Tour de France senza emozioni. Froome fa il tris. Nibali e Aru, una brutta sconfitta. Astana sbaglia tattica. Champs Elysées vince Graipel

Tour de France senza emozioni. Froome fa il tris. Nibali e Aru, una brutta sconfitta. Astana sbaglia tattica. Champs Elysées vince Graipel

Tanta folla per le strade del Tour, sole  a piombo, vento, pioggia, grandine perfino, montagne piene di neve, paesaggi stupendi. Insomma tutto il contorno per un grande spettacolo sportivo che non c’è stato. Fughe di comprimari, volate da brivido, il tour si è svegliato solo negli ultimi chilometri delle tappe, vinte da velocisti di vaglia come Cavendish, Sagan, passisti in primo piano. A Froome sono state sufficienti due cronometro per sistemare le cose, nessuno lo ha infastidito, nessuno è stato capace di staccarlo. Anche quando è caduto il corridore inglese è rientrato in gruppo, tutelato da uno squadrone, quello di Sky che non dà spazio a nessuno. Anzi lascia l’onere di tirare il gruppo all’Astana che fa fuoco e faville con passisti come Rosa, nell’attesa che si muova Aru, magari trainato da Nibali. Tattica disastrosa che ha sacrificato sia Aru che Nibali e i risultati altrettanto disastrosi si sono visti. Si può dire che il Tour è stato vinto in discesa con le esibizioni di Froome. Solo i telecronisti della Rai ci comunicavano che arrivano le grande montagne e ci sarà lotta accanita, annunciavano un Aru pronto a dare la scalata alla classifica, il sesto posto è poco, può arrivare al podio. E mentre la corsa va, sempre i telecronisti Rai ci raccontavano storie del passo di montagna, illustravano le bellezze del paesaggio francese, di quello svizzero, del Monte Bianco, dei Pirenei. In realtà, questo Tour ha dimostrato che non ci sono più i grandi scalatori. Se in cima ad una montagna che si definisce difficile da scalare, dieci, dodici chilometri di salita, arrivano insieme una trentina di corridori vuol dire che oggi non c’è alcuno con le gambe dello scalatore, quello che fa il vuoto. Basta leggere la classifica generale, certo gente che vince, ma non ci sono ciclisti capaci delle grande imprese, quelle che infiammano gli appassionati.

La crisi del campione sardo: fame, pioggia, freddo lo hanno bloccato. Riscatto dello “squalo”

Aru non è stato capace di lasciarsi alle spalle gli avversari, anzi la montagna lo ha tradito, non ce l’ha fatta. Ha perso ben 17 minuti, è sceso in classifica generale dal sesto al tredicesimo posto. L’aiuto di Nibali è servito a poco. Non era quello che ha vinto il Giro d’Italia. Aveva il compito di far da spalla ad Aru. Ma un campione come Nibali, non a caso chiamato “lo squalo”, difficilmente si trasforma in gregario. Si  perde anche lui, un giorno va bene, quello seguente si riposa e perde una ventina di minuti. Poi risorge proprio mentre Aru crolla, lui arriva terzo, in una tappa segnata dall’ultima montagna. Poteva addirittura vincere ma, dice, ha avuto timore della discesa sulla strada bagnata. Nella tappa precedente era caduto, scivolato insieme proprio a Froome. Il capitano nel frattempo sprofondava, crisi di fame, pioggia, freddo? Aru ha negato. Ha detto che  all’improvviso le gambe non giravano più. Stava bene, tanto che gli uomini dell’Astana tiravano il gruppo dei migliori. Risultato: gli italiani, fuori dal podio non hanno ottenuto alcuna vittoria di tappa, gli spagnoli hanno colmato il vuoto con Izagirre, giunto davanti a Pantano e Nibali. I francesi con Bardet salgono al secondo posto del podio. Il terzo è il colombiano Quintana, anche lui deludente. Ultima tappa, niente cambia. Classica “passeggiata” agli Champs Elysées, gremiti di folla, stretta sorveglianza delle forze di polizia. Si giocano la prestigiosa vittoria  i grandi dello sprint. Alla fine prevale André Greipel, batte Sagan il corridore premiato per la combattività dimostrata durante tutte le tappe del Tour

Alla grande corsa francese non si viene per allenarsi

La realtà, amara per Nibali, finito fra gli anonimi della classifica è che al Tour  non si viene per allenarsi in vista delle Olimpiadi. I soloni del ciclismo italiano dovevano saperlo. Loro, solo loro sono i responsabili della brutta figura degli azzurri. Andranno alle Olimpiadi con il peso di una sconfitta bruciante. Nibali, Aru a Rio possono prendersi una rivincita. Purché si facciano guidare dal loro istinto, dalla loro classe, lasciando a casa tattiche inventate a tavolino.

La classifica  generale

. Christopher Froome       (Gbr, Sky)            in 86h21’40”
2. Romain Bardet            (Fra, Ag2R)            a    04’05”
3. Nairo Quintana           (Col, Movistar)        a    04’21”
4. Adam Yates               (Gbr)                  a    04’42”
5. Richie Porte             (Aus)                  a    05’17”
6. Alejandro Valverde       (Esp)                  a    06’16”
7. Joaquin Rodriguez        (Esp)                  a    06’58”
8. Louis Meintjes           (Rsa)                  a    06’58”
9. Daniel Martin            (Irl)                  a    07’04”
10. Roman Kreuziger          (Cze)                  a    07’11”
11. Bauke Mollema            (Ned)                  a   13’13”
12. Sergio Luis Henao        (Col)                  a    18’51”
13. Fabio Aru                (Ita)                  a    19″20

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