Renzi al lavoro per cambiare (in peggio?) l’Italicum, crisi economica, crescita che non c’è, promesse che saltano, i poteri forti presentano il conto. Per il premier un’estate scomoda

Renzi al lavoro per cambiare (in peggio?) l’Italicum, crisi economica, crescita che non c’è, promesse che saltano, i poteri forti  presentano il conto. Per il premier un’estate scomoda

Neppure 24 ore di sosta e torna la legge elettorale. L’inutile assemblea del Pd era appena terminata, Renzi aveva cercato ed ottenuto che non venissero posti in discussione argomenti come riforma elettorale, referendum, sui quali aveva centrato ogni sua iniziativa. Aveva bisogno di tirare un respiro, una tregua perlomeno all’interno del Pd. Già, si dice, non avesse molto gradito l’invito esplicito di Giorgio Napolitano, presidente emerito, ad operare per cambiare la legge elettorale. Così come non aveva gradito il ritorno di fiamma di Berlusconi che ricompattava Forza Italia, il centrodestra spappolato, proprio sul no al referendum e all’Italicum. Così come non gradiva le punture di spillo che arrivavano dagli alleati di governo, leggi Alfano e il suo gruppo dal quale si era allontanato Schifani.

Contatti con i verdiniani nel sottobosco parlamentare

Si dice che suoi emissari abbiano contattato Verdini per avere notizie dei movimenti nel sottobosco parlamentare. Particolarmente adirato lo era anche nei confronti di Boccia, presidente della Commissione Bilancio della Camera, il quale aveva riportato in primo piano problemi economici di primaria importanza relativi allo stato delle banche italiane, smentendo il ministro Padoan e la sua affermazione relativa alla “solidità” del sistema creditizio. Aveva detto ai suoi “ci mancava che si tirasse in ballo la prossima legge di stabilità”. E così è proprio avvenuto. Giornate nere per il premier-segretario del Pd che in Assemblea del Pd, a quei pochi che lo ascoltavano,  raccontava che l’Italia con lui era leader dell’Europa intera. “L’Italia – affermava – deve prendere per mano un continente che in questo momento è in difficoltà”.

Strano a dirsi,  fonte dei guai per il premier, Repubblica, con un editoriale di Scalfari

Andiamo per ordine. La fonte dei guai di  Renzi, strano a dirsi, è  Repubblica, il quotidiano che si è speso più di  altri a sostegno del premier decantandone le virtù e ignorando i difetti. Eugenio Scalfari scrive un editoriale dal titolo immaginifico “Il califfo e il fulmine di Zeus sul popolo sovrano”. Ricorda alcuni suoi libri e disserta su democrazia, popolo sovrano, politica e oligarchie, i valori della sovranità del popolo, libertà, eguaglianza, fratellanza, il tricolore francese. Conclude con un poscritto dedicato a Renzi. “Ho saputo da una fonte molto attendibile che non posso citare per ragioni di  deontologia professionale che Renzi ha deciso di metter mano alla riforma elettorale in modo drastico e prima del referendum costituzionale. Quindi entro qualche settimana. Sarebbe un passo decisivo e positivo per la democrazia italiana. Mi auguro che la mia fonte colga il vero e lo auguro al nostro Paese”.

Un duro attacco di Cirino Pomicino al presidente emerito, Napolitano

Di Napolitano e dell’Italicum parla addirittura uno come Cirino Pomicino, in un articolo pubblicato dal “Fatto quotidiano”. Porta un duro attacco al Presidente emerito e scrive che si sarebbe accorto che forse “quel disegno autoritario pensato e cullato insieme a Renzi potrebbe finire per avvantaggiare il re di Prussia, nel caso i grillini. E allora contrordine vecchi compagni e nuovi democristiani (lui se ne intende davvero ndr) cambiamo la legge ma nel senso peggiorativo”. Insieme all’annuncio clamoroso  dato da Scalfari, sempre Repubblica scopre a scoppio ritardato: “Conti, servono 5 miliardi in più ora a rischio il bonus pensionati. Pesa la gelata crescita, Padoan rivede le stime”. Strana coincidenza fra la “fonte molto attendibile sull’Italicum” e la riscoperta del quotidiano di Largo Fochetti di numeri e fatti di cui si parla da circa un mese, fino ad oggi quasi ignorati da editorialisti e commentatori economici di bocca buona.

