Musulmani e cattolici mano nella mano contro il terrorismo. Così si costruisce la pace

Musulmani e cattolici mano nella mano contro il terrorismo. Così si costruisce la pace

Quando domenica 31 luglio i fedeli cattolici di mezza Europa si recheranno a messa si troveranno dinanzi ad un evento inedito, potranno sedersi fianco a fianco con un fedele musulmano. Dopo l’uccisione a Rouen di padre Jacques Hamel, infatti, il Consiglio francese per il Culto musulmano ha invitato i loro fedeli ad andare nelle chiese di Francia per portare la solidarietà, e mostrare al mondo che essere musulmano non vuol dire essere un terrorista, o un massacratore di infedeli. La Conferenza episcopale francese ha accolto con entusiasmo la proposta, tanto da invitare i fedeli cattolici a riservare ai musulmani un’accoglienza fraterna.

Le iniziative già in corso in Francia

In realtà, prove di avvicinamento tra le due comunità, musulmana e cattolica, hanno già avuto luogo in Francia. Venerdì, giorno sacro ai musulmani, nella Moschea Yahia e poi a Santa Teresa, nella cittadina di Saint-Etienne-du-Rouvray, dove padre Hamel è stato barbaramente sgozzato, le due comunità hanno voluto celebrare assieme un momento di fraternità e di condivisione, di preghiera e di dialogo. Sabato ha invece luogo nel centro di Lione una marcia della fraternità, che ha visto assieme comunità cristiane, cattoliche, laiche e naturalmente musulmane, marciare prendendosi per mano. Nel duomo di Bordeaux, sabato sera è stata celebrata un’intensa e partecipata cerimonia sacra con fedeli di entrambi i culti.

Il protagonismo delle comunità islamiche in Italia

Le iniziative di questo genere si sono poi allargate a macchia d’olio, non solo in Francia ma in tutta l’Europa cattolica. Le comunità islamiche italiane hanno lanciato l’appello ai fedeli musulmani che risiedono qui. E la Conferenza episcopale italiana, guidata da monsignor Angelo Bagnasco ha subito accolto l’invito. “Siamo molto grati per questa risposta pronta, tempestiva e chiara da parte del mondo musulmano moderato perché facciano sentire la loro voce in modo unitario al di là delle loro differenze religiose e di interpretazione che sono un’altra cosa. Questo gesto sta per avvenire e siamo certi che se continueremo su questa strada unitariamente si creerà un isolamento attorno a questi fanatici omicidi che dovranno necessariamente ripensare alle proprie posizioni”, ha detto il cardinal Bagnasco, da Cracovia, commentando ai microfoni di SkyTg24 l’iniziativa del Consiglio francese per il Culto musulmano. Alla domanda sull’ipotesi di militarizzare le chiese, il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha risposto che “onestamente non vedo il motivo di una misura così grave”. Per Bagnasco “i fatti invitano ad essere sempre più attenti, soprattutto a collaborare con le forze dell’ordine e di intelligence a livello europeo, ma allo stesso tempo a non avere paura di muoversi e a vivere la nostra vita perché rinchiuderci in noi stessi significa fare il gioco di questi fanatici”.

Il teologo Bruno Forte ha commentato così l’iniziativa: “Credo che sia un segno molto bello, un segno che aspettavamo e vuol dire come i credenti di tutte le religioni, in particolare cristiani e musulmani, condannino la violenza in nome di Dio, considerandola falsa e contraria ad ogni ispirazione religiosa”. Dal mondo musulmano, in Italia, è la Coreis a parlare di “iniziativa di testimonianza di fratellanza”: delegati dell’Islam domenica 31 luglio, prima della Santa Messa, porteranno il saluto in chiesa al vescovo e al parroco. Appuntamenti sono previsti a Roma, Milano, Novara, Genova, Verona, Sondrio, Ventimiglia, Brescia, Vicenza, Fermo, Siena, Piacenza, Brindisi, Palermo e Agrigento. “Ci sembra fondamentale in questo momento drammatico – sottolinea la Coreis – dare con questo saluto dei musulmani d’Italia un segno concreto di profondo rispetto della sacralità dei riti, dei ministri e dei luoghi di culto del Cristianesimo dove i fedeli e i cittadini ricevono le benedizioni della comunione spirituale”.

“Iniziative da riproporre più spesso”, dice il portavoce della Grande Moschea di Roma

Dalla Grande Moschea di Roma Omar Camilletti confida alla Radio Vaticana di voler rendere queste visite alle chiese, soprattutto per i giovani musulmani una iniziativa da riproporre più spesso, non solo una volta. Foad Aodi, presidente delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai), domani parteciperà alla messa nella chiesa di San Giuseppe a Cesenatico. “Io mi trovo a Cesenatico, la mia seconda città dopo Roma – spiega Aodi, che è anche presidente dell’Associazione Medici Stranieri in Italia e Focal Point in Italia -, e domani andrò nella chiesa di San Giuseppe a salutare i sacerdoti”. Aodi lancia poi un appello a tutti gli appartenenti alle comunità arabe e musulmane dell’Emilia-Romagna: “domani recatevi alle 9 o alle 10.30 nella chiesa più vicina per salutare il sacerdote, in modo da non concentrarsi in una sola chiesa. Questo per rispetto della preghiera e per andare oltre le divisioni tra le comunità musulmane. Noi dobbiamo andare oltre la divisione. Il mio compito come presidente delle comunità arabe in Italia è andare oltre alle divisioni. Così non lasciamo alibi a chi strumentalizza sul silenzio, o inventato silenzio, degli arabi e dei musulmani in questo momento”.

Anche la Confederazione islamica italiana aderisce all’iniziativa. Lo ha annunciato Abdullah Cozzolino, segretario generale della Cii, spiegando che “domani invieremo nostri delegati regionali in alcune chiese cattoliche per esprimere cordoglio per quanto accaduto e per dare testimonianza concreta di fratellanza spirituale, di rispetto dei riti, dei ministri e dei luoghi di culto dei cristiani”. “Il gesto simbolico è assolutamente apprezzabile ma non è sufficiente. Abbiamo bisogno di contrastare l’eccesso di separatezza. Per questo siamo andati con studenti e adolescenti in alcune chiese di Roma come San Pietro. Più che un gesto simbolico è necessario impostare un lavoro permanente di conoscenza e di avvicinamento ad un luogo della religione della maggior parte degli italiani: le chiese cattoliche”. Così il portavoce della Grande Moschea di Roma, Omar Camiletti, in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000, ha commentato la decisione dei membri dell’Institut des Hautes Etudes Islamiques di unirsi domenica prossima alla messa nelle principali città francesi. “Per noi musulmani – ha aggiunto Camilletti in merito all’uccisione di padre Jacques Hamel – attaccare un luogo sacro e un uomo di Dio è un’azione veramente incredibile e sconcertante. Viviamo un sentimento di indignazione e repulsione. Oggi l’Imam nella Grande Moschea di Roma ha sottolineato l’importanza di creare sempre un rapporto di fiducia e lealtà per consigliare le persone che perdono il senso e il significato vero dell’Islam. Non può esistere una religione che si rivolge all’odio, è un controsenso”.

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