Festa dell’Unità. “Spottone” per il sì. Boschi insulta la minoranza dem. La risposta: forzatura sguaiata, militarizzazione che può trasformarsi in un boomerang

Festa dell’Unità. “Spottone” per il sì. Boschi insulta la minoranza dem. La risposta: forzatura sguaiata, militarizzazione che può trasformarsi in un boomerang

Maria Elena Boschi perde la testa. I nervi non le reggono. Il “suo” referendum non ha proprio un percorso in discesa. Tanto che Renzi Matteo non si decide a convocare il Consiglio dei ministri per indicare la data in cui tenere la consultazione. La prossima riunione, domani stesso forse, non affronterà il problema, dicono i bene informati. Forse lo farà il primo Consiglio dei ministri di settembre. Il premier punta addirittura ad una data verso la fine di dicembre. Il Pd si trova così al centro di accuse da parte dei partiti di opposizione che richiedono subito una data, possibilmente ad ottobre. Boschi non sa cosa rispondere, prende tempo e cresce il nervosismo. Si aggiunge la protesta della minoranza dem per il simbolo della festa dell’Unità nazionale, definito una “forzatura sguaiata”, uno spottone per il sì al referendum. E la ministra sbotta: “Chi propone di votare no, non rispetta il Parlamento”.  Una offesa bruciante che non può passare sotto silenzio.

La ministra non conosce l’articolo 138 della Costituzione

Dice la Boschi: “Abbiamo scelto di rispettare in toto la procedura prevista dall’articolo 138 della Costituzione per modificarla, questo ha significato scegliere la strada più dura, un impegno notevole. Ma ora è un elemento di forza anche rispetto a chi propone di votare ‘No’, buttando via due anni di lavoro e ricominciare daccapo, immaginando che ci sia una maggioranza per una riforma diversa. Ma questo vuol dire non rispettare il lavoro che il Parlamento ha fatto: sei votazioni con maggioranze che hanno sfiorato il 60%. Un dibattito vero”. Sorprende che la ministra citi l’articolo 138 e faccia finta di non sapere che il referendum era già previsto dal momento che 166 deputati lo avevano richiesto con tanto di firma. Qualcuno le deve aver detto che la sua dichiarazione era andata oltre le righe e oltre le immagini che la tv ci ha dato delle sedute di Camera e Senato, aule semivuote. L’Ufficio stampa della ministra con una nota precisa che “la sua affermazione non era affatto riferita a chi legittimamente deciderà di votare ‘No’ al referendum”. Sempre Boschi ricorre anche a richiami storici, a quando fu votata la Costituzione. Meglio sorvolare, in storia non doveva essere molto forte. Le precisazioni della ministra e alcune sciocchezze dette da Renzi, “noi siamo immuni dalla sindrome Bertinotti”, non allontanano la bufera. La minoranza del Pd non ci sta, non accetta la scelta di schierare la Festa dell’Unità per il sì nel referendum. La critica molto forte  della minoranza dem riguarda lo slogan “L’Italia che dice sì”, affiancato da una grande croce verde e rossa che richiama quella che si disegna su una scheda elettorale. “Un errore, una forzatura sguaiata, una militarizzazione che rischia di trasformarsi in un boomerang”, affermano in particolare i bersaniani fin dal momento in cui viene pubblicato il manifesto su twitter dal tesoriere del partito, Francesco Bonifazi. Bersaniani che da tempo chiedono “piena cittadinanza” anche per le ragioni del no.

“Forzare sulle Feste è come escludere un pezzo della nostra storia”

“Dal 28 agosto all’11 settembre – scrive Bonifazi – vi aspettiamo a Catania per la festa nazionale dell’unità con l’Italia che dice sì”. Una “forzatura” afferma Stumpo: “è innegabile che la posizione del Pd sia per il sì, ma è altrettanto innegabile che c’è tanta parte del Pd che non ha esattamente questa posizione. Forzare sulle feste è un po’ come escludere un pezzo della nostra storia. Si può fare politica senza essere sguaiati”. Miguel Gotor parla di una scelta “miope, un errore politico grave”. Non si può “trasformare il brand della Festa dell’Unità in una scheda elettorale con la croce sopra”. “Continua a essere un errore non volere dare cittadinanza anche alle ragioni del no dentro il pd e nelle feste dell’unità: si schiaffeggiano centinaia di migliaia di nostri elettori che vorrebbero seguitare a votarci alle politiche anche dopo avere scelto il ‘no’ al referendum e invece si sentono messi alla porta. Forse si pensa di sostituirli con le masse di elettori di Verdini e di Alfano. Ma la sconfitta delle amministrative non ha insegnato nulla?”. Federico Fornaro richiama gli “ultimi  sondaggi, dicono che un terzo  di elettori del centrosinistra è orientato a votare no. Mi pare si continui a negare l’evidenza. Attenzione però che a decidere saranno gli indecisi e se si continua sulla linea del referendum sul governo il risultato rischia di essere già scritto. Nessuno nega che gli organismi di partito si siano espressi chiaramente per il sì, da qui a militarizzare la propaganda, a farlo diventare una sorta di battaglia finale, ce ne corre”. Intervengono anche esponenti di Sinistra Italiana. D’Attorre  afferma che “la croce per il sì è un po’ uno schiaffo alla tradizione delle Feste dell’Unità. Abbiate almeno la decenza di chiamarle in un altro modo”. Arturo Scotto capogruppo di Si alla Camera afferma: “Per la ministra Boschi il No al Referendum non rispetta il lavoro del Parlamento. Dimentica i regolamenti forzati, le sedute fiume e i  trasformismi vari. #memoriacorta”.

Share

Leave a Reply

Your email address will not be published.