Spagna. Incarico esplorativo del re a Rajoy, che rifiuta di chiedere la fiducia. Socialisti, Unidos Podemos e Ciudadanos non lo sosterranno

Spagna. Incarico esplorativo del re a Rajoy, che rifiuta di chiedere la fiducia. Socialisti, Unidos Podemos e Ciudadanos non lo sosterranno

Lo sforzo di porre termine al blocco politico che ha paralizzato la Spagna per sette mesi si arricchisce di un nuovo capitolo, dopo che il primo ministro pro tempore Mariano Rajoy ha accettato l’incarico esplorativo che il re gli ha conferito, per la formazione di un nuovo governo. Incarico che si annuncia irto di enormi difficoltà, visto che lo stesso Rajoy ha già annunciato di non sapere se si presenterà al Parlamento per chiedere la fiducia. La Spagna è priva di un governo stabile e fiduciato dalle elezioni generali del 20 dicembre del 2015. Nemmeno le elezioni generali del 26 giugno 2016, tuttavia, hanno fornito la possibilità di una maggioranza di coalizione stabile.

Nella notte di giovedì, il primo ministro Rajoy, ancora in carica, il cui partito popolare ha vinto le elezioni politiche di giugno e detiene la maggioranza relativa in Parlamento, ha comunicato di aver accettato l’invito del re Felipe VI a costruire “un governo solido e stabile prima possibile”. Rajoy si è impegnato ad aggiornare il re “dopo un ragionevole periodo di tempo” sull’andamento delle consultazioni con gli altri partiti, e scioglierà la riserva a proposito della possibilità di formare una maggioranza in grado di ottenere la fiducia.

I partiti di opposizione hanno reagito subito contro il rifiuto di Rajoy di presentarsi alle Camere, sostenendo che la Costituzione spagnola chiarisce che chiunque accetti il mandato del re di formare il governo è obbligato a presentarsi alla Camera dei deputati per il voto di fiducia. “È un gesto irresponsabile quello di Mariano Rajoy”, afferma il portavoce del Psoe, il Partito socialista spagnolo, “di speculare sulla possibilità di non presentarsi alle Camere. Gli chiediamo di essere più serio e di rispettare la Costituzione”.

Dopo le elezioni di giugno 2016, i popolari sono forti di 137 seggi su 350, e devono ottenerne almeno 176 per una maggioranza assoluta. Le possibilità che Rajoy stringa accordi di coalizione sono decisamente basse. I socialisti, giunti al secondo posto, hanno rifiutato il sostegno a Roajoy, come ha fatto la coalizione di Unidos Podemos (Izquierda Unida e Podemos). I centristi di Ciudadanos hanno auspicato che non si vada a una terza elezione generale, e secondo loro il modo migliore per evitarla sarebbe quella di un voto di astensione sulla fiducia, consentendo a Rajoy di battezzare un governo di minoranza. Ciudadanos, in ogni caso, ribadisce che non darà il suo appoggio a Rajoy, perché i popolari non hanno mostrato alcun impegno verso il rinnovamento e la rigenerazione.

I popolari, indeboliti da molti scandali per corruzione in anni recenti, hanno subito un duro colpo questa settimana, quando un tribunale ha ordinato al partito di presentarsi a processo per la distruzione di due computer utilizzati dall’ex tesoriere, sottoposto a processo, appunto, con pesantissime accuse di aver costituito un fondo segreto con le mazzette derivate da fenomeni di corruzione. Tuttavia, la notizia che il tasso di disoccupazione spagnola è crollato ai minimi da sei anni, ha in qualche modo rianimato i popolari. Inoltre, venerdì, lo stesso Rajoy ha chiesto al Tribunale di Madrid di procedere contro Carme Forcadell, il presidente pro-indipendenza del Parlamento catalano, per aver concesso mercoledì un controverso dibattito e un voto di indirizzo per l’indipendenza. Secondo il governo spagnolo in carica, il Parlamento catalano ha “violato palesemente lo stato di diritto e l’Ordinamento costituzionale”.

In ogni caso, la situazione sembra la medesima dell’inverno scorso: qualora nessun candidato dovesse ricevere la fiducia della Camera entro due mesi, il re sarebbe costretto nuovamente a sciogliere il Parlamento e indire terze elezioni consecutive nel giro di pochi mesi.

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