Intervista a Genovesi (Fillea Cgil): nuovo umanesimo, un sindacato che rimetta al centro la persona, la sua dignità, il suo contributo ad una società migliore

Intervista a Genovesi (Fillea Cgil): nuovo umanesimo, un sindacato che rimetta al centro la persona, la sua dignità, il suo contributo ad una società migliore

Alessandro Genovesi, 38 anni, uno dei più giovani dirigenti sindacali, è il nuovo segretario generale della Fillea Cgil, l’organizzazione dei lavoratori delle costruzioni. È stato eletto quasi all’unanimità dalla Assemblea generale della Fillea Cgil, 222 voti a favore su 234 votanti. Prende il posto di Walter Schiavella che lascia per scadenza di mandato, come previsto dallo statuto della Confederazione, per assumere l’incarico di segretario generale della Camera del Lavoro di Napoli. Un passaggio di testimone fra due dirigenti che segna, insieme, rinnovamento, continuità, vitalità di una grande organizzazione, una lunga storia alle spalle, un futuro non certo facile in un settore colpito duramente dalla crisi, con il lavoro che è fatica, pericolo, richiama immediatamente il muratore con il cappello fatto con carta di giornale, gavette con il pasto portato da casa. Storie passate, che non sono però solo un ricordo. La fatica e il pericolo restano in agguato, mietono vittime.

Fillea nasce 130 anni fa per “portare avanti il diritto di essere uomini liberi”

Non è per caso che Genovesi, abbia concluso la dichiarazione programmatica fatta di fronte alla grande Assemblea generale del più forte sindacato italiano delle costruzioni con le parole pronunciate da Felice Quaglino, il primo segretario generale degli edili Cgil, nato 130 anni fa: “Noi ci siamo riuniti in sindacato per portare avanti il sacrosanto diritto di essere uomini liberi, che contribuiscono ad una società più giusta, oltre la miseria dei nostri corpi”. Un richiamo che indica la strada da percorrere, sempre, il ruolo di emancipazione svolto dal sindacato, accolto dagli  applausi della platea composta. Un segnale inequivocabile così come lo era stato quello dato da Schiavella nella “lettera aperta” rivolta agli iscritti con la quale si era presentato alla assemblea. “Contrastare la barbarie del terrorismo, della segregazione razziale, della violenza, con la forza delle nostre idee – aveva detto – con l’efficacia di una azione rivendicativa che abbiamo sempre basato sui principi dell’accoglienza, dell’inclusione e dell’integrazione. Dire Fillea oggi nel contesto del sindacato internazionale ed europeo significa dire questo”. Due interventi, due volti della stessa medaglia. Era stata Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, a proporre alla assemblea Alessandro Genovesi, era nel solco di una lunga, gloriosa, storia, si può usare questo aggettivo. Una volta tanto.

Una lunga conoscenza con il nuovo segretario generale del sindacato delle costruzioni

Con Genovesi abbiamo una  lunga conoscenza.  Ci siamo incontrati, lui giovanissimo, impegnato nella Cgil si occupava di politiche sociali, nella redazione di “Aprile”, una rivista di cultura politica diretta da Giovanni Berlinguer. Ho chiesto ad Alessandro, da giornalista, di raccontare il “chi è” per i nostri lettori. Non si è fatto pregare, a Genovesi piace conversare, raccontare, ricordare non per guardare indietro ma avanti. Il ricordo di Giovanni ci commuove entrambi, ce lo portiamo con noi.

In “famiglia” c’è anche un cocker. Si chiama Lev Trotski. “Non ascolta i miei ordini”

Raccòntati gli chiedo. Ci riassume la carta di identità. Anno di nascita 1977, divorziato, Barbara, il piccolo Pietro, la mia famiglia. C’è anche un cocker, si chiama Lev Trotsky. Ma quando lo chiami capisce? “Certo, sa bene chi è. Per quanto non ascolta i miei ordini”. Le sue letture preferite: Gabriel Garcia Marquez, Michela Murgia e Dylan Dog. Dal curriculum risultano due passioni, modellismo e Risiko, “ma perdo sempre”.

Il mito di  Enrico Berlinguer e quello  di Bruno Conti. L’esperienza nella sinistra Ds

E due miti: Enrico Berlinguer e Bruno Conti. “Sono orgogliosamente romano” afferma. “Ti ho detto le cose  più personali”. Torniamo così al curriculum ufficiale, la sua “carriera” sindacale e anche politica. Il movimento studentesco, poi la collaborazione al dipartimento politiche sociali della Cgil, un anno dopo viene eletto nella Direzione Nazionale dei Ds come vice responsabile del dipartimento innovazione tecnologica e Tlc, successivamente componente dell’esecutivo nazionale della sinistra DS.  Da giornalista, dopo l’esperienza di Aprile, collabora con l’Unità di Furio Colombo, il Manifesto, Rassegna Sindacale, Rainews24, ed è autore di alcuni saggi, per Baldini e Castoldi, Reset e Unità.

