Stipendi al management Rai vergognosamente elevati. Parlano di trasparenza e mercato, ma è un trucco immorale. Il Pd in difficoltà si difende, ma la lottizzazione è la sua

Stipendi al management Rai vergognosamente elevati. Parlano di trasparenza e mercato, ma è un trucco immorale. Il Pd in difficoltà si difende, ma la lottizzazione è la sua

Stipendi dei top manager sopra i 200 mila euro, ma anche consulenze, appalti, bilanci, investimenti e ”tutto quello che accade nella sala del consiglio di amministrazione”. La Rai si prepara alla grande operazione trasparenza che, come da riforma, da domani la renderà una casa di vetro, seconda in Europa solo alla BBC, con molti dati fino a oggi sensibili resi pubblici online. Ad attenderla c’è però già una bufera di polemiche sui compensi vergognosamente ‘stellari’ attribuiti a dirigenti e direttori. Le cifre ufficiali ancora non si conoscono, Dg e presidente non si sbottonano ma sulle indiscrezioni riportate oggi da diversi quotidiani puntano il dito in molti, da Di Battista di 5Stelle che parla di stipendi “vergognosi” al segretario dem della Vigilanza Rai Michele Anzaldi (“compensi ben oltre il tetto imposto dal governo”) fino al presidente Pd Matteo Orfini che sottolinea come molti dei “beneficiari non hanno alcun mercato”.

Maggioni e Campo Dall’Orto, nel corso di una inedita conferenza stampa domenicale, si dicono sereni e si attribuiscono meriti che non sono loro, come giustamente rivendica perfino il sottosegretario alle Telecomunicazioni Antonello Giacomelli. ”Per noi è una giornata molto importante”, dicono raccontando come questa rivoluzione ”non sia solo un obbligo, ma un’opportunità”, ”parte del servizio pubblico” e ”un modo per essere coerenti con il percorso di un paese”. Trasparenza, dice Maggioni, ”vuol dire responsabilità, perché con i curricula pubblicati si potrà capire chi sono le persone ai vertici e quali capacità hanno”. Trasparenza, aggiunge Dall’Orto, ”è sorella dell’innovazione. Non ci limiteremo al rispetto della norma, vogliamo portare online tutto quello che ci è consentito: abbiamo inserito anche gli stipendi del 2015 e da gennaio ci sarà il Qualitel. Sarà importante vedere l’effetto su un paese che ha bisogno di innovarsi”.

Attenzione e polemiche oggi però sono tutte su quei compensi di cui si favoleggiano già cifre da capogiro in piena spending review e che da domani (ma solo al termine del cda convocato nel pomeriggio) saranno definitivamente svelati. ”Le prime indiscrezioni – scrive su Facebook Anzaldi, piddino e vicepresidente della Commissione parlamentare di vigilanza Rai – mostrano decine di compensi ben oltre il tetto imposto dal governo ai manager pubblici (240mila euro, comunque un signor stipendio), anche per dirigenti, conduttori e direttori di cui i telespettatori hanno da tempo perso qualsiasi memoria”. Stipendi ”vergognosi” con ”medie da 300 mila euro all’anno. Smentita l’ennesima balla di Renzi”, incalza Di Battista (M5S). ”Alcuni di quei compensi sono più che giustificati – commenta Matteo Orfini (PD) – Il problema è che molti dei beneficiari non hanno alcun mercato: sono dove sono solo ed esclusivamente per il rapporto incestuoso che per anni l’azienda ha avuto con la politica”. Sui danni che la politica in passato ha perpetrato sulla Rai sono d’accordo anche i vertici dell’azienda. Ma sui numeri la versione è diversa. “Nessuna bufera” interna, assicura la Maggioni, insistendo sul fatto che direttori e dirigenti svolgono un lavoro “enorme” con “grandi responsabilità” e “tutto questo va pagato”. Anche perché il tetto dei 240 mila euro ”per noi non si applica, superato da tempo” dall’emissione del bond, spiega Dall’Orto alla stampa, un trucco escogitato dal Cda e dal Dg Gubitosi proprio per aggirare il tetto. Dall’Orto si dice ”sereno” anche per il risultato dell’analisi retributiva condotta da Korn Ferry -Hay Group che ha confrontato gli stipendi di dirigenti e giornalisti Rai da 200 mila euro in su con quelli di altre aziende italiane ed europee. Il risultato, si legge, ”è di un posizionamento in linea con la media del mercato” e per il top management anche ”significativamente inferiore: in media del 15%”. Dunque, a pensarci bene, secondo Dall’Orto, percepire un reddito di 2000 euro al giorno, mille e passa volte più di un precario o di un dipendente Rai, non solo è lecito, per effetto del trucco dei bond debitori, ma perfino al di sotto dei valori di mercato.

