Renzi guarda al referendum, serve pace sociale. Bluff su contratti e pensioni. I sindacati chiedono concretezza. D’Attorre (SI): “Enorme distacco fra narrazione renziana e Paese reale”

Renzi guarda al referendum, serve pace sociale. Bluff su contratti e pensioni. I sindacati chiedono concretezza. D’Attorre (SI): “Enorme distacco fra narrazione renziana e Paese reale”

Renzi Matteo va in giro per l’Italia a firmar patti con Regioni, Comuni, promette mari e monti, a forza di “riforme”, trasformerà l’Italia in un novello paradiso terrestre. Sguinzaglia i suoi ministri, Poletti e Madia in particolare, alla ricerca di “tavoli” di confronto con i sindacati per discutere di contratti, pubblica amministrazione, pensioni, ammortizzatori sociali. Poletti è sempre accompagnato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Nannicini, una specie di guardiano per conto del premier. Tavoli che sono ancora ai preliminari, nessuna proposta concreta da parte del governo. Un bluff, un grande bluff, del premier, in uno dei momenti più difficili della sua breve storia politica, che ha bisogno di apparire come colui che è “l’uomo solo al comando” , ma anche capace di  grandi aperture al confronto.

L’Istituto di statistica fa coesistere aumento  di disoccupazione  e di occupazione

Nel frattempo Istat fa miracoli, fa coesistere due dati: l’aumento della occupazione e, insieme, l’aumento della disoccupazione risalita all’11,6%. Renzi ovviamente si appropria del primo dato. “Il Presidente del Consiglio – afferma D’Attorre, dell’Esecutivo di Sinistra italiana – utilizza strumentalmente un rimbalzino dei dati dell’occupazione, dovuto quasi interamente all’aumento del numero dei lavoratori ultracinquantenni bloccati al lavoro dalla legge Fornero, per rispolverare il suo trionfalismo”. Non solo: c’è anche una inversione di tendenza sulla tipologia delle assunzioni: a dispetto degli incentivi, infatti, nell’ultimo trimestre sono state più le assunzioni a termine (60mila) di quelle a tempo indeterminato (+27mila). Ancora: la crescita dei nuovi occupati riguarda sopratutto i lavoratori indipendenti (+ 78 mila). Per quanto riguarda i giovani, altro grido di vittoria di Renzi Matteo: il tasso di disoccupazione è pari al 36,5%, in calo, udite udite, di ben 0,3%. Per quanto riguarda i 15-24enni e nella classe 25-34enni addirittura il tasso di occupazione cala dello 0,1%.

La disoccupazione giovanile, fra le più alte d’Europa resta un problema drammatico

La disoccupazione giovanile resta un problema drammatico, è fra le più alte d’Europa. Ma Istat dice che va tutto bene, che anche i dati negativi sono positivi ed abbiamo subito i giornali amici d Renzi, che sparano ad alzo zero. Televideo, appena uscita la notizia titola: “Istat, prosegue l’ aumento degli occupati. Cala la disoccupazione giovanile”. Bugie, grandi come  case. Ma Renzi ha bisogno, come dell’aria e dell’acqua, dei “miracoli” dell’Istat. Così come ha bisogno di mostrare il suo nuovo volto, la disponibilità a sedersi a un tavolo con i sindacati, non lui in prima persona, sarebbe troppo. Ora tocca ai ministri Poletti e Madia. Lui, con interviste e dichiarazioni, fa da suggeritore. Pensate, riconosce che i dipendenti pubblici sono da sette anni senza contratto, dice anche che i 300 milioni stanziati sono una cifra “simbolica”. Madia ripete, certo le risorse vanno aumentate, si vedrà con la legge di stabilità. Nel frattempo filtrano notizie su aumenti che riguarderebbero non  tutti i dipendenti, ci sono quelli che hanno avuto i famosi 80 euro i quali sarebbero esclusi. La notizia viene smentita ma continua a circolare.

Il premier non trova di meglio che richiamare i fannulloni? Ma che c’entra con il contratto?

Poi Renzi richiama i fannulloni, chi non lavora, devono essere puniti. E che c’entra con il contratto? Niente. Perché ovviamente vale per tutti. Le sanzioni per i “fannulloni” ci sono nelle leggi e nei contratti. Valgono per tutti. Non si capisce perché Renzi senta il bisogno di richiamare questo problema. O lo si capisce fin troppo bene. Un po’ di demagogia per chi non ha cose da dire è sempre un buon rifugio. I sindacati fanno buon viso a cattiva sorte. Ciò vale anche per il tavolo aperto con il ministro Poletti più Nannicini. In discussione la flessibilità per le pensioni, gli esodati, gli ammortizzatori sociali. I sindacati chiedono di rivedere la riforma Fornero, di cambiarne i connotati di fondo. Siamo sempre lì, si devono trovare le risorse. Non è venuta meno l’idea, Nannicini ne è un fervido sostenitore, che siano proprio i lavoratori che vogliano anticipare l’età pensionabile a pagarsi gli anni con un prestito ventennale fornito dalla banche. Insomma negli incontri che fino ad ora si sono svolti, dal governo non sono venute certezze su alcun argomento.