La scelta di dedicarsi esclusivamente all’attività sindacale

Poi la scelta di dedicarsi esclusivamente all’attività sindacale: nel 2006 entra nella segreteria nazionale del Sindacato Lavoratori della Comunicazione Slc-Cgil con la delega alle telecomunicazioni. Nel 2011 viene eletto segretario generale della Cgil Basilicata, siglando –  tra l’altro – il primo contratto di sito per le attività estrattive che introduce la clausola sociale nei cambi di appalto Eni e costituendo l’Osservatorio Territorio Ambientale. Terminata la propria esperienza in Basilicata, nel marzo 2015 torna a Roma per approdare alla segreteria nazionale della Fillea Cgil con la delega all’organizzazione.

Nel colloquio che abbiamo avuto con lui, prima della relazione che ha tenuto alla assemblea di cui pubblichiamo in altra parte del giornale ampi stralci, siamo partiti dai fatti di questi giorni, la violenta repressione in Turchia, il ruolo, l’impegno del sindacato. Indica due grandi sfide, “flussi migratori e cambiamento climatico. L’Europa unita era ed è l’unica risposta possibile al disequilibrio geo politico venutosi a creare con la fine del mondo diviso in due”.

Oggi più che mai abbiamo bisogno di costruttori di pace, di chi getta ponti

“Oggi più che mai abbiamo bisogno di un sistema multipolare  di costruttori di pace, di chi getta ponti. Abbiamo bisogno di un sistema di relazioni internazionali autorevole in grado di asciugare quel pantano che noi abbiamo creato, lì dove abbiamo preteso di esportare la democrazia, e con esse le nostre armi e le nostre multinazionali”. Si accalora in una denuncia a 360 gradi: “Quante responsabilità abbiamo nel non aver sostenuto le primavere nel Mediterraneo, nel non dialogare con l’islam moderato e le sue masse diseredate… Tutti solo a tifare che la questione migratoria diventi il problema di un altro lontano da casa nostra, dalle nostre villette a schiera, dai nostri villaggi vacanze”.

Nostri nemici  i signori della guerra, repressione, mancanza di democrazia, mancanza di lavoro,  fame,  paura

“I lavoratori migranti sono nostri fratelli, non nostri nemici. I nostri nemici sono i signori della guerra, la repressione, la mancanza  di democrazia, la fame, la paura e l’ignoranza. La CGIL deve essere in campo, nelle piazze, sui posti di lavoro per portare avanti questo messaggio, dopo i fatti di Nizza, la repressione in Turchia,dobbiamo metterci la faccia, parlare con gli iscritti, con i delegati,con lavoratori. Tutti devono conoscere da che parte sta la Cgil”. Parla di un “gorgo” entro il quale lavorare per “praticare un nuovo sindacato confederale e di categoria che  rimette al centro la persona, in una sorta di nuovo umanesimo, la sua dignità, la sua volontà di contribuire ad una società migliore”. 

Il programma del sindacato. La Carta dei diritti per ricostruire la dimensione sociale

Poi indica i punti fondamentali che riguardano il “programma” del sindacato con la Carta dei Diritti “per ricostruire la dimensione sociale”, parla di un nuovo modello contrattuale, “ponendo noi la sfida della produttività, degli investimenti, della partecipazione”. Genovesi passa in esame i problemi del Paese per quanto riguarda da vicino i settori delle costruzioni.  Si rivolge al governo e alle controparti. Parla in particolare delle “periferie”, del “disagio delle persone che vi abitano, della condanna ad una perenne esclusione”, della “necessità di una risposta ai bisogni di una popolazione che invecchia, alle nuove famiglie che hanno esigenze particolari”.  Poi un elenco di cose che non vanno, di cambiamenti che devono essere effettuati.

Non si può stare fino a 70 anni sulle impalcature mentre i giovani sono   senza lavoro

“Tutti – dice – parlano del problema dei giovani che non hanno lavoro, ma cresce il fenomeno dei voucher anche in edilizia, che sono la negazione di ogni forma di legalità e della qualità dell’impresa. C’è una rigidità del sistema pensionistico che condanna un edile a stare fino a 70 anni sulle impalcature, troppe morti sul lavoro, troppe impunite”. Ci avviamo alla fine della nostra conversazione. Genovesi pone un obiettivo: c’è un 40% di lavoratori non sindacalizzati, ci vuole un nuovo modello organizzativo di Fillea, “server dei territori”, dice, per raggiungere il lavoratore, “continuità nelle conoscenze, nelle pratiche di settore, vivere la presenza dei migranti non come un di più”. E poi i nuovi quadri, “un processo di formazione. Chi è più bravo diventerà segretario generale”. In bocca al lupo, Alessandro.

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