Italicum, cambiare o non cambiare, questo il problema. Renzi e i Cinque stelle come il gatto e il topo. Italia e Germania giochino in pace

Italicum, cambiare o non cambiare, questo il problema. Renzi e i Cinque stelle come il gatto e il topo. Italia e Germania giochino in pace

Sembra che Renzi Matteo e il Cinque Stelle numero uno, perlomeno così dice la vulgata stellata, Luigi Di Maio, siano impegnati a farsi dispetti. L’uno dice a, l’altro dice b, anche se prima aveva detto a oppure aveva taciuto, una  specie di silenzio assenso. Questo giochino piace molto ai media, consente succosi retroscena che, se ce ne fosse bisogno, animano il panorama italiano. Attutiscono le sonore sconfitte subite dal nostro capo del governo e segretario del Pd il quale, mentre si autoproclama “guida del cambiamento in Europa” non gode di eccessive simpatie. L’aria da spaccone  sempre sulla punta del naso del ragazzo di Rignano, una, due volte lo può anche rendere simpatico, un  giovanilismo fra quei parrucconi della Ue, inviati a Bruxelles dopo una carriera, non sempre onorata, nel paese d’origine. Ma a lungo andare il troppo stroppia. Merkel lo bacchetta, ex ministri  italiani da lui presi di mira, caso strano ma non troppo, si tratta di ministri berlusconiani, oggi suoi alleati lo strattonano. Ce l’ha con quelli di Monti, Letta, cui aveva rivolto la famosa assicurazione “stai sereno”, Prodi, per non parlare di D’Alema, i ministri dei loro governi, che hanno certo colpe, ma sono dei giganti a fronte di nanetti.

Tutti i giochi  si sono riaperti sulla nuova legge elettorale che tornerà in Parlamento

Abbiamo perso il filo, lo ritroviamo subito. Ricapitoliamo: la capigruppo della Camera inserisce all’ordine del giorno dei lavori d’Aula, alla ripresa settembrina, una mozione presentata da Sinistra Italiana in cui si chiede il ritorno dell’Italicum a Montecitorio. Si tratta di accertare, prima che lo faccia la Consulta, la costituzionalità di alcune parti di questa pessima legge. Nella mozione vengono sottolineate alcune incostituzionalità. Passa quasi inosservata. Il capogruppo del Pd, Rosato, minimizza, dice che si tratta solo di un fatto “tecnico”, ogni gruppo ha diritto a presentare una propria mozione. Non ci abbiamo creduto perché la dichiarazione di Rosato era troppo banale, quasi buttata là. La realtà è che il Pd non ha impedito il ritorno in aula dell’Italicum. Una via di uscita per Renzi Matteo da una situazione che può dare il colpo di grazia anche al referendum costituzionale. E così è stato.

Di Maio e Grillo: Renzi ha paura di un  ballottaggio contro di noi

Chiamati  indirettamente in causa, i Cinque stelle, che fino ad oggi non si erano pronunciati in modo chiaro e netto hanno detto, con Di Maio, che ci sono cose più importanti da discutere, poi Grillo ha detto che Renzi è “un baro”, ha paura di perdere andando al ballottaggio contro l’M5S. Niente liste di coalizione, la sfida deve essere Pd contro M5S. Renzi attendeva questo segnale, lo ha cercato. Tanto che ancor prima che Di Maio e Grillo parlassero aveva fatto sapere che l’Italicum non si tocca. Insomma giocano al gatto con il topo. Si tratta di vedere chi è il gatto e chi il topo. Ma non ci sarà molto da attendere. Intanto Renzi dando il via libera al ritorno dell’Italicum alla Camera, di questo di fatto si tratta, alle minoranze interne offre una occasione, una mano tesa. Le minoranze dal canto loro, leggi intervista di Miguel Gotor, che l’Italicum non hanno votato, si presentano con un ramoscello d’ulivo. Gli sviluppi della situazione si vedranno già da lunedì quando si riunirà la direzione Pd. Certo la mozione di Sel apre una strada ma va percorsa fino in fondo, la legge deve essere riscritta. Già, ma i Cinque stelle  hanno detto un no secco. Intanto questo rifiuto temporale offre a Renzi una carta importante per far capire che se fosse per lui l’Italicum si potrebbe cambiare, non a caso la legge torna in Aula. Ma  rispondendo anche a chi pur stando al governo, leggi Alfano, Franceschini, vuole le liste di coalizione, senza l’assenso dei Cinque stelle si rischia grosso.

Nel Pd sono gli ex dc a dare le carte. Confalonieri  a  Berlusconi: aiuta Renzi in funzione anti M5S

Gli ex dc, che oggi danno le carte nel governo e nel Pd, hanno ripreso vecchie abitudini, le riunioni di correnti vecchie e nuove nei ristoranti della Roma dei palazzi del potere. Particolarmente famelici i franceschiniani che si dice siano anche numerosi. Il “no” dei Cinque stelle è un modo, uno dei modi, per frantumare il Pd. Meglio, per gettarlo nelle braccia amorose di una “frazione” di Forza Italia, quella che conta, da Confalonieri, a Marina Berlusconi, al suo avvocato, a Gianni Letta in particolare. Proprio l’amico del cuore e della cassa, le aziende berlusconiane, consiglia al convalescente: “Torni leader e aiuti Renzi in funzione anti M5S”. In questo quadro la vera promessa di Renzi è quella di cambiare l’Italicum per vincere il referendum di ottobre, 9 ottobre. Ma le promesse sul taglio delle tasse, la flessibilità per le pensioni, tanti impegni, tanti annunci in questi giorni? La legge di stabilità arriverà dopo il referendum. La carta renziana, rivedere l’Italicum tornando a liste di coalizione, potrebbe costruire una ammucchiata dal Pd, minoranza compresa, fino a Sinistra italiana, a tutto il centrodestra, Forza Italia, Lega, i centristi di Alfano, quelli di Ala, leggi Verdini e altri gruppuscoli . Ma può bastare passare da lista a coalizione? No, lo dice la stessa mozione di Sinistra italiana, lo dicono le minoranze Pd. Non solo, ma se Renzi vince il referendum portandosi dietro tutto il caravanserraglio del centro destra chi lo dice che non ci ripensi e non cambi proprio neppure una virgola dell’Italicum e affronti così da vincitore lo scontro con M5S? Magari con elezioni anticipate a metà 2017. Sarebbe una rarità, topo e gatto che  vanno d’amore e d’accordo.

Speriamo che Renzi e Merkel sabato  non si facciano vedere allo stadio

Non sarà così sabato sera quando gli azzurri lanceranno la sfida ai tedeschi. Ci saranno anche Renzi e Merkel? Speriamo di no. Danni ne hanno fatti già molti. Lasciamo che le due squadre giochino in pace, che non ci sia qualche cretino, da una parte e dell’altra che fischia gli inni. Certo siamo lontani da quell’Europa pensata da coloro che scrissero il “manifesto di Ventotene”. Perlomeno lo sport dia uno spettacolo di dignità. Cosa che non sanno fare nei palazzi di Bruxelles e di Francoforte.

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