Renzi maschera la crisi. Ma i numeri lo smentiscono. Non c’è ripresa, il Paese sempre più povero. Il Sud paga il prezzo più alto

Renzi maschera la crisi. Ma i numeri lo smentiscono. Non c’è ripresa, il Paese sempre più povero. Il Sud paga il prezzo più alto

La parola d’ordine, quella che usano Renzi e i suoi ministri, Padoan e Poletti in prima fila, assecondati da Confindustria, per definire lo stato della nostra economia è:  la ripresa c’è, anche se debole precisano. Bontà loro. Gli scriba che si occupano di queste cose, spacciandosi per esperti economici, non fanno una grinza e ci deliziano raccontandoci le mirabolanti imprese di Renzi Matteo. Il quale nei suoi vari pellegrinaggi, tanti nella campagna elettorale per le amministrative, ci delizia del racconto di quante belle cose ha fatto il per il paese, per il lavoro, per l’uguaglianza, per le zone più povere. Ricordiamo che sempre in riferimento alla ultima campagna elettorale ha incontrato sindaci, presidenti di Regioni meridionali, annunciando la firma di “patti” che avrebbero trasformato, e già il governo si era mosso su questa strada, in Campania e in Puglia in particolare, il nostro  Mezzogiorno in una specie di eldorado, un  nuovo paradiso dove Adamo ed Eva potevano raccogliere ben altro che le mele. Non infieriamo. Ricordiamo solo che la immane tragedia dei due treni che si scontrano non nasce per caso. Sentir parlare di comunicazione fra i capi stazione attraverso fonogrammi stampati su macchinette vecchie come il cucco, fa venire i brividi. Proprio Renzi è fra coloro che non perde occasione per far presente che l’innovazione tecnologica è al centro delle iniziative del suo governo. Senza dubbio utilizza l’innovazione per reclamizzare le sue iniziative, una, due, tre, più volte al giorno.

Il Mezzogiorno abbandonato a se stesso. Niente avviene per caso

Vogliamo solo aggiungere che un segnale in direzione di questo Mezzogiorno abbandonato a se stesso poteva essere la proclamazione del lutto nazionale. Dovuto a popolazioni che vivono in condizioni di povertà, difficoltà economiche. Ma Renzi Matteo non ha sensibilità di questo tipo. Lui che è pappa e ciccia con i potenti del mondo, che scambia abbracci e baci, pacche sulle spalle con capi di stato e di governo, può avere un pensiero per terre di diseredati, disoccupati, giovani senza lavoro, precari, lavoro nero? Certo no.

Gli scriba nascondono lo stato reale della nostra economia

E gi scriba lo seguono. Minimizzano tutto ciò che può dare fastidio al Renzi e ai suoi ministri. Esempio: Istat ci racconta una Italia in cui la povertà si fa sentire, eccome. Meglio non dare troppa evidenza al fatto che  ben otto milioni di persone vivono in condizioni disagiate e quattro in povertà assoluta. Certo la tragedia dei treni che si sono scontrati ha la precedenza assoluta e non saremo certo noi a negarlo. Ma non si possono nascondere notizie che mettono in chiaro quale è la vera situazione del nostro paese, economica  e sociale.

Come si fa a dire che c’è la ripresa, anche se debole, in un paese in cui insieme a quegli otto milioni di cittadini disagiati aggiungiamo gli undici milioni di anziani che hanno rinunciato a curarsi perché non hanno i soldi. E dove li mettiamo quei tre milioni di disoccupati che vanno ad aggiungersi ai cosiddetti “inattivi”, coloro che non cercano più neppure un lavoro, qualche milione di persone. Già gli inattivi, si tirano come gli elastici, servono per nascondere la realtà della situazione occupazionale. Accade così che, unico paese al mondo, può aumentare l’occupazione e, al tempo stesso, la disoccupazione. Per non parlare dei giovani, quasi il 40% disoccupati mentre la media europea, certo  anch’essa alta, è del 22%.

Il Fondo monetario fornisce notizie negative  sul Pil. I riflessi della Brexit

Proprio in questi giorni il Fondo monetario ci fornisce notizie negative sul Pil, sul deficit, dati tutti al di sotto delle previsioni del governo. Non solo, mentre il giovanotto di Rignano fa bella mostra di sé invocando la fuoriuscita della Gran Bretagna dalla Ue, via, via a casa, con noi, il tris Francia, Germania, Italia, sistemerà le cose. E Padoan va ripetendo che la Brexit non avrà alcun  effetto sulla nostra economia. Ma viene smentito  dalle proiezioni del Fondo monetario. In poche parole  sul deficit italiano si farà sentire per 1,6 miliardi nel 2016 e  nel 2017 per 2,4 miliardi. Produrrà effetti negativi proprio sulla legge di stabilità, con Renzi che ha già dimenticato l’impegno per i tagli Irpef e il bonus pensioni. Autorevoli personalità del mondo economico, certo non pericolosi rivoluzionari, prevedono che per tornare ai livelli precrisi, 2007, ci vorranno non meno di altri dieci anni. Parlano di tassi di crescita “fra i più bassi dell’ara euro”. Se n’è accorto perfino Scalfari il quale per quanto riguarda la politica economica nazionale del governo avanza critiche. Però il fondatore di Repubblica si mostra entusiasta per come opera Renzi a livello europeo. Addirittura afferma che il premier sta portando avanti una linea “keynesiana”. Non ci permettiamo di chiedere, con tanta modestia, se Keynes avrebbe mai potuto pensare ad un prestito ventennale per chi vuole andare in pensioni tre anni prima della scadenza.

Milioni di lavoratori senza rinnovo contrattuale. Sindacati: ultimatum alle controparti

La realtà è ben diversa. Anche fra coloro che mettono in evidenza che la ripresa, di fatto, non c’è ne fanno risalire le cause alla scarsa produttività. Il rimedio? Manco a dirlo la contrattazione aziendale al posto di quella nazionale. La linea, insomma, di Renzi Matteo e dei suoi collaboratori. Dimenticano, costoro, che sono circa dodici milioni i lavoratori che attendono da anni il rinnovo del contratto, a partire dai dipendenti pubblici e dai metalmeccanici che stanno scioperando proprio in questi giorni. Cgil, Cisl, Uil in una grande assemblea tenuta a Roma hanno dato un ultimatum alle controparti, governo compreso. Se n’è parlato poco, quasi niente, così come poco si parla delle tante crisi aziendali, delle lotte, delle manifestazioni. Tengono banco solo lo “spacchettamento”, il tira e molla di Renzi sull’Italicum, si può cambiare, a giorni alterni, il referendum, se perdo me ne vado, magari ci ripenso. Così non si va da nessuna parte. O meglio si sbatte contro il muro.

Share

Leave a Reply

Your email address will not be published.