Fillea Cgil. Il segretario generale Schiavella lascia per scadenza di mandato. La lettera all’organizzazione

Fillea Cgil. Il segretario generale Schiavella lascia per scadenza di mandato. La lettera all’organizzazione

Si sono aperti oggi Roma, presso la Casa dell’Architettura, i lavori dell’Assemblea Generale della Fillea Cgil per eleggere il nuovo segretario generale, in sostituzione di Walter Schiavella che lascia la categoria per scadenza di mandato ed andrà a guidare la Camera del Lavoro d Napoli.

Di seguito alcuni stralci della “lettera” alla Fillea, questa la forma scelta dal segretario uscente, in cui Schiavella riassume gli otto anni di lavoro nella categoria.

IL PRESENTE POLITICO

Il presente politico della FILLEA è solido e dobbiamo essere orgogliosi del lavoro che abbiamo fatto in questi anni difficili. Un lavoro enorme, collettivo, unitario e collegiale, identitario ma  confederale, che oggi ci mette in prima fila nell’affrontare le sfide di questo momento politico.  Presente politico della FILLEA é:

Contrastare la barbarie del terrorismo, della segregazione razziale, della violenza, con la forza delle nostre idee, con l’efficacia di una azione rivendicativa che abbiamo sempre basato sui principi dell’accoglienza, dell’inclusione e dell’integrazione. Dire FILLEA oggi nel contesto del sindacato internazionale ed europeo significa dire questo.

Contrastare la riduzione dei diritti e delle tutele sul lavoro affermando il valore di un grande progetto, culturale prima che politico, quello della Carta dei diritti universali del lavoro. La FILLEA, pur non condividendo la scelta degli strumenti referendari, è stata ed è in prima fila nel determinare il successo della raccolta firme.

Consolidare la nostra scelta di essere agenti negoziali, rinnovando i CCNL che mancano ancora all’appello e applicando quelli che invece, bene e fra i primi, abbiamo già rinnovato concorrendo a scardinare i piani confindustriali quanto, se non più, di altri settori. Questo impegno ha oggi un orizzonte immediato anche dal versante confederale nella direzione della costruzione di un nuovo modello di relazioni industriali coerente a quella piattaforma unitaria a cui la FILLEA rivendica di aver costruttivamente contribuito nelle sue parti più innovative, dalla bilateralità al welfare contrattuale.

Continuare la battaglia sulla riforma della legge Fornero  portando a casa, oggi, in questo tempo  politico, un risultato per gli edili e i cavatori. Un risultato fosse pure parziale, quale  il pur semplice riconoscimento che esiste uno specifico edile a cui rispondere; questo, al di là di quanto poi ci piacciano le soluzioni, deve essere la priorità di oggi per FILLEA e CGIL.  Stavolta non sarebbero accettabili discorsi sulla impossibilità a scegliere e sulle relative difficoltà a gestire questa scelta di priorità nelle nostre discussioni. Stavolta è ora che la CGIL si faccia carico esplicitamente di questa priorità, stavolta gli edili hanno la precedenza.

Continuare la battaglia per gli investimenti e lo sviluppo sostenibile definita con il piano del lavoro FILLEA presentato in questa stessa sala nel febbraio 2013, utilizzando i tavoli ministeriali che ci siamo conquistati con le lotte di questi anni. Come sempre, per noi, questa rivendicazione è inscindibile dalla battaglia per la legalità e regolarità del lavoro smascherando la doppia morale di molte  imprese e, non raramente, di chi le rappresenta.

Continuare la competizione leale con FILCA e FENEAL per rafforzare il nostro radicamento sociale e vincere, come abbiamo vinto ad oggi, la corsa per consolidare il nostro primato di sindacato più rappresentativo del settore.

I NUMERI DI QUESTI OTTO ANNI

Quindi più  un bilancio che un ricordo e, come si fa in ogni bilancio, partiamo dai numeri:

  • 37 CCNL rinnovati unitariamente in anni di rotture dell’unità confederale e di crisi drammatica.
  • 190 circa CCPL rinnovati.
  • 1200 circa accordi aziendali o nazionali per la gestione della crisi dai colossi come ITALCEMENTI e NATUZZI all’impresa edile con 5 dipendenti.
  • 10 manifestazioni nazionali unitarie contro le politiche adottate dai governi per affrontare la crisi e a sostegno delle nostre proposte unitarie per il lavoro e lo sviluppo sostenibile.
  • 250 circa manifestazioni territoriali per lo sviluppo e l’occupazione.

