Festa dell’Unità: i partigiani inviati al confino. Il “no” eliminato dal vocabolario. Il Meeting di Cl un grande spot per il governo. Lo inaugura Mattarella

Festa dell’Unità: i partigiani inviati al confino. Il “no” eliminato dal vocabolario. Il Meeting di  Cl un grande spot per il governo. Lo inaugura Mattarella

Si chiamano ancora “Feste dell’Unità”, ma non sono più feste di popolo. Certo organizzate da una forza politica, il Pci che di quel giornale era l’editore e poi anche  dai Ds, finché non arriva il Pd renziano. O meglio, fino a quando non arriva la battaglia della vita politica del segretario dei Democratici che è anche presidente del Consiglio, il quale si intesta la riforma della Costituzione, il referendum e l’Italicum. Tutto insieme. Impugna l’ascia di guerra, non ammette il dissenso nel suo partito, trasforma le Feste, il giornale ha mantenuto solo il titolo, glorioso, in una grande campagna elettorale per il sì che campeggia nei manifesti, ovunque si svolga una festa. Viene mandato al confino persino l’Anpi, l’associazione nazionale dei partigiani che dettero un contributo essenziale alla lotta contro i fascisti, proprio quelli che inviarono al confino, perseguitarono gli antifascisti. L’episodio  più grave alla Festa dell’Unità di Bologna.

Alla Festa di Bologna vietato all’Anpi di fare propaganda per il “no” al referendum

Racconta la presidente dell’associazione dei partigiani bolognesi, Anna Cocchi: “Ci hanno invitato alla Festa dell’Unità, ma dicono che non possiamo fare campagna per il No al referendum nel nostro stand. Non possiamo distribuire volantini né materiali. Secondo me a queste condizioni non c’è spazio per la nostra partecipazione alla festa del Pd di Bologna: non possiamo partecipare se ci sono dei veti su di noi”. Prosegue: “Consulterò anche gli altri membri del direttivo, ma la mia opinione è questa. Se non ci viene data la possibilità di esprimerci non ha senso che siamo presenti col nostro stand”. Non si tratta di un caso isolato. Proprio qualche giorno prima nessun rappresentante dell’Anpi è stato invitato a partecipare alle manifestazioni che ricordano la giornata della Liberazione di Firenze (11 agosto 1944). La segreteria  provinciale dell’Anpi scrive al sindaco di Firenze, Dario Nardella, il fiduciario di Renzi Matteo, facendo presente che “per la prima volta nessun rappresentante dell’erede dei partigiani che combatterono per la cacciata dell’esercito nemico, lasciando sul terreno, secondo le cronache, 205 morti e 435 feriti, è stato invitato a prendere la parola in ricordo di quella giornata, che meritò alla città la prima medaglia d’oro della storia repubblicana da parte del capo del Governo Ferruccio Parri”. “Riteniamo incomprensibile e grave tale scelta – prosegue -, in primo luogo verso le partigiane ed i partigiani che hanno combattuto per la città di Firenze”.

Anche la minoranza del Pd è messa in un angolo, fuori dalle feste

C’è un filo rosso, anzi nero, che lega questi episodi di intolleranza, di chiusura verso forze ed organizzazioni democratiche che hanno sempre trovato spazi adeguati, possibilità di esprimersi, di confronto. Certo che la Festa dell’Unità “è la festa del Pd”, come dice il vicesegretario Lorenzo Guerini. Certo anche, lo dice sempre Guerini, “che il Pd non è un centro culturale, ma un partito”. Affermazione rischiosa ma Guerini dice una verità. Con la cultura il Pd, per sua natura, non ha proprio niente a che fare. Ha ragione anche quando dice che si tratta di un partito che “in tutti i suoi organismi ha votato sì a questa riforma costituzionale”. Conseguenza: “Chi è per il no ha occasione di esprimere la propria posizione fuori dalla feste”. Quindi  proprio il confronto politico, i tanti dibattiti con esponenti di partiti e avversari politici, gli stand di associazioni, forze sociali, dove venivano esposti progetti, rivendicazioni, richieste anche non in linea con la politica di cui l’Unità era espressione, via tutto. Guerini nella sua foga renziana compie un clamoroso autogol. O forse si parla a nuora perché suocera intenda. La suocera in questo caso è la minoranza del Pd, sono i comitati per il No di cui fanno parte esponenti dei Democratici. Certo una qualche presenza sparsa qua e là non si nega a nessuno. La realtà è che la minoranza è messa in un angolo. Il richiamo è chiaro. Non portate il “no” dentro le feste. E se per caso svolgendosi queste in spazi pubblici se qualcuno vuole distribuire entro o fuori, diciamo all’ingresso, un volantino, lo si caccia? Si chiama la forza pubblica? O provvederà un servizio d’ordine casareccio?

