Londra. Cambio della guardia al n.10 di Downing Street. Da oggi Theresa May è capo del governo britannico

Londra. Cambio della guardia al n.10 di Downing Street. Da oggi Theresa May è capo del governo britannico

Lunga standing ovation dai banchi del Partito Conservatore per David Cameron, al termine del suo ultimo question time da premier. Agli applausi dei deputati tories si sono uniti anche quelli dell’opposizione, pur rimanendo seduti. Uscendo dall’aula di Westminster il primo ministro dimissionario ha scambiato una calorosa stretta di mano con lo speaker dei Comuni, John Bercow. Nel pomeriggio Cameron farà un’ultima dichiarazione da Downing Street intorno alle 17 (le 18 in Italia) e poi si recherà a Buckingham Palace per rassegnare formalmente le dimissioni nelle mani della regina Elisabetta. Poco dopo, la nuova leader dei Tories Theresa May incontrerà la sovrana per essere confermata nell’incarico di primo ministro. In serata, la nuova premier inizierà ad annunciare le nomine del governo che dovrà guidare la Gran Bretagna verso la Brexit.

“Lascio un Paese più forte”, ha detto Cameron prendendo la parola e ripetendo quanto già detto stamni in un’intervista al Telegraph. Seduti a fianco del premier, nella prima fila dei banchi riservati al Partito conservatore, Theresa May e il ministro degli Esteri Philip Hammond. Alle sue spalle, l’ex sindaco di Londra, Boris Johnson. Nelle battute iniziali del question time, Cameron ha raccolto anche l’omaggio del leader dell’opposizione laburista Jeremy Corbyn, che lo ha ringraziato per il suoi sei anni al servizio del Paese. Dopo il question time, Cameron farà un’ultima dichiarazione da Downing Street nel pomeriggio e intorno alle 17 (le 18 in Italia) si recherà a Buckingham Palace per rassegnare formalmente le dimissioni nelle mani della regina Elisabetta. Poco dopo, la nuova leader dei Tories Theresa May incontrerà la sovrana per essere confermata nell’incarico di primo ministro. In serata, la nuova premier inizierà ad annunciare le nomine del governo che dovrà guidare la Gran Bretagna verso la Brexit.

Theresa May si appresta a varare un governo con molte donne ministro, anche in posti chiave. E’ quanto scrive il Guardian, mentre la May si accinge a diventare oggi la seconda donna a guidare la Gran Bretagna dopo Margaret Thatcher. Fra i nomi di possibili ministre promosse a ruoli più importanti, vi sono quelli di Amber Rudd, attuale segretario all’Energia, e di Justine Greening, segretario allo Sviluppo internazionale. A Westminster vi sono speculazioni sulla possibilità che per la prima volta sia una donna a occuparsi delle finanze come Cancelliere dello Scacchiere. Per questo incarico circolano però anche i nomi di due uomini, l’attuale ministro degli Esteri Philip Hammond e il leader della Camera dei Comuni Chris Graveling. Le indiscrezioni su un governo con una maggiore presenza di donne sono confermate da una portavoce della May: “è stata Theresa a lanciare la campagna per eleggere più donne in Parlamento, ha sempre ritenuto che ci debbano essere più donne in importanti posizioni di governo”.

Nel giorno dell’arrivo di TheresaMay al n.10 di Downing Street, il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker si lascia andare a commenti di tipo nostalgico verso David Cameron (“ne sentirò la mancanza”), a dispetto dell’inizio difficile delle loro relazioni quando l’ex premier britannico avvertì che la nomina di Juncker, che aveva fortemente contrastato, poteva portare i cittadini britannici a votare per l’uscita dall’Ue. Alla fine della conferenza stampa dopo la chiusura del 18° summit Ue-Cina, Juncker, nella sede della rappresentanza europea di Pechino, ha detto ai giornalisti che i due avevano avuto “un ottimo rapporto professionale e personale da quando sono diventato presidente della Commissione, ma non prima”. “Ho sperimentato un uomo che è serio, fan della politica ‘no-nonsense’ e che è stato molto presente ogni momento in cui le cose hanno cominciato a diventare serie”, ha notato Juncker, pressato sul tema dai giornalisti britannici. L’arrivo di Theresa May, ex ministro degli Interni di Cameron che ha dato il suo tiepido sostegno a rimanere in Europa durante la campagna referendaria, ha chiarito dopo l’esito delle urne che “Brexit significa Brexit” e sarà suo onere negoziare l’uscita del Regno Unito dall’Ue. I media britannici le hanno attribuito in settimana la frase di “donna sanguinaria difficile e che il prossimo uomo a scoprirlo sarebbe stato Jean-Claude Juncker” che, a stretto giro, ha ribattuto di “non voler parlare di lei prima di aver parlato con lei”, aggiungendo di pensare che il loro rapporto ha “il potenziale per diventare una buona relazione”. Pressato sull’ipotesi se la Brexit possa rientrare facendo restare il Regno Unito in Europa, Juncker se l’è cavata con una battuta: “è difficile per me indagare la mia psicologia, per non parlare della psicologia degli altri”.

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