Il Fondo monetario gela l’ottimismo di Renzi e Padoan. Brexit è vicina e frena la crescita. Anche il jobs act fa cilecca, smentito Poletti

Il Fondo monetario gela l’ottimismo di  Renzi e Padoan.  Brexit  è vicina e frena la crescita. Anche il jobs act fa cilecca, smentito  Poletti

A botta calda, ancor prima che giungessero i dati definitivi del referendum sulla Brexit, Renzi Matteo, il ministro Padoan, gli eco-cortigiani, gli economisti, si fa per dire, di cui il premier si è contornato, avevano starnazzato: l’uscita della Gran Bretagna ci fa un baffo, non ci riguarda, la nostra economia è solida. Ed erano stati fra i più solerti, con l’arroganza che contraddistingue il capo e ovviamente il codazzo, a chiedere a Londra di far le valigie subito. Ovviamente solo degli sciocchi o in malafede potevano dare ordini di questo tipo. Ora il nuovo governo, dimessosi Cameron, annuncia che, forse, all’inizio del 2017, si apre la trattativa per la fuoriuscita della GB. Intanto gli inglesi stanno trattando con gli Usa per definire nuovi percorsi di mercato, rapporti diretti anche con altre grandi economie emergenti, Cina, India, Brasile. E gli effetti di Brexit, con la crescita che diminuisce, sono evidenti. Gli errori di Renzi e Padoan sono macroscopici, le loro stime sempre più sballate. Il Fondo monetario nel suo nuovo report proprio a causa di Brexit  rivede al ribasso  le stime sula crescita dell’economia globale.

A maggio crollano i posti di lavoro stabili. Si torna indietro, come i gamberi

Fa loro compagnia un altro ministro sempre ottimista, Giuliano Poletti che proprio due giorni fa in un dibattito con Susanna Camusso aveva ancora una volta osannato il jobs act per, a suo dire, gli ottimi risultati che aveva dato in materia di  contratti a tempo indeterminato. Non solo, aveva affermato “meglio i voucher che il lavoro nero”, riferendosi a provvedimenti presi dal governo per contrastare il precariato che, di fatto, lasciavano le cose come stanno. Arrivano infatti i dati dell’Inps, mettono in luce che c’è un vero e proprio tracollo dei contratti stabili. Nei primi cinque mesi del 2016 sono stati stipulati 712.007 contratti a tempo indeterminato (comprese le trasformazioni) mentre le cessazioni, sempre di contratti a tempo indeterminato, sono state 629.936 con un saldo positivo di 82.071 unità. Il dato – rileva l’osservatorio Inps sul precariato – è peggiore del 78% rispetto al saldo positivo di 379.282 contratti stabili dei primi cinque mesi 2015 e risente della riduzione degli incentivi per le assunzioni stabili. Il dato è peggiore anche del 2014 (+122.188 posti stabili in cinque mesi). Non solo. Nel periodo tra gennaio e maggio 2016 sono stati venduti 56,7 milioni di voucher destinati al pagamento delle prestazioni di lavoro accessorio, del valore nominale di 10 euro lordi ciascuno, con un incremento, rispetto ai primi cinque mesi del 2015, pari al 43%.

I riflessi del referendum della Gran Bretagna più pesanti sui paesi deboli come l’Italia

Una gelata per gli ottimismi del ministro. Così come una gelata, una vera e propria smentita all’ottimismo di  Renzi e Padoan arriva dal Fondo monetario internazionale. Già la Commissione Ue aveva stimato  la crescita del Pil nei 27 Stati membri (Regno Unito escluso) in rallentamento dall’1,9% previsto nel 2016 all’1,7%-1,8% e dall’1,8% all’1,4%-1,7% nel 2017 scontando l’effetto  dalla Brexit. In particolare, l’Italia usciva malconcia  proprio per la debolezza della sua economia. Ma I nostri due, Renzi-Padoan, facevano finta di niente. Ora arriva il Fondo monetario internazionale che taglia le stime sulla economia globale. “Il peggioramento delle stime”, dice il Fondo nelle sue nuove previsioni, “riflette la conseguenza macroeconomica di una notevole crescita delle incertezze, sul piano politico compreso”. Incertezze che peseranno sulla fiducia e sugli investimenti, nonché sulla propensione generale dei mercati finanziari. Premier e ministro  dell’economia sono serviti. L’Fmi parla di una “limatura di 0,1 punti percentuali alle previsioni di crescita globali per quest’anno e il prossimo”: l’Organizzazione di Washington stima ora un +3,1 e un +3,4%, ma fino al referendum di fine giugno contava di rivedere al rialzo le stime. L’impatto più forte, stando ai dati Fmi è sulle economie avanzate, mentre cambia poco per quelle emergenti. I riflessi sull’Italia sono più gravi che in altri Paesi europei, siamo quasi il fanalino di coda. La crescita si riduce ora allo 0,9% quest’anno e all’1% il prossimo. Nel complesso dell’Eurozona – avverte il Fondo – l’incertezza generalizzata presenterà maggiormente il suo conto l’anno prossimo. Il taglio più consistente riguarda il Regno Unito. Il Fmi pronostica un +1,7% del Pil britannico quest’anno, 0,2 punti percentuali in meno rispetto alle stime dello scorso aprile, ma soprattutto un rallentamento all’1% nel 2017: in questo caso la previsione è di 0,9 punti percentuali più bassa rispetto ad aprile.

Fmi: a rischio  una persistente stagnazione dell’economia che colpisce i salari di lungo termine

Il capo economista del Fondo, Maury Obstfeld, esprime serie preoccupazioni, parla di una “economia mondiale che si deve rimettere in carreggiata verso una espansione più sostenuta”. “Gli attuali tassi di crescita non vanno accettati come un ‘nuovo normale’ dettato da fattori al di fuori della politica. Il rischio è di andare al di là dei puri costi economici e scivolare in una persistente stagnazione”. “Un contesto di crescita lenta – prosegue – peggiorerà le tensioni sociali associate con una stagnazione dei salari di lungo termine”. Nel report del Fmi sull’economia globale si parla anche delle debolezze del sistema bancario europeo, nel quale “persistono vulnerabilità”, in riferimento soprattutto a Italia e Portogallo. Per questo, Washington invita ad agire “velocemente e con decisione per garantire resistenza al sistema finanziario rispetto al protratto periodo di incertezza e turbolenza che potrebbe presentarsi”.

Le previsioni aggiornate del Fmi

                                                                                Diff. rispetto alle previsioni aprile

                2014      2015      2016      2017      2016      2017

PIL MONDIALE  3.4          3.1          3.1          3.4          –0.1       –0.1

ECONOMIE AVANZATE 1.9          1.9          1.8          1.8          –0.1       –0.2

USA       2.4          2.4          2.2          2.5          –0.2       0.0

EUROZONA        0.9          1.7          1.6          1.4          0.1          –0.2

GERMANIA        1.6          1.5          1.6          1.2          0.1          –0.4

FRANCIA             0.6          1.3          1.5          1.2          0.4          –0.1

ITALIA   –0.3       0.8          0.9          1.0          –0.1       –0.1

SPAGNA              1.4          3.2          2.6          2.1          0.0          –0.2

GIAPPONE         0.0          0.5          0.3          0.1          –0.2       0.2

UK          3.1          2.2          1.7          1.3          –0.2       –0.9

CANADA             2.5          1.1          1.4          2.1          –0.1       0.2

ALTRE ECONOMIE AVANZATE   2.8          2.0          2.0          2.3          –0.1       –0.1

EMERGENTI       4.6          4.0          4.1          4.6          0.0          0.0

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