Comunione e Liberazione mobilitata a sostegno del premier. Boschi, star del meeting

Le feste sono solo l’inizio di una campagna per il “sì” che vede mobilitate forze sociali, associazioni come Comunione e Liberazione, ormai organizzazione parapolitica, governativa, che porta in omaggio al presidente del Consiglio il Meeting, 19-25 agosto, che si svolge a Rimini, giornate intense di spot che niente hanno a che vedere con la mission religiosa dietro cui si maschera questo evento. Il meeting avrà la benedizione del Presidente della Repubblica che lo inaugurerà venerdì 19 dialogando con la presidente della Fondazione Meeting, Emilia Guarnieri, e con il presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, Giorgio Vittadini. Una presenza che non è avvenimento di poco conto, quasi una eccezione nelle presenze pubbliche di Mattarella. Si deve risalire all’agosto del 2011 per trovare una iniziativa simile. Fu infatti Giorgio Napolitano ad aprire il meeting. Dopo pochi mesi le dimissioni di Silvio Berlusconi e poi il governo Monti. Ogni riferimento è puramente casuale. Certo non tutti i meeting hanno visto impegnati in prima persona il  Capo dello Stato. “Tu sei un bene per me”. Questo il tema del grande raduno di Cl. C’è già chi ironizza, quel “tu” avrebbe un nome preciso. Renzi? Errore. L’anno scorso ha vissuto alla grande la sua partecipazione. Quest’anno ha ceduto il passo alla ministra Boschi, guarda caso la titolare della riforma della Costituzione che sarà il pezzo forte, la star del meeting.

Cinque ministri, Confindustria, Finanza, Rai, Cisl, qualche costituzionalista, tutti insieme appassionatamene

Ben cinque ministri, allineati e coperti, Paolo Gentiloni, Maurizio Martina oltre a Boschi per il Pd, Angelino Alfano e Beatrice Lorenzin. Non parleranno i politici ciellini più in vista come il capogruppo di Area Popolare Maurizio Lupi e il senatore Roberto Formigoni. Tanti gli esponenti del mondo economico e finanziario, Eni in testa, Confindustria al gran completo, associazioni del mondo agricolo, la Rai in forze con alla testa il presidente Monica Maggioni che tornerà a fare la giornalista. Un angolino è stato trovato anche per Annamaria Furlan, segretario generale della Cisl, non a caso schierata per il “sì” al referendum. Ma i “pezzi forti” sono i costituzionalisti, da Violante ad Amato alla testa della pattuglia che sta con Renzi, ci  sarà anche Prodi in un angolo che parla di problemi internazionali, ancora, membri del Consiglio superiore della magistratura. Una lunga fila insomma. Non è detto che lo stesso Renzi non faccia una visita. Infine, dimenticavamo, due esponenti della Chiesa, il direttore di Civiltà cattolica, padre Antonio Spadaro che parlerà della “Diplomazia di Francesco. La Misericordia come processo politico”. Se ben ricordiamo in una intervista si era dichiarato per il sì al referendum. Con lui monsignor Matteo Maria Zuppi, scelto dal Pontefice come arcivescovo di Bologna.

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