Papa Francesco alla messa dei giovani a Cracovia: “Potete far crescere una nuova umanità, senza aspettare che vi dicano bravi”

Papa Francesco alla messa dei giovani a Cracovia: “Potete far crescere una nuova umanità, senza aspettare che vi dicano bravi”

Oltre un milione e mezzo di giovani dei cinque continenti hanno preso parte domenica alla messa conclusiva del papa alla Giornata mondiale della gioventù (Gmg) di Cracovia. È la stima delle autorità polacche riportata ai giornalisti dal portavoce vaticano, padre Federico Lombardi. La stima dei numeri, come sempre in questi casi, è stata ballerina per i due eventi conclusivi della Gmg di Cracovia, la veglia di preghiera ieri sera e la messa questa mattina, presiedute entrambe dal papa al Campus Misericordiae, esteso piazzale alla periferia di Cracovia predisposto proprio per la Gmg. Gli organizzatori, alle dirette dipendenze dall’arcivescovado di Cracovia, hanno parlato già ieri sera, con una stima generosa, di un milione e seicentomila presenze. Tra ieri sera e questa mattina altri pellegrini sono giunti a Cracovia da altre città polacche, tanto che un portavoce della Giornata mondiale della gioventù, Anna Chmura, azzardava, a metà mattinata, la stima di una presenza compresa “tra i 2,5 milioni e i tre milioni” di giovani pellegrini. Stima evidentemente eccessiva, dettata forse dal desiderio di smentire i timori della vigilia, quando gli organizzatori temevano una ridotta partecipazione all’evento a causa del timore di attentati. Un timore che ha peraltro indotto le autorità polacche a dispiegare massicce misure di sicurezza nel corso della settimana. E che è stato smentito dalla affluenza comunque massiccia di giovani alla messa conclusiva del Papa.

“Potranno giudicarvi dei sognatori perché credete in una nuova umanità, che non accetta l’odio tra i popoli, non vede i confini dei Paesi come delle barriere e custodisce le proprie tradizioni senza egoismi e risentimenti” ma “non scoraggiatevi: col vostro sorriso e con le vostre braccia aperte voi predicate speranza e siete una benedizione per l’unica famiglia umana”. L’appello di papa Francesco ai giovani del mondo è di essere costruttori di fraternità in un mondo frammentato, in una Europa spaventata dal terrorismo e dalla immigrazione, e in una Polonia che sembra non amare la multiculturalità. È  un appello alla speranza, che tiene conto della forza e delle paure dei ragazzi, che si cala nel loro linguaggio e prima ancora nel loro mondo. Bergoglio è capace di conquistarli anche parlando di sms e connessioni Internet, invitandoli a chattare con Cristo nella preghiera, e a fare del Vangelo il proprio “navigatore”. All’arrivo del papa al Campus la cantante israeliana Noah ha cantato il tema di Nicola Piovani del film di Benigni “La vita è bella” e poi l’Ave Maria. Per sintonizzarsi con i ragazzi, papa Francesco ha riflettuto sulla figura di Zaccheo descritta nel vangelo, un capo dei pubblicani, cioè “un ricco collaboratore degli odiati occupanti romani, era uno sfruttatore del suo popolo che, per la sua cattiva fama, non poteva neppure avvicinarsi al Maestro”. Zaccheo per incontrarlo supera tre ostacoli: era troppo basso, allora sale su un albero per vedere Gesu’. “Anche per noi – ha rimarcato – c’è il rischio di stare a distanza da Gesù perché non ci sentiamo all’altezza, abbiamo una bassa considerazione di noi stessi” e questa “è una grande tentazione, che non riguarda solo l’autostima, ma tocca anche la fede”. Zaccheo poi si vergognava, ma supera la “vergogna paralizzante”, sfida la “tremenda figuraccia” di osare di accostarsi a Cristo. E non viene rifiutato, ma accolto. Alla fine Zaccheo supera l’ultimo ostacolo, “la folla mormorante, che prima lo ha bloccato e poi lo ha criticato”. Anche i giovani possono sfidare chi “li giudica dei sognatori”, perché non credono né all’odio né ai muri, e Zaccheo può insegnare il “coraggio vero: essere più forti del male amando tutti, persino i nemici”. Zaccheo poi insegna che “Dio conta su di te per quello che sei, non per ciò che hai: ai suoi occhi non vale proprio nulla il vestito che porti o il cellulare che usi; non gli importa se sei alla moda, gli importi tu”. Proprio per questo, ha rimarcato il pontefice, “affezionarci alla tristezza non è degno della nostra statura spirituale”, è “un virus che infetta e blocca tutto, che chiude ogni porta, che impedisce di riavviare la vita, di ricominciare”. Papa Francesco ha concluso: “molti attendono” quella gioia che avete ricevuto gratuitamente, e “non si può rimanere seduti in attesa con le braccia conserte” né si può rispondere a Cristo “con un pensiero o con un semplice messaggino. Potete far crescere un’altra umanità senza aspettare che vi dicano ‘bravi’, ma cercando il bene per se stesso, contenti di conservare il cuore pulito e di lottare pacificamente per l’onestà e la giustizia”.

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