Festival di Locarno-Un ebreo che sia d’esempio. Le radici dell’odio, oggi come ieri

Festival di Locarno-Un ebreo che sia d’esempio. Le radici dell’odio, oggi come ieri

Locarno. Payerne, informano premurose le guide turistiche, è un comune svizzero del Canton Vaud; poco meno di ottomila abitanti, è conosciuto perché è da Payerne, nel maggio del 2011, decolla il “Solar Impulse”, l’aereo a energia solare che da lì vola fino a Bruxelles. Poi, certo, anche amena, tranquilla, perfino sonnolenta località turistica.

Qui Payerne interessa perchè vi è ambientato “Un Juif pour l’exemple”, del regista svizzero Jacob Berger, presentato in prima mondiale al Festival del cinema di Locarno. Bisogna fare un salto di piu’ di settant’anni, il 1943 per l’esattezza. Lêuropa e il mondo sono preda della seconda guerra mondiale, ovunque è morte, distruzione, violenza. C’è un angolo incontaminato, dove la vita scorre tranquilla, la guerra è solo una notizia alla radio, o sui giornali. La Svizzera, appunto, neutrale da sempre, e da sempre “rispettata”: in fin dei conti fa comodo un po’ a tutti ci sia un paese-forziere, e un po’ tutti hanno interesse a rispettarlo.

Dunque, panorama idilliaco, montagne e prati verdi, mucche e formaggio, birra e cioccolato. Cosi’ “apre” “Un Juif pour l’exemple”. Ma ecco gli echi di spari che guastano la pace, l’idillio. Non sono cacciatori, no: sono soldati. E sparano contro un gruppo di fuggiaschi che cercano di superare il confine e trovare rigugio in Svizzera. E’ solo l’inizio, l’antipasto. Perchü basta scostare un poco la pietra, ed ecco che sotto è un pullulare di vermi e insetti schifosi che s’agita e si muove. Finchè la pietra non era smossa nulla avrebbe fatto pensare che sotto quel bel prato si celava quella realtà… Nel villaggio di Payerne, in superficie, mucche da latte e formaggio di qualità. Ma in giro anche facce “cattive”, nei bar a bere e a far nulla gente arrabbiata e frustrata…Eccolo Fernand Ischi, professione garagista, capo dei filo-nazisti locali, che in in occasione del compleanno del führer, decide sia giunto il momento di compiere il gesto “esemplare”, di monito e insegnamento per tutta la comunità. Il film è tratto dall’omonimo libro dello scrittore Jacques Chessex, che da bambino è testimone diretto di una storia atroce. Complice una pesante crisi economica, rabbia e frustrazione di “benpensanti” trovano sfogo appunto nella demagogia agitata da Ischi e dai suoi accoliti. La follia nazista viene percepita come una possibile e praticabile via d’uscita, è un tumore che prende corpo, si insinua e penetra in menti deboli che non chiedono di meglio se non certezze e rassicuranti parole d’ordine. Naturalmentre occorre un capro espiatorio, sul quale sfogare rabbia, frustrazione.Come insegna un vecchio detto: “Si comincia con un ebreo, o si finisce con un ebreo; in ogni caso non ci si dimentica mai di un ebreo”. Neppure a Payerne, e figuriamoci nel 1942. Chi è il simbolo, causa e fonte di tutti i guai? Uno stimato mercante di bestiame, Arthur Bloch, ebreo, appunto; la vittima ideale. Va eliminato, e lo si elimina. Un’esecuzione esemplare, vigliacca e orribile; metafora e paradigma di tutta un’epoca; e non solo quella. All’epoca dei fatti, Chessex è bambino. Vede, ma non capisce cosa sta accadendo. Il mercante ebreo è un amico di famiglia, l’orrore lo percepisce, ma attutito, non ne pué cogliere la reale portata, solo dopo, da adulto, comprenderà quello che è accaduto; e scrivere il libro per lui sarà come un atto liberatorio, ma fonte di ulteriore tormento. Perchü dopo tanti anni, sollevare quella “pietra” sotto la quale vivono comodi e tranquilli vermi ed insetti, non gli viene perdonato. Aver riportato a memoria quel brutto, “spiacevole” episodio, gli procura critiche e polemiche a non finire. In paese, a Payerne, e non solo in paese, si vuole dimenticare. E chi è lui, Chessex, che a settant’anni ancora “ricorda”? E qui interviene il regista, Berger. A prima vista puo’ apparire una bizzarria il suo voler inserire nelle scene del 1942 automobili, edifici, oggetti moderni, del nostro tempo. E’ il suo modo, piuttosto, per ricordarci che non si deve dimenticare quello che è stato; perchè il “passato” non ci mette davvero nulla a tornare a essere “presente”, che i frutti del fanatismo e dell’intolleranza non appartengono a “ieri”, sono un qualcosa dell’“oggi”, minaccia sempre pronta a ghermirci. Gli orrori di “passato/presente” accadono anche ora, mentre si scrive questo articolo, mentre si vede questo film.

Un Juif pour l’exemple

regia: Jacob Berger

interpreti: Bruno Ganz, Andrü Wilms, Aurèlien Patouillard, Paul Laurent

Share

Leave a Reply