Germania. Populisti in affanno. L’Alternativ für Deutschland tra perdita di consenso e defezioni

Germania. Populisti in affanno. L’Alternativ für Deutschland tra perdita di consenso e defezioni

Con una situazione economica del continente ancora incerta e vulnerabile ad altri crolli, con una crisi dei migranti di cui non si intravede alcuna soluzione immediata e, infine, con l’ubriacatura di entusiasmi suscitati dalla vittoria del Brexit nel referendum di giugno, non parrebbe che le destre europee abbiano mai goduto di una salute migliore. Già al governo in alcuni paesi dell’Europa orientale – Ungheria e Polonia – e pronti alla ribalta nel resto del continente – dalla Francia all’Austria, dove a settembre verrà ripetuta l’elezione del Presidente della repubblica – i partiti populisti stanno attirando un crescente numero di consensi in quasi ogni paese dell’Unione europea. La loro sembra un’ascesa inarrestabile, davanti alla quale le sinistre e, più in generale, le forze politiche tradizionali del secondo dopoguerra non sanno sviluppare alcuna strategia efficacie.

In questa marcia trionfale, però, c’è un’eccezione. Almeno in una nazione europea la destra nazionalista, euroscettica e xenofoba pare incontrare continue difficoltà, non solo ad affermarsi, ma anche a mantenere serrati i propri ranghi. La capacità di compattarsi e di coagulare forze eterogenee sotto l’egida di scopi semplici e di istanze popolari è una caratteristica peculiare della destra contemporanea – valga a esempio la Lega salviniana che, ormai, ha attirato attorno a sé quasi tutta la galassia estremista della penisola – e, in ciò, essa si pone in diretta continuità con i propri precedenti storici – dove, da una parte, furono le bandiere del reducismo e dell’anti-socialismo a servire da collante mentre, dall’altra, fu l’opposizione al sistema repubblicano e al trattato di Versailles.

La destra tedesca non decolla, ma affanna

Tuttavia, nella “locomotiva d’Europa” la destra populista perde consensi e pezzi. Nei sondaggi sulle indicazioni di voto a livello federale, l’Alternativ für Deutschland sta attualmente scendendo dai due ai quattro punti percentuali, a seconda dell’istituto che ha svolto le indagini. Dal 14% dei consensi, sul quale il partito era parso assestarsi almeno dalle elezioni nei Länder a marzo, adesso siamo passati a quote che vanno dal 12% al 10%. Risultano invece in crescita – più o meno degli stessi punti percentuali – sia i Grünen che la CDU/CSU di Angela Merkel.

Un dato ancor più preoccupante per i dirigenti dell’Alternativ für Deutschland emerge però dalle scissioni interne. Se con il grande successo elettorale raccolto nel Baden-Württemberg, in Rheinland-Pfalz e in Sachsen-Anhalt, la AfD poteva contare su un nutrito contingente di rappresentanti nei parlamenti regionali – rispettivamente 23, 14 e 25, che si aggiungevano ai 4 delegati di Brema, agli 8 di Amburgo e, infine, agli 11 della Turingia e del Brandeburgo – lo stesso quadro adesso è molto meno confortante. Nella Libera città anseatica di Brema ben tre dei quattro rappresentati dell’AfD hanno seguito il fondatore del partito, Bernd Lucke, nella nuova formazione dell’Allianz für Fortschritt und Aufbruch (ALFA), lasciando quindi un solo delegato dell’AfD nel senato cittadino. Sia ad Amburgo che in Brandeburgo un parlamentare dell’AfD ha abbandonato il partito per diventare “indipendente”. Indipendenti sono adesso anche due delegati della Turingia, mentre un terzo è addirittura passato nelle file dell’SPD. Tuttavia, è nel sud-est del paese che la crisi interna dell’AfD è più esplosiva: nel Baden-Württemberg il partito si è letteralmente spezzato in due tronconi, con ben quattordici rappresentati su ventitré che hanno formato un diverso gruppo parlamentare.

Il “caso Gedeon” e la spaccatura del partito

Il caso del Baden-Württemberg è abbastanza significativo e merita di essere affrontato nei dettagli. Se – con l’eccezione di Amburgo – le defezioni all’interno dell’AfD erano avvenute per l’iniziativa di singoli delegati in polemica con le posizioni “ambigue” del partito riguardo alle esternazioni razziste e alla vicinanza con l’estrema destra neo-nazista, nel Baden-Württemberg si è assistito a una fronda a cui ha aderito la maggior parte dei delegati, tra cui lo stesso candidato alla presidenza del Land.

Il pomo della discordia è incarnato da Wolfgang Gedeon, uno dei ventitré rappresentanti dell’AfD eletti a marzo nel Baden-Württemberg. Gedeon, un medico vicino a prospettive olistiche e “alternative”, è finito al centro di un’inchiesta portata avanti da un gruppo antifascista indipendente (Netz gegen Nazis) che ha fatto emergere un curriculum degno di un propagandista nazionalsocialista degli anni Trenta. Con lo pseudonimo di W.G. Meister, Gedeon ha pubblicato, nel 2009, una trilogia di scritti politici sotto il titolo di Christlich-europäische Leitkultur (Cultura dominante euro-cristiana), in cui abbondava la retorica antisemita. Gli ebrei venivano considerati da Gedeon colpevoli dello stesso risentimento antisemita tedesco mentre, più recentemente, egli avrebbe dichiarato che l’“Occidente cristiano” avrebbe due nemici: l’islam «all’esterno» e l’ebraismo «all’interno».

