Linea diretta Renzi-Scalfari. Consigli al premier sul vertice di Ventotene. I media europei ignorano, o quasi, l’evento

Linea diretta Renzi-Scalfari. Consigli al premier sul vertice di Ventotene. I media europei ignorano, o quasi, l’evento

A chi poteva rivolgersi il presidente del Consiglio per avere qualche consiglio in vista dell’appuntamento a Ventotene con Merkel e Hollande se non al suo “consiliori” più importante, Eugenio Scalfari che conta nel mondo dei media  più di un direttore di giornale? Non solo si è rivolto a lui come una personalità ”informata dei fatti” ma lo ha anche autorizzato a dare notizia del colloquio. Non crediamo che Scalfari di sua iniziativa abbia deciso di  scrivere la cronaca commentata della telefonata. In altri tempi la telefonata di un presidente del Consiglio,per di più segretario del primo partito, avrebbe suscitato polemiche a non finire. E giustamente. Siccome non siamo nati ieri sappiamo bene che telefonate di questo tipo erano, non diciamo all’ordine del giorno, ma frequenti. Addirittura un giornalista come Bruno Vespa, professionista di lungo corso, targato Rai, una volta disse che il suo editore era la Dc. In effetti aveva ragione. Oggi, al tempo del renzismo, è normale la telefonata del presidente del Consiglio ad un giornalista che conta, ripetiamo, più di un direttore, anche nel giornale di cui è stato fondatore ed oggi è editorialista della domenica.

Il premier aveva bisogno del sostegno di Repubblica. Chiesto  e ottenuto

Renzi aveva bisogno del “sostegno” a questa sua iniziativa di un quotidiano autorevole, Repubblica. La Rai da par suo ovviamente, con Dell’Orto e la Maggioni, avrebbe dato il suo contributo a “montare” una iniziativa che, a parer nostro, è solo una  vetrina per dare ossigeno di marca europea a Renzi che boccheggia, che non sa quale strada intraprendere per mascherare il fallimento della politica economica del suo governo. I media gli danno una mano, titoloni annunciano l’evento, riscoprono Ventotene, il “manifesto”, la lotta antifascista, il carcere, l’esilio, uno sguardo lungo, dall’esilio nell’isola alla Europa travagliata dalla guerra, al suo futuro. Qualcuno raccontando come nasce il “manifesto per un’Europa libera e unita” ricorda che a scriverlo furono Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Ursula Hirschmann. Eugenio Colorni lo pubblicò, sua è la prefazione. Scrive l’ignoto giornalista di una nota agenzia di stampa che lo scrissero durante il “soggiorno” nell’isola. Dimentica che il “soggiorno” non era una vacanza, ma l’esilio.

Sempre su Repubblica leggiamo una bella intervista di  Renata Colorni, figlia di Eugenio. Dice: “Spinelli diceva che il punto più importante del Manifesto era quello dove si poneva la divisione fra partiti progressisti e partiti reazionari non lungo la linea formale della democrazia, del maggiore o minore socialismo, da istituire, ma fra chi accettava la sfida del superamento dei nazionalismi e chi li difendeva”.

Il fondatore del quotidiano pare ignorare lo stato attuale dell’Europa

Scalfari pare ignorare quale sia lo stato attuale dell’Europa, scusate il bisticcio di parola, dei singoli stati. Ripropone la creazione di un ministero delle Finanze dell’Eurozona, una proposta fatta da Mario Draghi, ma lasciata cadere. Scrive Scalfari che questo ministro non deve essere “una figura scenica più che politica”. “Deve avere i poteri – afferma – che hanno nelle economie dei propri paesi i ministri delle Finanze e degli Esteri”. Scalfari offre poi un consiglio: “Bisognava e bisogna decidere un taglio il più consistente possibile al cuneo fiscale (la somma delle tasse che gravano sul costo del lavoro ndr). Darebbe alle imprese e ai lavoratori che ne dipendono un aumento della produzione molto notevole con ripercussioni automatiche sulla domanda e sui consumi”. Ipotesi questa sulla quale Confindustria gioca tutte le sue carte anche per colpire la contrattazione nazionale giocando sulla possibile detassazione dei premi di produzione spostando la contrattazione a livello aziendale.