Per gestire tutto questo, oltre 320 riunioni di segreteria nazionale, 51 C.D. nazionali, oltre 100 riunioni di direzione, 3 assemblee nazionali dei quadri e delegati, 2 congressi, 1 conferenza di organizzazione, 8 assemblee nazionali migranti, 2 assemblee nazionali delle donne.

OTTO ANNI, NELLA CRISI PIU’ GRAVE DEL SETTORE

Il passato, quello descritto da questi ultimi 8 anni, è stato soprattutto  contrassegnato dalla crisi più grave che il settore abbia mai conosciuto. Ne abbiamo riconosciuto la forza dirompente e la portata fin da subito. La tempesta perfetta di una crisi congiunturale di sistema globale come quella del 2008 unitamente ad una crisi strutturale di modello produttivo e di modello di sviluppo.

Nella bufera, abbiamo scelto la rotta della sostenibilità dello sviluppo, del consumo di suolo zero, della legalità del mercato, della regolarità del lavoro, dell’industrializzazione del modello produttivo dei cantieri, dell’innovazione nella pratica contrattuale. Lo abbiamo fatto collettivamente, per primi, con forme e modalità sia antiche che nuove. Gli Stati Generali, che tracciano ancora oggi un orizzonte purtroppo ancora da raggiungere ma tuttora valido; le alleanze che abbiamo costruito con il mondo ambientalista, la volontà di sottrarci al ricatto occupazionale, la battaglia che per primi lanciammo contro il caporalato e per il recupero dei beni sequestrati alle mafie, l’attenzione alle città e alle periferie, all’assetto del territorio e per un moderno sistema infrastrutturale, e ancora molto altro.

Dal versante contrattuale la nostra azione concreta ai diversi tavoli è stata affiancata da una elaborazione progettuale che l’ultimo documento congressuale ha sistematizzato e che ora è la nostra guida per affrontare le sfide che ci attendono. Pragmatismo senza rinunciare al sogno, identità e confederalità, come ha dimostrato la difficile ma positiva conclusione del CCNL edilizia industria 2014, quando abbiamo saputo respingere – pagando un prezzo economicamente rilevante – il tentativo dell’ANCE  di smontare la responsabilità solidale dell’appaltatore.  Se oggi la CGIL  può avere più forza e coerenza nel chiedere di abolire con il referendum quelle norme che consentono ai CCNL di derogare alla responsabilità solidale del’appaltatore, lo deve anche alla battaglia che allora vincemmo e che ogni edile paga accettando solidalmente un aumento salariale più basso in cambio del mantenimento di un diritto fondamentale.

Abbiamo lavorato per valorizzare e innovare l’impianto della nostra bilateralità, adeguarlo alla crisi senza snaturarlo, renderlo più efficace ed inclusivo è stata l’altra grande sfida ancora da vincere superando pigrizie e resistenze. La piattaforma per il rinnovo del CCNL edilizia presentata il 30 giugno u.s. alle controparti è la sintesi perfetta di ciò che abbiamo già fatto e di  quanto resta ancora da fare.

Contrattazione d’anticipo, protocolli di legalità, codici etici contro la discriminazione di genere sono altri importanti risultati  frutto dell’esperienza di gestione dei tavoli contrattuali del nostro gruppo dirigente.

Le ripercussioni della crisi sulla tenuta organizzativa e finanziaria dell’Organizzazione sono state molto pesanti,  non ho alcun timore nell’affermare che  lascio una FILLEA più piccola e più povera di quella che Franco Martini mi consegnò. Ne sono consapevole, ma questo non mi impedisce di rivendicare la bontà delle scelte organizzative di questi anni, attraverso le quali abbiamo preservato e consolidato la struttura organizzativa della categoria, continuando a mantenere e rafforzare in termini relativi le nostre posizioni, di fronte ad una contrazione del 40% degli occupati, della massa salari  e delle nostre entrate.

LA NOSTRA CONFEDERALITA’

La crisi, le scelte liberiste dell’Unione Europea e dei governi  nazionali, le drammatiche ricadute sociali che ciò ha determinato, la svolta leaderistica e populista di molti governi congiuntamente al tentativo di disintermediare il rapporto fra cittadini e istituzioni, il venir meno della coesione sociale, le tensioni e le rotture dell’unità sindacale, hanno creato situazioni difficili per il sindacato in generale e, per quel che ci riguarda, per la CGIL.

