Calabria. Ucciso un avvocato, Francesco Pagliuso, a Lamezia Terme, il secondo in dieci anni

Calabria. Ucciso un avvocato, Francesco Pagliuso, a Lamezia Terme, il secondo in dieci anni

La storia sembra ripetersi a Lamezia Terme con la notizia della morte di Francesco Pagliuso, avvocato calabrese di 43 anni ucciso a colpi di arma da fuoco nel cuore della notte. Si tratterebbe del secondo avvocato assassinato, quasi con le stesse modalità, nell’arco di dieci anni. In questa terribile vicenda, infatti, tutti in città vedrebbero dei punti di contatto con la stessa sorte toccata nel 2002 a Torquato Ciriaco, noto esperto di diritto amministrativo, ucciso mentre rientrava a casa. Così è stato anche per Francesco Pagliuso, uno dei più noti penalisti della piccola cittadina calabrese, che è morto solo, nella sua macchina a pochi metri da casa sua, dove i parenti lo attendevano ansiosi e preoccupati, vittima di un agguato le cui dinamiche ancora rimangono non del tutto limpide. Alcuni testimoni parlano di diversi colpi di pistola percepiti nel silenzio della notte, come confermato dai primi rilievi e dalle telecamere della zona che mostrano un uomo che imbraccia una pistola e spara tre o quattro volte colpendo la vittima al collo e alla testa, per poi vederlo allontanarsi rapidamente a bordo di un’auto in sosta in mezzo all’incrocio. Pagliuso girava armato, tenendo sempre con sé la sua 44 Magnum cromata, ma l’ipotesi è che non abbia però fatto in tempo ad estrarla per difendersi. Il cellulare della vittima quella sera è sempre rimasto libero e gli squilli a vuoto avrebbero destato nei familiari i primi sospetti di una tragedia, dal momento che Pagliuso aveva l’abitudine di rispondervi prontamente a tutte le ore del giorno. Motivo determinante che li avrebbe così spinti a chiamare i carabinieri. Pochi minuti più tardi, la triste scoperta: i militari hanno individuato l’auto di Pagliuso e lo hanno trovato esanime riverso sul volante, con al fianco il fedele cane.

Il movente non é ancora del tutto evidente, perciò la scelta degli inquirenti è stata quella di seguire diverse piste, tra cui quella legata all’ambito strettamente professionale e al delitto per mafia, considerando il ruolo “scomodo” che l’avvocato ricopriva. Pagliuso, infatti, giovane e votato alla giustizia, era impegnato in tutti i più importanti processi di ‘ndrangheta incardinati tra Lamezia Terme e Catanzaro: Andromeda, Perseo, Alchemia e Black money, anche i  Giampà, prima del loro pentimento, ma ancor prima i Torcasio. Era anche l’avvocato di Franco Perri l’imprenditore lametino a capo del più grande centro commerciale della Calabria e tra i suoi assistiti anche Domenico e Giovanni Mezzatesta, padre e figlio, autori del duplice omicidio di Decollatura di Francesco Iannazzo e Giovanni Vescio, avvenuto a marzo del 2013. Dopo l’agguato Domenico Mezzatesta si era dato alla latitanza e la sua fuga sarebbe stata gestita proprio dall’avvocato Pagliuso.

D’altro canto, Pagliuso è stato anche l’avvocato di Ida D’Ippolito, ex senatrice di Forza Italia, oltre che famoso per essersi speso strenuamente nella difesa di grandi imprenditori e burocrati regionali, coinvolti nei processi per criminalità organizzata, per i quali era nel tempo diventato un punto di riferimento. In città la notizia si è diffusa rapidamente e ha suscitato grande scalpore e rabbia, ma allo stesso tempo albeggia la speranza che un colpevole si trovi e non finisca tutto in prescrizione, come per il caso di Ciriaco, chiuso nel 2014 dopo la testimonianza del pentito Francesco Michienzi, ritenendo che fosse stato ucciso per interessi che riguardavano l’acquisto di un’azienda edile che la cosca Anello voleva assegnare ad un altro imprenditore. La morte di Ciriaco è rimasta, di fatto, ingiustificata realmente e nessuno è stato ancora condannato.

Share

Leave a Reply