Ministri, sindacati, padroni, scampoli di fine stagione politica. Incontri ravvicinati di Camusso e Furlan. Il caldo fa brutti scherzi

Ministri, sindacati, padroni, scampoli di fine stagione politica. Incontri ravvicinati di Camusso e Furlan. Il  caldo fa brutti scherzi

È vero che il caldo gioca brutti scherzi. Che ormai vicini alla fine del mese quando la politica, si fa per dire, andrà in vacanza, c’è chi dice che prolungherà una vacanza che dura da qualche anno, si sprecano i convegni, si intrecciano dialoghi imprevisti, addirittura si starebbe profilando una soluzione per le pensioni, certo ci sono i voucher che il ministro Poletti difende ma Susanna Camusso tiene duro, annuncia, scrive  l’Unità, un settembre di iniziative per il lavoro ai giovani. Se il segretario del più grande sindacato italiano dialoga con un ministro del Pd, Anna Maria Furlan, segretario generale della Cisl sente il richiamo della foresta e dialoga piacevolmente con la ministra Boschi, annuncia il sì al referendum costituzionale. Si racconta che  la Cisl abbia contribuito con 150 mila firme alla presentazione del referendum, altre 100 mila le avrebbe messe Coldiretti. Annuncia il Corriere della Sera che dopo il dialogo con il governo, ancora un convegno con il ministro per lo sviluppo Carlo Caliendo e il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, un falco seguito da un falco ancora più rabbioso, il presidente di Federmeccanica.

I sindacati alla ricerca di interlocutori politici. Promesse tante, fatti concreti nessuno

Torniamo a questo strano balletto, che vede  Camusso e Furlan su fronti diversi alla ricerca di interlocutori politici diversi. Verrebbe da dire, ognuno a casa propria, ma sarebbe una maligna ipotesi. Si tratta, ovviamente, di coincidenza di date, che vede uniti nelle cronache Corriere della Sera e Unità. A ciascuno il suo. La segretaria generale della Cgil chiede al ministro di chiudere la partita, perlomeno su uno schema di proposte, entro la fine di questo mese, poi a settembre si dovrà dare la definitiva soluzione. Certo, conviene Poletti, ma non molla sull’Ape, sul prestito ventennale che i lavoratori dovranno pagare per andare in pensione tre anni prima dell’attuale scadenza. Però, sempre Poletti fa presente che il governo si impegna a mettere a punto uno “stock di risorse”, prima della legge di stabilità e del referendum costituzionale. Entusiasmo di Cesare Damiano, il padrone di casa del dibattito che si è svolto alla “School Labora”, se non andiamo errati promossa dalla associazione Lavoro e Welfare di cui è presidente lo stesso Damiano, presidente anche della Commissione lavoro della Camera, autore di un proposta per chiudere positivamente la vertenza pensioni che ha raccolto oltre trentamila firme a sostegno, ma il governo e il ministro Poletti hanno fatto orecchie da mercante.

Giuliano Poletti non trova di meglio che proporre un “cantiere sociale”

Ora il ministro che avrebbe riaperto il dialogo con i sindacati rilancia e propone un “cantiere sociale”. Non si nega a nessuno. Ma il problema è che nel dibattito estivo riportato dall’Unità si dimentica che proprio il ministro Padoan alla luce delle previsioni negative che riguardano il Pil, solo qualche giorno fa ha annunciato che sarà difficile mantenere gli impegni, già deludenti, sulle pensioni. È auspicabile che del “cantiere sociale” di Poletti facciano parte anche le proposte votate da tre milioni e trecentomila cittadini per le quali la Cgil ha chiesto un referendum. Fra queste il ritorno all’articolo 18. Ma il ministro del Pd cui si rivolge la Cgil, Damiano è pure del Pd, è lapidario: “Non si cambia una legge per evitare un referendum”. Ci si aspettava che Camusso dicesse: si può cambiare una legge quando non va bene, così si evita un referendum. Niente. Infine Poletti chiude in bellezza. Per le pensioni, dice, “ho un ordine di grandezza, ma non vengo a dirlo a voi”. Ci mancherebbe che un ministro del Pd venisse a dire qualcosa a un sindacato come la Cgil.

Il favore fatto a Renzi dalla Cisl con il Sì al referendum costituzionale

Torniamo al Corriere della sera che ci racconta le “sortite” di Furlan, il suo rapporto con Boschi, il favore fatto a Renzi Matteo raccogliendo un bel po’ di firme. Anche la  Uil qualche firma l’ha raccolta, ma poca cosa. Viene a mente che  da qualche tempo circolano voci sulla “voglia” di ministro da parte della Cisl, quei ministri che nell’era berlusconiana provvedevano a dividere i sindacati, a penalizzare la Cgil, che per quanto riguarda i referendum costituzionali ha espresso posizioni critiche, ma non ha partecipato alla raccolta delle firme, impegnata nei  “suoi” referendum.

Dopo il “sì” detto a Renzi, la Cisl presenta a Confindustria e al ministro Caliendo le sue proposte per superare la crisi. Sarebbero quattro, stando alle dichiarazioni del segretario confederale Giuseppe Farina: la crescita della dimensione delle imprese, il sistema bancario e gli investimenti, le risorse per ricerca e sviluppo, la crescita della produttività. Si domanda il Corriere: “Come si fa a non essere d’accordo tutti?”. Già, per le banche per esempio sono previsti migliaia di esuberi, per la produttività governo e Confindustria  hanno la soluzione, via la contrattazione nazionale e tutto si risolve in azienda.

Falchi  Federmeccanica:  contratto? Le tute blu ci devono 73 euro

Proprio qualche giorno fa una grande assemblea di lavoratori promossa da Cgil, Cisl, Uil ha posto il problema dei contratti da rinnovare che riguardano dodici milioni di lavoratori privati e pubblici. Metalmeccanici in prima fila. Mentre la Cisl promuove incontri con i ministri e la presidenza di Confindustria, Federmeccanica con il presidente Fabio Storchi, ultra falco, accusa la Cisl di “mancanza di onestà intellettuale”. Sapete perché? I metalmeccanici sarebbero in debito di 73 euro, che dovrebbero restituire ai padroni. Stop. Il caldo dà alla testa. I lavoratori, i pensionati, lo sanno bene. L’appuntamento è a settembre. E l’autunno non sarà facile.

Share

Leave a Reply