Anche il presidente di Confindustria scopre il Manifesto di Ventotene. Da brivido

Non è un caso che proprio intervenendo al Meeting di Comunione e Liberazione il presidente  di Confindustria, Boccia, abbia proposto che tutte le risorse possibili con la legge di stabilità siano finalizzate all’impresa, i pensionati, i contratti possono attendere. Fa venire i brividi che, in questo quadro, Boccia abbia richiamato il valore del “Manifesto di  Ventotene”. Per diventare presidente della associazione dei padroni non è obbligatorio conoscere ciò che pensavano gli esiliati antifascisti.

Sempre Scalfari poi  ricorda che Renzi proporrà ai suoi ospiti la formazione di battaglioni costituiti “con le forze armate della  Ue per fiancheggiare le truppe speciali dell’America e della Francia e persino dell’Inghilterra invitata direttamente dagli Usa”. Ricorda che è una proposta formulata dal nostro ministro  degli esteri , Gentiloni, e da quella della Difesa, Pinotti. Ma non c’è la Nato? Che c’entra il battaglione dei volontari? Ci viene da chiederci: ma Scalfari è al corrente di quale sia l’orientamento dei 19 Paesi dell’Eurozona? Il vero problema, oggi, è che l’Europa è quella degli stati nazionali, con regimi politici completamente diversi, non solo per quanto riguarda le politiche economiche e sociali, ma le basi stesse della democrazia, delle libertà e dei diritti delle persone, il lavoro in primo luogo. Sarà utile pubblicare i  paesi e anche gli altri che fanno parte della Ue ma non dell’area euro. Eccoli qua: Austria, Belgio, Cipro, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia,  Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Spagna.

Questi gli Stati membri dell’Unione europea che non hanno adottato l’euro: Bulgaria, Croazia, Danimarca, Polonia, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Svezia, Ungheria.

La costruzione di una nuova identità europea che risponda ai cittadini

Possibile pensare a un ministro unico dell’Eurozona? Non c’è bisogno di dare risposta. Del resto figure che dovrebbero avere poteri ce ne sono già, italiane, come la Mogherini e altri commissari. Il problema non è questo ma la costruzione di una nuova identità europea che risponda ai cittadini, un Parlamento operativo e non costruito per “passeggiate” a Bruxelles, tanto per cominciare. Ma soprattutto una politica che non c’è: gli accordi fra i due più forti gruppi, il Pse e i Cristiano democratici e conservatori, accordi di potere, bloccano la dialettica politica.

Allora di che discuterà Renzi con i suoi invitati? Si racconta che il nostro premier porrà il problema della flessibilità. L’Italia ha bisogno di spostare il rapporto deficit-Pil, dall’1,8 al 2,4%. Ma fonti vicine alla Merkel fanno sapere che questo tema non è all’ordine del giorno.  Ci si prepara al summit del 22 settembre a Bratislava? Renzi punta a dar vita ad un “terzetto” sulla tolda di comando con Germania e Francia, sostituendo la Gran Bretagna? Oppure un accordo fra i paesi del Mediterraneo con i quali è in preparazione un incontro?

Iniziative che possono creare nuove divisioni fra i paesi dell’Eurozona

Fonti tedesche e francesi mettono in guardia da iniziative che possono creare ulteriore divisione   fra i paesi dell’Eurozona non disponibili ad accettare “ tolde di comando” prefabbricate.  È ciò che pensa Scalfari quando dice, trovatevi d’accordo voi tre gli altri vi seguiranno. Se leggiamo bene i componenti dell’Eurozona ci si rende conto che su tutto pesa come un macigno la “questione migranti”, i muri che si costruiscono, le barriere di filo spinato. È già tanto se il “terzetto” avrà la forza di dire una parola chiara su quanto sta avvenendo nel mondo, sulle guerre che infiammano e distruggono città intere, sulle carceri che Erdogan sta riempiendo in Turchia. Cerchiamo di capire il senso di questa iniziativa di Renzi.Titoloni sui nostri media, Quasi ignorato, dai grandi media europei, questo “vertice” estivo che preannuncia per fine agosto  un nuovo incontro, un “bilaterale” a Maranello fra il premier italiano e Merkel. Quando va bene, poche righe di cronaca. Non lo si considera un grande evento, di quelli che lasciano il segno. Noi ci accontenteremo che la conferenza stampa che Renzi, Merkel e Hollande  terranno a bordo della portaerei “Garibaldi” avesse inizio con il ricordo di Omran Dagneesh, 5 anni, il bambino salvato ad Aleppo, città martire, la sua faccia sporca di sangue, fango, cenere. Sarebbe già un passo avanti.

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