Roma. Criminalità e malaffare, le mareggiate su Ostia non finiscono mai. Domiciliari per un commissario di Ps e sequestro milionario dei Carabinieri

Roma. Criminalità e malaffare, le mareggiate su Ostia non finiscono mai. Domiciliari per un commissario di Ps e sequestro milionario dei Carabinieri

Le mareggiate su Ostia non finiscono praticamente mai, dopo i sequestri imponenti ad opera della Guardia di Finanza nella giornata di giovedì, anche questo ultimo venerdì di fine luglio ha acceso ancora una volta i riflettori sul Lido di Roma. Arresti domiciliari per l’ex commissario di Ostia, Antonio Franco, accusato di corruzione, falso ideologico e accesso abusivo a sistema informatico, nell’ambito di una inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Roma. Insieme ad Antonio Franco, attualmente in servizio a Lucca, il gip Simonetta D’Alessandro ha disposto anche l’arresto -in questo caso in carcere- del gestore di una sala scommesse lidense, Mauro Carfagna. Stando agli inquirenti il dirigente della polizia di stato, arrestato dagli uomini della Squadra Mobile, sarebbe intervenuto “a seguito di controlli nelle sale giochi gestite da Carfagna, effettuati dal personale di P.S. appartenenti al Commissariato da lui diretto, per risolvere le questioni insorte, assicurando un esito favorevole delle procedure amministrative attivate”. In altre circostanze, lo stesso Antonio Franco, avrebbe aiutato Carfagna, avvisandolo di imminenti controlli presso una delle sue sale giochi, sostenendolo per “eludere l’esecuzione di uno sfratto esecutivo”, o attivandosi per fargli ottenere il rilascio di autorizzazioni per nuove sale giochi. Una serie di “favori” in cambio dei quali l’ex commissario di Ostia avrebbe ricevuto da Carafagna il pagamento del canone mensile di locazione di un appartamento utilizzato per incontrarsi con una donna. Sempre ad Ostia i carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo e contestuale confisca dei beni emesso il 1 luglio scorso dalla Corte di Appello di Roma – Terza Sezione Penale, nei confronti di Carmine Fasciani, classe‘49, pluripregiudicato, noto alle cronache come il maggiore esponente della criminalità organizzata operante sul litorale romano. Si tratta di un sequestro, disposto ai sensi degli artt. 12 sexies L. 356/1992, 321 c.p.p. e 240 c.p., propedeutico alla confisca dei beni nei confronti di persona colpita da sentenza di condanna. Il provvedimento è stato adottato su conforme richiesta della Procura Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Roma (Sost. Proc. Dott. Otello Lupacchini) che, nel valutare la sussistenza del presupposto “soggettivo” indicato dalla normativa speciale antimafia per la confisca, ossia la sentenza di condanna, ha recepito l’esito delle indagini delegate al Nucleo Investigativo CC di Roma e svolte nei confronti del predetto Fasciani che hanno consentito di documentare l’esistenza delle condizioni “oggettive” richieste dalla norma, tra cui l’accertata macroscopica sproporzione tra il patrimonio accumulato, direttamente ed indirettamente, dal Fasciani e dal proprio nucleo familiare negli ultimi 30 anni, rispetto al reddito dichiarato al fisco. L’attività investigativa svolta dai Carabinieri di via in Selci sul conto di Fasciani consente di sostenere, con assoluta certezza, che lo stesso, all’inizio degli anni ’70 ha intrapreso la propria carriera criminale, che si è protratta fino ai giorni nostri senza soluzione di continuità. Egli infatti, in questo ampio arco temporale, ha riportato diverse sentenze di condanna tra cui: quella del 22 ottobre 1983, per violazione alla legge sugli stupefacenti; quella del 10 aprile 1995 per i delitti di estorsione ed usura ed infine, quella del 22 febbraio 2007, nr. 1645/07 della Corte di Appello di Roma – Seconda Sezione Penale, irrevocabile in data 10 dicembre 2015, per il delitto di cui all’art. 74 comma 2 D.P.R. 309/1990, associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, sulla quale si basa l’attuale provvedimento di sequestro.
Fasciani è già stato colpito da diversi sequestri dei beni; in ultimo è stato recentemente disposto nei suoi confronti, dal Tribunale di Roma – Sezione Misure di Prevenzione, un sequestro anticipato di beni – tra cui si annovera lo stabilimento balneare “Village” simbolo dell’egemonia dei Fasciani sul litorale di Ostia – beni che attualmente risultano efficacemente gestiti dagli amministratori giudiziari, nominati dal Tribunale, nell’interesse dei cittadini del litorale della Capitale.
L’attuale sequestro e contestuale confisca riguarda, oltre ai beni già in precedenza sottoposti a sequestro, anche alcuni beni intestati ad appartenenti alla famiglia di origine quale la madre Domenica Fantozzi e complessivamente colpisce 9 rapporti finanziari accesi presso vari istituti di credito, 14 immobili con relative pertinenze ubicati a Roma e Capistrello (AQ), 9 società ovvero quote sociali intestate a prestanome, per un valore totale stimato di circa 10 milioni di euro.

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