Un’altra indagine interna, riportano dalla Rai, rivela anche che ”dal 2012 a oggi il costo della retribuzione dei dirigenti è sceso del 5%, quello dei dirigenti giornalisti del 6,4%”. Semmai, commenta il dg, ”sono più preoccupato che da domani” con la pubblicazione delle cifre ”qualcuno possa essere sedotto da altre proposte e andare a guadagnare di più fuori”. E il mercato è il motivo per cui, come da norma, non verranno resi noti, invece, gli stipendi delle star. La trasparenza, aggiunge il dg, aiuterà anche il problema dei contenziosi, provocati spesso ”dall’immutabilità del ruolo” prevista nei vecchi contratti perché ”la pressione aiuta a modificare strutturalmente i rapporti”. Quanto ai dirigenti senza collocazione, anch’essi al centro di polemiche, ”l’intenzione è che il numero vada a zero. Più difficile è per la parte giornalistica”.

Anche la presidente della Rai, Monica Maggioni, sottolinea la legge ma aggiunge che “essendo servizio pubblico, dobbiamo essere trasparenti. È la posizione di un’azienda che ritiene che questo sia un valore nei confronti dei cittadini che pagano il canone in bolletta e hanno diritto di sapere cosa succede in Rai”. Sulla possibilità, molto più che ipotetica, che qualcuno possa inquietarsi leggendo le cifre di alcuni stipendi da centinaia di migliaia di euro, Maggioni osserva: “L’essere servizio pubblico non significa avere dirigenti di serie B. Domani leggeremo compensi che riguardano persone che fanno lavori enormi e di grande responsabilità. Un conto è dire che non devono esserci sprechi, un altro è dire che il servizio pubblico deve avere retribuzioni che sono la metà degli altri”.

Si diceva del sottosegretario Giacomelli, l’inventore di una farlocca e furbesca consultazione generale (poche migliaia di abbonati consultati). In una nota, ricorda agli attuali dirigenti Rai, selezionati personalmente da Renzi, in base alla loro partecipazione agli eventi della Leopolda, che la trasparenza, per la Rai, “è un obbligo previsto dalla riforma della governance voluta dal governo e votata dalla maggioranza parlamentare. Quella che l’azienda definisce ‘operazione trasparenza’ potrebbe chiamarsi in realtà adempimenti”. Nessun merito, ma un adempimento della governance Rai, giunto perfino in ritardo. Ciò che tuttavia colpisce, al di là della trasparenza, è la logica mercantile applicata al servizio pubblico con la quale la presidente e l’amministratore delegato legittimano stipendi scandalosamente elevati. Fanno appello alla responsabilità e ai curricula. Bene. Dall’Orto guadagna più di Barack Obama, quasi il doppio, dunque la responsabilità dell’amministratore delegato Rai è superiore a quella del presidente Usa. Complimenti. Facciamo un altro esempio. L’attuale direttore di Raidue, rete che totalizza share e audience da prefisso telefonico, chiamata direttamente dalla società Magnolia di proprietà del renziano sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, percepisce più di 300mila euro all’anno. Il primario di cardiochirurgia di un ospedale pubblico qualunque, che ha la responsabilità di salvare centinaia e centinaia di vite umane, non può superare, al termine della sua carriera 240mila euro. Il direttore di Raidue merita più di un cardiochirurgo? Non abbiamo scelto questo esempio a caso. Lo stesso attuale amministratore delegato Campo Dall’Orto viene da Mediaset, guarda caso sotto la direzione di Giorgio Gori, e da Magnolia,

Che razza d’Italia è questa, dove si premia a suon di centinaia di migliaia di euro un circolo di soliti noti, con la legittimazione delle presunte regole di mercato, e si lasciano andare via, espatriare, mollare i migliori talenti della medicina, della ricerca scientifica, della fisica, delle università proprio per mancanza di fondi? Se sono vere le indiscrezioni uscite sui quotidiani, gli stipendi dei primi venti protagonisti del management Rai assommano a qualche decina di milioni di euro, che, visti i risultati del servizio pubblico in questi anni, avrebbero potuto essere utilizzati molto meglio se dirottati altrove. E per non farci mancare nulla, vorremmo consigliare alla presidente Maggioni, a proposito di successi sul mercato, che il direttore del World service della BBC (non c’è bisogno di spiegarne il valore) raggiunge la stratosferica cifra di 215mila sterline, meno di 250mila euro, mentre il direttore dell’Accademia della BBC (grandissima risorsa per talenti) arriva alla stellare cifra di 190 sterline. Che razza d’Italia è questa?

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