Tali affermazioni – nella Germania contemporanea, fondata sulla rielaborazione del passato nazista e sul senso di colpa collettivo per la Shoah – hanno suscitato, ai primi di giugno, la decisa presa di posizione del leader dell’AfD del Baden-Württemberg, l’economista Jörg Meuthen. Sebbene abbia polemizzato con i tentativi di strumentalizzare la vicenda, Meuthen ha anche aggiunto che l’AfD si trova davanti a «una questione esistenziale», ovvero quella di riuscire o meno «a prendere credibilmente le distanze dall’estremismo e dall’antisemitismo». Alle parole ha fatto poi seguire i fatti, abbandonando il partito assieme ad altri tredici rappresentanti, che hanno quindi fondato l’Alternativ für Baden-Württemberg. La prima conseguenza di tale scissione è che l’AfD non è più il primo partito di opposizione nel Land della Germania sud-occidentale.

Confusione nella direzione del partito

La spaccatura provocata da Meuthen ha colto la direzione federale impreparata. Frauke Petry ha dato il proprio appoggio ai restanti nove delegati dell’AfD nel Baden-Württemberg ma, per la propria ingerenza, è stata duramente criticata dall’altro rappresentante di punta dell’AfD, Alexander Gauland, che ha difeso l’autonomia del partito in ogni Land. Sintomo del nervosismo generato dall’“affaire Gedeon” ai vertici dell’Alternativ für Deutschland è, infine, il fatto che Petry abbia invitato i membri al silenzio, sostenendo come non si dovrebbero dare in pasto al pubblico le questioni di puro interesse interno.

Frauke Petry sta indubbiamente tentando di ricucire la spaccatura nel Baden-Württemberg. Tuttavia è lecito pensare che la direzione federale dell’AfD abbia anche ben presente l’emorragia di consensi regolarmente testimoniata dalle indagini sulle intenzioni di voto. Dopo i relativi successi elettorali di marzo, l’Alternativ für Deutschland è stata colpita da una serie di “piccoli” scandali, soprattutto dovuti alle esternazioni razziste di numerosi aderenti, e che hanno alimentato tanto le singole defezioni quanto la rottura voluta da Meuthen. Tali scandali sono stati molto spesso anche dei veri e propri passi falsi, commessi non da ultimo anche dai vertici stessi dell’AfD. Basti infatti ricordare l’infelice uscita di Alexander Gauland sul popolare giocatore della nazionale tedesca Jérôme Boateng, che ha suscitato un’ondata di reazioni – tra l’indignato e il sarcastico – in tutto il paese.

La xenofobia strisciante nel partito – spesso portata alla luce da attivisti delle campagne anti-razziste – minaccia adesso di suscitare la reazione del Bundesamt für Verfassungsschutz, ovvero dell’Ufficio federale per la difesa della costituzione, il massimo organo di vigilanza delle libertà democratiche e di contrasto alle attività anti-costituzionali, con funzioni del tutto assimilabili a quelle dell’intelligence interna degli altri paesi. Proprio sull’onda della polemica in Baden-Württemberg, rappresentanti politici della CDU hanno richiesto l’attivazione di una sorveglianza del Bundesamt für Verfassungsschutz sull’AfD, mentre in Baviera la locale sezione dell’Ufficio per la difesa della costituzione vigila già sull’attività di alcuni membri del partito.

La “questione esistenziale” dell’AfD

Rispetto alle controparti europee, la destra tedesca dell’AfD continua quindi a navigare in cattive acque e, seppur abbia saputo raccogliere consistenti successi elettorali, il suo destino pare ancora incerto, soprattutto per la difficile convivenza tra le anime che compongono il partito. L’Alternativ für Deutschland si basa infatti su un fragile compromesso tra una destra euroscettica, conservatrice e liberista, e un’estrema squisitamente reazionaria, spesso vicina a suggestioni razziste, corporativiste e illiberali, assolutamente affine ai movimenti neo-nazisti. Si tratta in parte di una differenziazione geografica – dove le declinazioni occidentali del partito sono generalmente più moderate di quelle sorte nei Länder dell’ex-DDR – ma, come dimostra il caso del Baden-Württemberg, è anche una frattura che percorre l’AfD in ogni sua manifestazione.

Il destino di questa formazione populista dipende in larga misura dagli esiti elettorali. Una svolta verso il centro – apparentemente incompatibile con la direzione intrapresa da Petry e Gauland – potrebbe effettivamente attirare i voti dei cristiano-democratici delusi dalla linea politica di Angela Merkel. In una prospettiva di lungo periodo, un’AfD mitigata potrebbe addirittura diventare un partner di alleanza per la CDU/CSU, aprendo la possibilità di un governo di centro-destra per la Germania. Tuttavia gli indizi portano in un’altra direzione, con gli esponenti moderati che stanno progressivamente abbandonando l’AfD – il più illustre dei quali fu certamente il fondatore, Bernd Lucke – e il partito che assume sempre più i connotati di estrema destra. Ciò può portare un certo successo nell’immediato, attingendo ampiamente al voto di protesta e ai delusi dai partiti tradizionali. Ciò nonostante, tra i paesi europei la Germania è quello che ha sviluppato – seppur non senza contraddizioni – i migliori anticorpi contro l’estremismo di destra, e lo spettro che si aggira nel futuro dell’AfD potrebbe essere lo stesso toccato in sorte ai suoi predecessori (come l’NPD e i Republikaner), ovvero quello di diventare, dopo un sorprendente successo iniziale, l’ennesima forza politica dell’1%, estranea e avversa all’arco dei partiti costituzionali tedeschi.

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