Cgil smonta l’ottimismo renziano. L’economia è sgonfia. Non c’è ripresa ma substagnazione. Disoccupazione mai scesa sotto l’11,5. Confindustria non attendibile. La ricerca di Almanacco

Cgil smonta l’ottimismo renziano. L’economia è sgonfia. Non c’è ripresa ma substagnazione. Disoccupazione mai scesa sotto l’11,5. Confindustria non attendibile.  La ricerca di Almanacco

Si chiede la Cgil, con la pubblicazione del numero di luglio dell’Almanacco mensile che fa le pulci alla situazione economica, se le previsioni degli istituti statistici ed economici italiani e internazionali, siano stime “del tutto sbagliate o intellettualmente disoneste”. La pubblicazione della Cgil evita di dare risposta. Si limita a far parlare i dati indicando anche la metodologia seguita nella ricerca. E proprio i numeri smentiscono l’euforia renziana e dei media secondo cui tutto va bene, la ripresa sta correndo. Per quanto riguarda le previsioni catastrofiste di Confindustria nel caso vincessero i “no” al referendum, “Almanacco” le contesta duramente, come vedremo più avanti. Tutti, afferma Cgil, “concordano nel rivedere al ribasso le previsioni di crescita dell’Italia per l’anno in corso e per il successivo”. Ma se ne traggono  analisi e prospettive diverse, non realistiche.

Pil, 8 punti percentuali al di sotto del 2007. Consumi e investimenti inferiori a quelli precrisi

Si evidenzia un Pil reale ancora 8 punti percentuali al di sotto di quello del 2007. Non solo. Anche consumi e investimenti restano inferiori a quelli precrisi, rispettivamente di 5 e 30 punti percentuali. Tra le forze di lavoro Cgil sottolinea, invece, come a fronte di un lieve aumento degli occupati crescano anche i disoccupati (calando l’inattività). Il tasso di disoccupazione non è mai sceso sotto l’11,5% dal 2012 (al contrario di quanto prospettato in ogni previsione governativa). Tutti dati che, secondo la Cgil, confermano “una crescita troppo vicina allo zero per essere chiamata ripresa”. “Una economia sgonfia”, la definiziane che smonta ottimismi a buon mercato diffusi dai media, tv in primo luogo, che non hanno ragione di essere.

Da recuperare  1 milione e 548 mila posti di lavoro per tornare a livello 2007

“Misurando l’occupazione in termini di unità di lavoro, come previsto nei Conti nazionali, i posti di lavoro da recuperare per tornare al livello precrisi sono ancora 1 milione e 548 mila. Dal 2007 a oggi, grazie ai Contratti nazionali, i salari reali sono aumentati, anche se meno dell’1% e con un tasso medio annuo decrescente e molto inferiore al ritmo degli anni precrisi. Anche per questo insiste la deflazione. D’altra parte – prosegue l’analisi di Almanacco – nella prima metà del 2016, pur continuando a registrare incrementi delle retribuzioni contrattuali al di sopra della variazione dei prezzi, restano circa 8,2 milioni di dipendenti in attesa di rinnovo dei CCNL (di cui circa 2,9 milioni nella P.A.)”. “L’economia italiana – afferma Cgil – sembra uscita dalla recessione per entrare in stagnazione, tracciando un sentiero di crescita ben al di sotto dei (già declinanti) livelli e dinamiche precedenti alla crisi, con inevitabili ripercussioni sul benessere e lo sviluppo del Paese. Questa mancata ripresa della crescita potenziale, ovvero questa forma di stagnazione lunga e successiva ad una grande recessione, storicamente inedita, si potrebbe definire substagnazione.”

Cgil aveva denunciato il gap previsionale del governo nel febbraio 2015

Di  questa situazione si danno diverse interpretazioni “dall’effetto Brexit al rallentamento dell’economia globale, dall’insuccesso delle politiche europee alla debolezza del sistema economico e finanziario nazionale”. Ma il risultato resta lo stesso stesso: “La variazione del Pil si attesterà al di sotto dell’1% nel 2016”. Il sindacato di corso d’Italia ricorda che lo aveva predetto già ad aprile, in audizione alla Camera sul Def 2016.  La CGIL già in una nota del 9 febbraio 2015 aveva verificato il “gap previsionale” del Governo e delle principali istituzioni sovranazionali, “che tendono a emularsi e a utilizzare gli stessi modelli di calcolo e le medesime variabili di riferimento – oltre che un identico approccio teorico – convergendo così anche sugli errori di previsione di scenari sempre troppo ottimistici, ancorché utili ai fini del calcolo di sostenibilità delle finanze pubbliche”.

Posizioni Confindustria prive di precedenti scientifici e riferimenti teorici

Torniamo così alle previsioni del tutto sbagliate o intellettualmente disoneste di cui parla Almanacco indicando, come abbiamo detto, Confindustria  Nel  caso si affermasse il “no” al referendum costituzionale – ha affermato l’organizzazione degli imprenditori – ciò causerebbe “caos politico” e di conseguenza un calo del Pil di circa 4 punti nel prossimo biennio. Previsione ampiamente utilizzata nella campagna di cui è protagonista lo stesso premier e i comitati del Pd. Almanacco la definice ancor più “inattendibile,  priva di precedenti scientifici e riferimenti teorici”, e traduce in proiezione macroeconomica le affermazioni di Confindustria. Ecco il quadro del presunto disastro: aumentano i rendimenti dei titoli sovrani (+300 punti il BTP decennale), quindi lo spread; più difficoltà di collocamento di titoli di Stato italiani nelle aste; fuga di capitali dal Paese; crollo della fiducia di famiglie e imprese; svalutazione del cambio dell’Euro. Risultato: il PIL si contrarrebbe, appunto, nel prossimo biennio di circa 4 punti. Non a caso Almanacco la definisce una “ardita e originale manifestazione di allineamento al Governo da parte di Confindustria”.

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