulteriormente ritardata ma l’importante è che non venga archiviata come un robivecchi, e rimanga l’obiettivo per cui lavorare”.

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