Ex malo bonum, dal male il bene. 15mila musulmani a messa in Italia, per la pace, la solidarietà e la fraternità interreligiosa

Ex malo bonum, dal male il bene. 15mila musulmani a messa in Italia, per la pace, la solidarietà e la fraternità interreligiosa

Ex malo bonum, dal male talvolta discende il bene, scriveva san’Agostino diciassette secoli fa circa. Questa massima si addice molto bene a quanto è accaduto domenica in tante chiese di tutta Europa. Dopo l’omicidio del sacerdote Jacques Hamel, 84 anni, sgozzato nella sua chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray per mano di due giovanissimi islamisti, le comunità islamiche francesi avevano comunicato alle autorità cattoliche transalpine la volontà di essere presenti alla messa domenicale, come segno di solidarietà e di fraternità interreligiosa. Questa sorta di “miracolo” si è poi allargato a macchia d’olio, e l’iniziativa è stata seguita un po’ ovunque. La sensazione generale è che qualcosa in positivo è cambiato nelle relazioni interreligiose tra cattolici e musulmani. Intanto, è ripreso un dialogo collettivo, interrotto purtroppo dagli atti di barbarie assoluta compiuti nel cuore dell’Europa da fanatici radicalizzati, da Parigi a Nizza a Rouen. Soprattutto, si cerca di dissipare il rischio che l’idea del conflitto tra civiltà possa farsi strada a livello di massa, perché, come ha scritto Zygmunt Bauman, genera paura, terrore, e le forme più odiose di razzismo. E lo stesso papa Francesco ha voluto chiarire che non è in corso una guerra tra religioni, ma il mondo è in guerra per altre, e più laiche, ragioni. Ex malo bonum, dunque, nella speranza che questa domenica di luglio possa rappresentare un cambio di paradigma culturale anche all’interno delle comunità islamiche, dove spesso si annidano gli islamisti più radicalizzati e spietati. Senza l’attiva collaborazione delle comunità islamiche europee, sarà difficile agire in modo da prevenire altri sanguinosi attacchi. E non è un caso che nei discorsi di molti imam presenti nelle chiese cattoliche questo impegno per la pacificazione e la collaborazione sia stato citato e dettato molte volte. Da questo punto di vista, il premier francese Valls ha colto nel segno quando, in un’intervista, ha lanciato il patto con l’Islam, come svolta culturale.

A Rouen, la delegazione musulmana accolta in duomo con calore e commozione

“Noi accogliamo questa mattina i nostri amici musulmani, è per noi di conforto che siate venuti a trovarci, io vi ringrazio a nome di tutti i cristiani”, ha detto l’arcivescovo di Rouen, monsignor Dominique Lebrun, accogliendo i musulmani che si sono uniti a circa 2mila fedeli cattolici per la messa della domenica in cattedrale a Rouen. “Voi così affermate che rifiutate la morte e la violenza in nome di Dio – ha detto ancora Monsignor Lebrun – come abbiamo sentito dalle vostre bocche, che noi sappiamo sono sincere, quello non è l’Islam”.

Il premier francese Valls: aiutare l’Islam a chi lo mina dall’interno

“Bisogna con urgenza aiutare l’Islam di Francia a liberarsi di chi lo mina dall’interno”, ha detto Manuel Valls in un’intervista al Journal du Dimanche, in cui ribadisce la necessità di “stipulare un vero patto” con i musulmani francesi”. “L’Islam ha trovato il suo posto nella Repubblica, contrariamente a quanto sostenuto nei continui attacchi della destra e dell’estrema destra”, ha aggiunto il premier francese sottolineando che questa retorica anti-musulmani deve essere combattuta “con la più grande forza” come si devono combattere “parole ed atti antisemiti ed anticristiani”. Ma i musulmani francesi “uomini, donne, di cultura musulmana o convertiti a prendere le armi contro chi si oppone al loro paese: devono essere, e noi insieme a loro, implacabili contro chi professa l’odio e fa apologia della violenza”, aggiunge il premier francese. “I luoghi di culto che ospitano questi predicatori continueranno ad essere sistematicamente chiusi e i loro predicatori, se stranieri, saranno espulsi”, ha concluso.

In Italia, 15000 musulmani a messa: uniti ai cattolici per la pace 

Da Milano a Napoli, da Torino a Roma: in tante città numerose delegazioni della comunità islamica hanno raccolto l’invito a pregare insieme per la pace ed hanno assistito alla messa domenicale. “Non bastano più messaggi di solidarietà, note di condanna, parole di biasimo. Oggi entreremo in chiesa per compiere un gesto semplice e concreto: diremo ai nostri fratelli offesi dalla violenza che noi ci siamo, e vogliamo dar loro un abbraccio” ha chiarito in un’intervista al Mattino l’imam Yahia Pallavicini, presidente della Comunità religiosa islamica italiana. “A Rouen è stato varcato quel confine intangibile che assicura al fedele pace e protezione. In chiesa trovava rifugio chi fuggiva dai nazisti. Nessuno può trovarvi la morte. L’Isis uccide in nome di un Islam falso, che si avvale della religione per perseguire obiettivi barbari che i veri musulmani hanno in totale spregio”. A Roma una delegazione della comunità islamica ha assistito alla messa domenicale nella chiesa di Santa Maria in Trastevere: presenti l’imam della Moschea di via dei Frassini e rappresentante dell’Ucoii, Mohammed ben Mohammed, l’imam della sala di preghiera di Magliana, Sami Salem, e l’imam della sala di preghiera di via Candia, Mohammed Hassan Abdelghaffar.