Per evitare laumento dellIva necessari 20 miliardi. Era cosa nota, ma solo ora sale alla ribalta

In particolare gli scriba danno notizia che per evitare  l’aumento dell’Iva sono necessari altri 8 miliardi. Non si tratta di novità. Prima la Commissione Ue, poi il Fondo monetario internazionale, la stessa Confindustria avevano suonato la sveglia al ministro dell’Economia. I sindacati avevano richiamato la necessità di un confronto con il governo in vista della legge di stabilità. Quali e quanti tagli devono  essere programmati, bonus promessi, incentivi alle imprese, lotta alla povertà, decontribuzione dei premi di produttività, flessibilità per le pensioni, credito di imposta per il Sud con patti firmati con sindaci e presidenti di Regioni, cancellazione della Tasi, sconto di 13 euro sul canone Rai, già sale la protesta dei cittadini che vedranno inserito il canone nelle bollette per i consumi dell’elettricità.

Padoan dalla Cina se la prende comoda: valuteremo il nuovo quadro economico

Mentre  la notizia delle crescenti difficoltà economiche del nostro Paese rimbalza su diverse testate nazionali, anche televisive si fa sentire Padoan chiamato in causa. Parla dalla Cina, da Cheng du dove era in corso un G20, la riunione dei ministri delle Finanze. Ci tiene subito a precisare che “il risparmio è garantito”, ribadisce la “solidità” che Boccia ha invece messo in dubbio, si limita ad affermare “valuteremo il nuovo quadro economico tenendo insieme risanamento e crescita”. Ma la crescita non c’è. Le previsioni del governo sono saltate. Cosa si deve attendere per impostare la legge di stabilità? Dice Christine Lagarde, direttore generale del Fondo monetario internazionale, che  “riforme strutturali ben progettate possono sospingere a crescita sia a breve che a lungo termine” e indica la via maestra: “Liberalizzazioni ulteriori del commercio sono cruciali per sostenere la produttività”. La ricetta è sempre la solita, liberalizzare invece di investire.

Renzi sempre più in difficoltà. La legge di stabilità un oggetto misterioso.

Qual è il senso della uscita di Scalfari che racconta ciò che gli ha detto una persona che non può nominare ma che è facilmente individuabile e della improvvisa diffusione di numeri relativi alla “crescita frenata”, come dicono gli statistici? Azzardiamo una risposta. Renzi e il Pd, secondo i sondaggi, stanno progressivamente perdendo voti, i Democratici vengono segnalati come il secondo partito. Coloro, i poteri forti, anche questi ben individuabili, che, fra l’altro, si contendono le più grandi testate giornalistiche, avvertono sempre più il rischio che il “no” al referendum costituzionale possa prevalere, quasi che l’espressione di voto dei cittadini sia un male per la democrazia. Pensano che si possa evitare cambiando l’Italicum. Ma ciò non basta. La legge di stabilità non può rimanere un oggetto misterioso mentre le promesse di Renzi Matteo cadono dall’albero una dopo l’altra. Serve un cambio di passo, riforme di struttura le chiamano i Commissari europei e la signora Lagarde. In realtà si chiedono interventi che fanno pagare il prezzo della crisi ai soliti noti, lavoratori e pensionati. Fra le “riforme” quella che più preme ai poteri forti, a Confindustria in primo luogo, riguarda la contrattazione, le condizioni di lavoro, i salari, per non parlare del welfare messo in discusssione in tutti i paesi della Ue. Da noi riguarda quattro milioni di poveri, sei milioni di persone che non hanno soldi per curarsi, tre milioni di disoccupati, i giovani senza lavoro, dei voucher, i sostituti del lavoro nero.

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