Le autorità francesi non rendono ufficiali i nomi delle vittime italiane (sei) della strage di Nizza. Il dramma dei familiari. Nuova ricostruzione degli inquirenti

Le autorità francesi non rendono ufficiali i nomi delle vittime italiane (sei) della strage di Nizza. Il dramma dei familiari. Nuova ricostruzione degli inquirenti
Resta ancora fissato a sei il numero degli italiani dispersi nella strage di Nizza. Di cinque di loro si conosce l’identità e sono Angelo D’Agostino e Gianna Muset, una coppia di anziani  di Voghera che erano in compagnia di due loro amici, Mario Casati e Graziella Ascoli. Secondo le ricostruzioni insieme a questo gruppo di 4 persone c’era anche una possibile quinta vittima, ma sulla sua identità non vi sono certezze e le autorità non confermano la sua presenza insieme agli altri 4 connazionali. C’è poi il mistero di Carla Gaveglio, 48enne di Cuneo, che sarebbe stata caricata, secondo alcune ricostruzioni, su di un’ambulanza ma di lei non c’è traccia in nessun ospedale, almeno tra i sopravvissuti. Ferrea e fino alla tarda serata di lunedì, la condotta dell’autorità giudiziaria francese, che senza una doppia conferma sul Dna, non rende pubblica la lista delle vittime, soprattutto di quelle, e sono la quasi totalità, che non sono state riconosciute visivamente da familiari o amici. Anche in questo caso il protocollo è chiaro: l’ufficialità della morte e la riconsegna dei corpi dovrà passare solo dopo il test del Dna. Solo nelle prossime ore, probabilmente a tarda notte, o al più tardi nella mattinata di domani martedì 19 luglio, la lista ed i nomi delle 84 vittime dovrà essere ufficializzata. Va detto però che alle 19 del pomeriggio del 18 luglio, solo 34 degli 84 corpi sono stati formalmente identificati. Oltre che per i parenti dei nostri connazionali, si profila una nuova notte carica di disperazione e senza speranze.
 
L’indagine va avanti e si scopre il vero volto del criminale che ha fatto strage sul Lungomare di Nizza
 
Intanto l’indagine va avanti e si scopre il vero volto del criminale attentatore. E’ ormai confermato dai fatti: la strage ha una matrice islamista e fu programmata con cura, dunque non fu il gesto improvvisato di un uomo con problemi psichici. A ricostruire dinamica del gesto e personalità dell’uomo ‘prestato’ alla follia dell’Isis sono gli inquirenti francesi. Il procuratore di Parigi, Francois Molin, ha ricostruito i fatti e la personalità di Mohamed Lahouaiej Bouhlel, in una affollata conferenza stampa. Lahouaiej era un dissoluto dedito all’alcol e dai numerosi amanti, si era radicalizzato negli ultimi mesi attraverso la propagamda dell’Isis su Internet e aveva cominciato a farsi crescere la barba per motivi religiosi, confidando agli amici di non capire perché lo Stato islamico non dovesse avere un proprio territorio.
 
Solo recentemente si era radicalizzato e nel suo Pc ci sono le tracce della sua vicinanza al ‘Califfato’
 
Molin ha riferito che dal computer del 31enne di origine maghrebina emerge “un interesse sicuro e recente” per il radicalismo islamico, con la consultazione di “video violenti”, anche con “decapitazioni”, cori dell’organizzazione terroristica e “sure del Corano”. Tra il 1 luglio e il giorno antecedente il massacro setacciò a lungo e “quasi quotidianamente” Internet alla ricerca di informazioni su altri due sanguinosi attacchi di matrice fondamentalista, entrambi risalenti alla metà del mese scorso e concentrati in tre giorni: quello di Orlando, in Florida, nel quale il 12 giugno furono sterminati gli avventori di un club per gay; e quello di Magnanville, il sobborgo di Parigi dove il 14 furono assassinati un agente e la moglie, impiegata civile della polizia, il loro figlioletto preso in ostaggio. Sempre on-line Bouhlel s’informò inoltre “sulle sure del Corano e sui ‘nasheed'”, canti corali a carattere religioso utilizzati ora dai miliziani dello Stato Islamico “quali strumenti di propaganda”. Sul computer di Bouhlel, ha aggiunto il magistrato, sono state altresì rinvenute “immagini estremamente violente di cadaveri e foto legate a vario titolo all’Islam radicale”. Nel suo cellulare è stato trovato un vecchio articolo di Nice Matin su un automobilista andato a schiantarsi con l’auto contro i tavolini di un bar. Sul pc c’erano foto di Osama Bin Laden e Mokhtar Belmokhtar.
 
Una vita dissoluta e poco religiosa, mangiava maiale e si concedeva alcol ed amanti
 
Il procuratore ha confermato che  Mohamed Lahouaiej Bouhlel  aveva condotto una vita dissoluta e poco religiosa: mangiava maiale e si concedeva alcol e amanti, compreso un uomo di 73 anni sentito dagli investigatori. Nell’ambito dell’inchiesta per la strage, il cui bilancio è di 84 morti, 74 feriti ancora ricoverati di cui 28 in rianimazione e 19 in pericolo di vita, si indaga sull’albanese arrestato domenica che avrebbe fornito la pistola all’autore della strage. Nella sua casa sono stati trovati 11 telefoni, cocaina e 2600 euro in contanti. 
 
Minacce contro la città di Nizza. Telefonate minatorie contro l’amministrazione comunale  con la promessa di nuove stragi
 
Intanto nuove minacce di morte e distruzione sono state rivolte contro Nizza, il suo Municipio e, in particolare, contro il vice sindaco vicario Christian Estrosi, già primo cittadino: lo ha riferito l’edizione on-line del quotidiano ‘Nice-Matin’, secondo cui la telefonata minatoria è pervenuta al servizio comunale ‘Allo Mairie’, un numero gratuito molto diffuso in Francia, che funge tanto per le emergenze quanto per le comuni pratiche amministrative. La chiamata, che è stata registrata, è giunta intorno alle 12,30, poco dopo la fine della cerimonia pubblica sulla Promenade des Anglais in memoria delle vittime della strage del 14 luglio: vi si avvertiva che la città sarà colpita di nuovo dal lutto e da non meglio precisati “gravi atti”. L’autore del messaggio sarebbe già noto agli inquirenti. Preso di mira in prima persona Estrosi, esponente del partito conservatore dei Repubblicani fondato dall’ex presidente Nicolas Sarkozy: già alla guida del Comune fino al dicembre scorso, quando divenne presidente della regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra, cedette l’incarico all’allora suo vice e compagno di militanza Philippe Pradal, divenendone a propria volta il supplente.
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