I tavoli di confronto con i ministri Poletti e Madia. Nessun impegno concreto. Tutto sfumato

I sindacati fanno buon viso a cattiva sorte. Già aver ottenuto l’apertura di tavoli di confronto con i ministri Madia e Poletti, dicono, è un fatto positivo, più guardinghi Cgil e Uil, più ottimista la Cisl. E lo è davvero. Ma quando si ritiene positivo che il governo sieda al tavolo con le organizzazioni dei lavoratori, vuol dire che la situazione è pesante, la democrazia violata, la Costituzione fondata sul lavoro relegata fra le scartoffie. La realtà è che Renzi ha bisogno di una boccata di ossigeno, deve prendere tempo, non può avere i sindacati che aprono vertenze, manifestano, magari scioperano mentre lui gioca tutte le sue carte sul referendum che deforma la Costituzione e sull’Italicum ormai inviso anche a chi lo ha proposto. Ha bisogno della pace sociale. Cerca e trova il “sì” al suo referendum fra le organizzazioni degli imprenditori, Confindustria, Coltivatori diretti, il complesso  mondo della cooperazione, si è accodata anche la Cisl che ha raccolto le firme, altre associazioni. Non è un caso che proprio in coincidenza con l’apertura dei tavoli governo-sindacati anche Confindustria abbia abbassato i toni. Ha incontrato i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil. “Sulle relazioni industriali – dice  Susanna Camusso – dobbiamo registrare una volontà di discussione, è stato un  incontro utile sulla questione degli ammortizzatori sociali e sugli strumenti per governare la crisi. Abbiamo trovato un orientamento unitario che verrà tradotto con una proposta concreta a inizio settembre. Intendimento comune è dare risposte sia ai decreti correttivi del Jobs Act sia
alla legge di stabilità”.

Contrattazione? Confindustria reticente attende i falchi di Federmeccanica

“Ma sul modello contrattuale – sottolinea Camusso – c’è ancora molta reticenza”. Il presidente di  Confindustria,Vincenzo Boccia, rispondendo al segretario generale della Cgil ha affermato: “Io sono reticente perché aspetto Federmeccanica”, che rinnovi il contratto con le categorie di Cgil, Cisl e Uil: è stata la risposta di Boccia. “La mia reticenza è volontaria, non è una distrazione. Rispettiamo la sovranità delle categorie. Siamo attenti e informati sui percorsi che stanno realizzando – ha proseguito – e abbiamo l’aspettativa che si possano fare degli ottimi contratti. È dunque inutile ripetere quello che già sappiamo ciò che stanno facendo le nostre categorie”. E quello  di Federmeccanica  è un braccio di  ferro con Fiom Cgil, Fim Cisl, Uilm Uil. Il tentativo è quello di smantellare la contrattazione nazionale  e puntare tutto sul livello aziendale. È una delle “riforme” che ci chiede la Commissione europea e che  il governo minaccia di decidere per decreto o giù di lì. Nel frattempo, oltre ai tre milioni di dipendenti pubblici senza contratto da sette  anni ce ne sono altri nove milioni che si battono per  i rinnovi. Un nuovo incontro tra Confindustria e Cgil, Cisl e Uil è stato fissato per il primo settembre prossimo. Il confronto sulle nuove relazioni industriali avrà due fasi: la prima sugli ammortizzatori sociali e sulle crisi aziendali complesse. Se si registreranno posizioni condivise il confronto affronterà la questione spinosa del  nuovo modello contrattuale.

Il premier ha già fatto le sue scelte oltre la legge di stabilità e il referendum

Settembre sarà il mese di grandi confronti governo e sindacati, sindacati e Confindustria.  Renzi farà di tutto, di più per trascinare i tavoli alla legge di stabilità e poi al referendum ed oltre i tavoli. Le sue scelte le ha già fatte. Sarà difficile che i sindacati accettino, di fatto, una situazione di stallo, senza risultati.”Si tratta – dice ancora D’Attorre – di due scelte di   fondo: non ha messo in discussione le regole europee, accontentandosi di qualche briciola di flessibilità, mentre altri Paesi europei, dal Portogallo alla Spagna e alla Francia, hanno sforato il limite del 3% di deficit, senza neppure essere sanzionati. Dall’altro lato, anziché puntare su una politica di rilancio degli investimenti pubblici, che si sono quasi dimezzati durante la crisi, ha scelto la strada della distribuzione a pioggia di qualche bonus, in chiave elettoralistica. Il fallimento di questa politica economica – conclude D’Attorre –  si misura nel fatto che l’Italia, fra le grandi economie europee, è quella che cresce meno. La crisi del Pd nasce proprio dal distacco enorme e crescente fra la narrazione renziana e le condizioni del Paese reale”.

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