Turchia. Dopo il fallito golpe, giro di vite dettato da Erdogan, che sfida gli Usa. Le ambiguità dell’Europa

Turchia. Dopo il fallito golpe, giro di vite dettato da Erdogan, che sfida gli Usa. Le ambiguità dell’Europa

Le nubi nere della repressione durissima e indiscriminata contro gli oppositori di qualunque tipo si addensano sulla Turchia di Erdogan dopo il fallimento del golpe di venerdì notte. 6000 persone sono state tratte in arresto e forse torturate dalle forze di polizia, e tra queste moltissimi e giovanissimi militari, accusato di aver partecipato al colpo di stato. Parlando ad una orazione funebre a Istanbul, lo stesso Erdogan ha auspicato “la pulizia di tutte le istituzioni dello stato dal virus” dei seguaci di Fethullah Gulen. Il cosiddetto “Gulen group”, secondo Erdogan, ha rovinato le forze armate, e i suoi membri saranno arrestati in tutti i ranghi dell’esercito. Erdogan ha anche annunciato di voler richiedere agli Stati Uniti l’estradizione di Gulen, che vive in Pennsylvania.

Duro colpo alle relazioni diplomatiche tra Turchia e Usa. Erdogan sfida Obama

Le relazioni diplomatiche tra Turchia e Stati Uniti hanno subito un duro colpo con l’accusa lanciata da Erdogan di un coinvolgimento diretto di Gulen nel golpe, in qualche modo sostenuto dall’amministrazione Obama. Il Dipartimento di Stato americano, però, ha rilanciato una dichiarazione in cui nega ogni legame con gli eventi. “Insinuazioni o dichiarazioni pubbliche su qualunque ruolo svolto dagli Stati Uniti nel fallito tentativo di golpe sono decisamente false e dannose per le nostre relazioni bilaterali”, ha tagliato corto il Dipartimento di Stato, riassumendo un messaggio scritto dal segretario di stato John Kerry alla sua controparte turca. Kerry ha detto che la Turchia dovrebbe produrre le prove della colpevolezza di Gulen, ed ha espresso la preoccupazione che Erdogan voglia utilizzare a suo vantaggio l’esito del golpe per chiudere la partita coi nemici interni ed esterni. “Invitiamo il governo della Turchia”, ha detto Kerry molto irritato in conferenza stampa, “come sempre facciamo, a presentarci ogni legittima evidenza che sottoporremo ad attento esame”.

Chi sono Erdogan e Gulen

Il fatto è che sia Erdogan che Gulen sono i leader dei due movimenti islamisti in cui si divide la Turchia. E una volta hanno perfino combattuto assieme per rovesciare i partiti laici e non religiosi al potere. Poi, in anni recenti, Erdogan ha accusato Gulen di aver orchestrato una campagna di odio contro di lui, per scalzarlo dal potere. Così Gulen dal 1999 è costretto all’esilio, con un mandato di arresto internazionale per terrorismo che pende sulla sua testa, emanato direttamente da Erdogan nel 2014. Gulen ha negato di essere la mente degli eventi golpisti in Turchia. La dimostrazione è nel fatto che i golpisti hanno dichiarato di voler combattere per proteggere le tradizioni laiche della Turchia. Più volte Erdogan è stato oggetto di violentissime critiche per aver eroso la laicità dello stato turco, e di aver enormemente limitato libertà e democrazia. Non è un caso che la purga di Erdogan abbia colpito più di 2700 giudici, licenziati con effetto immediato. Gli analisti concordano sul fatto che il golpe fallito abbia dato a Erdogan quel sostegno pubblico di cui aveva bisogno per spingere verso un ulteriore cambiamento, più repressivo, del sistema politico. Erdogan intende centralizzare il potere su di lui, e sulla sua cerchia, piuttosto che sul Parlamento, mettendo in atto quella tendenza autocratica avviata da qualche anno.

Le ambiguità di Federica Mogherini, di Gentiloni e della stessa Merkel. La Francia durissima contro Erdogan

Il ministro degli esteri francesi Ayrault ha ammonito Erdogan sulla utilizzazione a suo vantaggio del fallito colpo di stato, come una sorta di “cambiale in bianco” che gli consenta di annichilire le opposizioni. “Chiediamo che lo stato di diritto venga ripristinato in Turchia”, ha detto Ayrault, mettendo anche in dubbio la reale attendibilità dell’impegno turco nella lotta contro l’Isis. Si tratta di una posizione, quella francese, più netta rispetto alle ambiguità manifestate da altre cancellerie europee e dalla stessa Federica Mogherini, capo della diplomazia della UE. Gentiloni si è limitato ad auspicare il ritorno allo stato di diritto, mentre la Mogherini ha chiesto “stabilità” per la Turchia. Più articolata la posizione di Angela Merkel, che condanna il tentato golpe, ma stigmatizza il bagno di sangue che si è verificato in seguito al golpe. “La Germania sta dalla parte di tutti coloro in Turchia che difendono la democrazia e lo stato di diritto”, ha detto Angela Merkel. Come si vede, l’unico a denunciare il regime liberticida di Erdogan è stato, senza se e senza ma, il ministro francese Ayrault. Gli altri? Non possono rinunciare a Erdogan quale “generoso” (grazie a 6 miliardi di euro di contributi della UE) garante del blocco dei migranti e dei rifugiati siriani verso l’Europa.

Riprendono i raid aerei verso la Siria

Intanto, domenica le forze di polizia di Ankara hanno arrestato il comandante di una base aerea turca utilizzata dagli Stati Uniti. Uno degli ufficiali della base ha comunicato che il generale Bekir Ercan Van, 10 militari e un poliziotto della base di Incirlik sono stati arrestati. Dalla stessa base, sono invece riprese domenica le partenze dei jet militari per i raid aerei sugli avamposti siriani dell’Isis, sospesi nella notte del golpe.

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