Nelle discussioni di questi anni circa il ruolo e la funzione di un moderno sindacato confederale, la FILLEA ha sempre saputo da che parte stare, non certo per disciplina o conformismo, ma sempre per scelta di coerenza con la sua storia e con il sua agire.

La storia e l’azione della FILLEA  erano e sono quelli di un sindacato impegnato nel dare risposte concrete e tutele a lavoratori precari e dispersi in micro imprese o in un ciclo produttivo frammentato; la storia e la prassi della FILLEA erano e sono quelle di un sindacato pragmatico senza mai essere privo di progetto e prospettiva, un sindacato unitario per vocazione, autonomo  e centrato sulla contrattazione nelle sue diverse forme e accezioni, un sindacato democratico ma senza alcuna deriva plebiscitaria. A Genova nell’Assemblea dei Quadri e Delegati del 2012 definimmo l’unità con CISL e UIL come un vincolo, definimmo il valore della democrazia di mandato come valore almeno pari alla democrazia diretta e referendaria, descrivemmo le nostre prospettive di innovazione delle forme e della natura della contrattazione e dei suoi strumenti più capaci di affrontare la sfida dell’inclusione, dalla bilateralità alla contrattazione territoriale; ma, soprattutto, rinnovammo la nostra adesione ad una idea alta e rafforzata della confederalità.

Non abbiamo cambiato idea. Così come non abbiamo cambiato idea sulle forme nelle quali si discute in una grande organizzazione come la CGIL: lealtà, franchezza nel confronto  pari al sostegno totale alle decisioni che fanno sintesi della discussione. Sapevamo e sappiamo che così non facciamo notizia, ma continuiamo ad essere convinti che se altri hanno sbagliato, replicarne l’errore non lo annulla ma lo raddoppia, anche se, a volte, abbiamo avuto l’impressione che la nostra scelta di responsabilità non abbia pagato in termini  di valorizzazione  delle nostre posizioni nella sintesi generale, una sintesi generale nella quale, peraltro, con due sole recenti eccezioni , per 8 anni ci siamo sempre riconosciuti e vogliamo riconoscerci in futuro.

DOMANI. LA FILLEA NAZIONALE E LA CGIL DI NAPOLI

Per il ruolo che ho svolto, a  me spettava, insieme alla CGIL che in qualità di centro regolatore ha ovviamente il diritto di proposta, il dovere di concorrere alla costruzione di una soluzione che sapesse tenere insieme il filo della continuità con quello della necessaria innovazione, che sapesse interpretare la giusta esigenza di un rinnovamento generazionale con l’esperienza concreta sul campo, che sapesse insomma interpretare la nostra storia in questo difficile contesto e, soprattutto, proiettarla nel futuro.

Il percorso per realizzare questo progetto non sempre è stato lineare ma, come sempre, pur di fronte ad esigenze improvvise ed impreviste, con la CGIL abbiamo insieme ed in trasparenza saputo costruire il percorso che domani vi porterà ad eleggere il nuovo Segretario Generale della FILLEA nazionale.

Alessandro Genovesi, giovane ma esperto dirigente, è con noi da un anno e mezzo.  Ci ha messo poCo per diventare uno di noi.  È veloce, intelligente, competente, esperto, energico e diretto, a volte al limite della brutalità, ma è solo apparenza poiché sotto il suo cipiglio burbero nasconde ( male) un cuore generoso e sensibile.

Lavorare con lui in questo anno e mezzo è stato molto bello. Ci siamo capiti subito, ma soprattutto lui ha capito voi, la categoria nella sua complessità umana e organizzativa. Mi ha sostenuto nei miei momenti di buio, si è esposto sempre in prima persona senza calcoli, ha impresso una sferzata di energia vitalità e velocità alla nostra macchina organizzativa. Se Susanna Camusso ve lo proporrà e voi lo voterete, sarà un grande Segretario Generale della Fillea.

Per quanto mi riguarda, la CGIL mi ha chiamato ad un nuova complessa e stimolante avventura, quella di guidare la CDLM di Napoli verso la normalità. Ho accettato questa proposta con entusiasmo e riconoscenza per la fiducia e la stima accordatami e spero di non deluderla.  Sono felice ed orgoglioso di cimentarmi con la sfida di costruire un nuovo autonomo protagonismo della CGIL nella terza città del Paese, capitale di un Mezzogiorno che deve trovare centralità e protagonismo. In questo mio nuovo impegno trovo coerenza col mio percorso, quello compiuto con voi in FILLEA e quello che ancor prima mi ha fatto comprendere la complessità di una grande struttura metropolitana quale Roma.

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