Tre imam alla messa a Santa Maria in Trastevere, nel cuore di Roma

Una delegazione della comunità islamica alla messa domenicale nella chiesa di Santa Maria in Trastevere per portare solidarietà alla Comunità di Sant’Egidio: in prima fila, davanti all’altare, tra gli altri, l’imam delle Moschea di via dei Frassini (Centocelle) e rappresentante dell’Ucoii, Mohammed ben Mohammed, l’imam della sala di preghiera di Magliana, Sami Salem, e l’imam della sala di preghiera di via Candia, Mohammed Hassan Abdelghaffar. Indossano i loro abiti tradizionali e all’ingresso, prima che iniziasse la liturgia, hanno salutato il rappresentante della Comunità di Sant’Egidio don Riccardo Mensuale. “Siamo qui per testimoniare solidarietà dopo l’attentato di Rouen – ha detto Mohammed ben Mohammed prima di entrare in chiesa – per esprimere vicinanza e unità. Nel discorso di venerdì ho invitato i fedeli a denunciare chiunque sia intenzionato a fare un danno alla società. Tra i fedeli sono sicuro che c’è chi è pronto a denunciare. Le moschee non sono luoghi in cui i fanatici si radicalizzano, le Moschee fanno il contrario del progetto di terrorismo: diffondono pace e dialogo”.

Islamici in Duomo Napoli, serve più dialogo

“Il nostro dialogo con la comunità e i nostri fratelli cattolici proseguirà, ma da oggi deve proseguire in modo più intenso. C’è bisogno di più dialogo, di più affermazione di valori comuni che sono i valori di pace, di solidarietà, di amore, per rispetto del nostro unico Dio, misericordioso e compassionevole”, ha detto Abdullah Cozzolino, segretario generale della Confederazione islamica italiana, parlando dall’altare della Cappella del Tesoro di San Gennaro del Duomo di Napoli. “La pace sia con voi”, è stato l’esordio di Cozzolino che con una delegazione della Federazione regionale della Campania della Confederazione Islamica ha partecipato alla messa celebrata dal Vescovo ausiliario di Napoli, monsignore Gennaro Acampa. “Siamo qui oggi – ha proseguito Cozzolino che ha parlato al termine della celebrazione – per dare testimonianza del nostro cordoglio, della nostra profonda amarezza per quanto è successo a Rouen. Noi musulmani non ci riconosciamo in simili gesti e siamo contro il terrore e contro il radicalismo. Dobbiamo tendere tutti verso la pace e verso l’unione. Vi saluto rivolgendovi il nostro messaggio di pace Salam aleikum”, ha concluso Cozzolino che, ai piedi dell’altare, si è stretto in un abbraccio con monsignor Acampa. “Padre Jacques – ha commentato Acampa – con incontri come questi, ha già fatto un miracolo”.

Il portavoce dei musulmani di Torino, la violenza è contro l’Islam

 L’uccisione di padre Jacques Hamel a Rouen, in Francia, è stato un “selvaggio crimine in netta opposizione a tutti gli insegnamenti dell’Islam”. È il messaggio “di pace e solidarietà” pronunciato da Brahim Baya, portavoce dell’Associazione Islamica delle Alpi, al termine della messa celebrata nel santuario della Consolata di Torino. “Siamo qui oggi per riaffermare con più forza la vicinanza e l’affetto che lega la comunità credente musulmana alla comunità credente cristiana – ha detto Brahim Baya – e per ripudiare ogni violenza nel nome di Dio”. Il portavoce dell’Associazione Islamica delle Alpi, che ha partecipato alla messa celebrata da don Gian Luca Carrega con una delegazione di due moschee torinesi, ha ricordato il Corano e gli insegnamenti del Profeta in base ai quali “ogni violenza in nome di Dio è una violenza contro Dio, una bestemmia contro Dio il Misericordioso, il Compassionevole”. “Siamo qui per tagliare la strada a chiunque cerchi di spingerci verso lo scontro e la guerra totale – ha concluso Brahim Baya -. A chi cerca di seminare discordia, odio e morte tra gli uomini rispondiamo con gli insegnamenti più autentici delle nostre fedi che sono l’amore, la misericordia e il perdono”

Scambio di pace e commozione tra cristiani e islamici a Genova

Scambio della pace tra cristiani e musulmani e tanta commozione tra i fedeli dei due credi nella cattedrale di San Lorenzo a Genova. Quando la liturgia è arrivata allo scambio della pace, i fedeli cristiani si sono spostati alla prima panca della navata centrale dove erano i musulmani e hanno stretto loro la mano. Alfredo Maiolese, presidente della Lega dei Musulmani europei non ha trattenuto le lacrime e alla fine della celebrazione ha detto: “Mi sono commosso a vedere tanta accoglienza e vicinanza”. Anche il celebrante al termine della messa è andato a salutare gli islamici.

L’Imam di Milano, a messa per segno di profondo rispetto

La partecipazione delle comunità islamiche alla santa messa, “in questo momento drammatico è un segno di profondo rispetto verso la sacralità della vita, dei luoghi e dei ministri del culto. Non si tratta di una iniziativa individuale, ma di una testimonianza di compartecipazione sacrale, che vede contemporaneamente portare un segno di vicinanza spirituale” alla comunità cristiana. Così l’Imam Muhyiddin Bottiglioni, partecipando alla visita degli Imam e dei rappresentanti religiosi della Coreis nella chiesa di Santa Maria di Caravaggio, a Milano, prima dell’inizio della messa domenicale. “Questa è una testimonianza concreta, non teorica, di fratellanza con il cristianesimo. Un saluto fraterno in nome del Dio unico nel quale tutti ci riconosciamo. Grazie per questo momento e per avere accolto la nostra comunità”.

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