Convention dei Democratici a Filadelfia. Contestazione dei delegati di Sanders. Michelle Obama usa il suo carisma per cercare l’unità

Convention dei Democratici a Filadelfia. Contestazione dei delegati di Sanders. Michelle Obama usa il suo carisma per cercare l’unità

Serata d’apertura tempestosa, quella della Convention democratica a Filadelfia, lunedì sera: i sostenitori di Bernie Sanders hanno resistito con fischi e urla alle richieste del loro leader di abbracciare la causa di Hillary Clinton. Appelli appassionati all’unità dei democratici sono poi pervenuti da un trio di donne democratiche, guidate da Michelle Obama. Hanno voluto richiamare la speranza che il primo e tumultuoso giorno della Convenzione possa diventare il giorno della catarsi, del cambiamento positivo. E malgrado l’appello diretto dello stesso Sanders a favore di Clinton, moltissimi dei 1846 delegati sandersiani hanno ripetutamente fischiato e urlato per ben due ore. Sanders ha cercato di convincere la folla dei suoi delegati, che hanno schiamazzato per alcuni minuti, dicendo che “ogni osservatore obiettivo concluderà che – in base alle idee e alla leadership di Clinton – lei deve diventare il prossimo presidente degli Stati Uniti”.

È stata però Michelle Obama, con un discorso emotivamente intenso e teso, a ricostruire l’unità perduta dei democratici. “Grazie a Hillary Clinton, le nostre figlie, e tutti i nostri figli, ora avranno la garanzia che una donna può essere presidente degli Stati Uniti”. Ed ha proseguito, sempre con la voce rotta dall’emozione: “in questa elezione non possiamo sederci nell’attesa e nella speranza che tutto vada per il meglio… tra ora e novembre dobbiamo fare tutto quel che facemmo otto anni fa e quattro anni fa. Dobbiamo versare fino all’ultima oncia della nostra passione e della nostra forza e del nostro amore per questo paese perché Hillary Clinton venga eletta presidente degli Stati Uniti d’America.

A questo punto, l’intervento di alcuni delegati e sostenitori di Sanders ha rotto finalmente quella imbarazzante, e a tratti violenta, contestazione alla Clinton. Sarah Silverman, attrice e sostenitrice della prima ora di Sanders, ha detto: “posso solo dire alla gente di Bernie: non siate ridicoli. Dobbiamo restare uniti e votare Hillary con gusto”. A sua volta, la parlamentare Marcia Fudge, una delle poche a sostenere Sanders, ha chiarito ai suoi che “sarò rispettosa verso voi, ma vorrei che foste rispettosi verso di me quando sostengo che siamo tutti i democratici e dobbiamo agire come tali”. Non solo. Poco prima della Convenzione, Bernie Sanders aveva provveduto a spedire a tutti i delegati un documento, proprio per cercare di calmare la tempesta che intanto andava montando. “Vi chiedo la cortesia personale”, aveva scritto Sanders, “di non infilarvi in proteste di qualunque tipo. È di estrema importanza che ciò venga spiegato alle vostre delegazioni”. E però lo stesso Sanders non poteva trattenere la rabbia dei delegati a proposito delle mail svelate dall’intervento degli hacker russi nei file del Comitato nazionale dei democratici, nelle quali si provava l’intervento dell’establishment per bloccare l’avanzata del senatore socialista del Vermont.

Come si è detto, la svolta è arrivata quando Michelle Obama è salita sul palco, vera star della prima serata, e amatissima da tutti i democratici americani. L’incipit della first lady sarebbe da incorniciare: “Hillary Clinton è la presidente che vorrei per le mie figlie e per tutti coloro che sanno che il mondo non è bianco e nero e non si può ridurre in 140 caratteri. Confido solo in una persona per la responsabilità di presidente e questa è la nostra amica Hillary Clinton”.

Sulla stessa linea tracciata da Michelle Obama, anche il potente leader del sindacato AFL-CIO, Richard Trumka: “penso che dobbiamo votare tutti per Clinton, perché è grande, colta, intelligente e conosce il mondo. Penso che dobbiamo votare tutti per Clinton per battere Trump, che pensa di essere un tipo tosto. Beh, caro Donald, ho lavorato nelle miniere con tanti tipi tosti, li conosco, sono amici miei. Caro Donald, non sei un tipo tosto. Non sei altro che un bullo”. Il leader sindacale però ha ricordato alla Clinton alcuni dei cavalli di battaglia della campagna elettorale di Sanders, e le ha detto che da là bisogna ripartire. “Capisco che tanta gente in questa sala e nel paese non abbiano preso bene il risultato. Ma credo che sia onesto dire che nessuno è più incazzato quanto me”, ha detto il leader sindacale. “La nostra rivoluzione continua”, ha sottolineato, “le campagne elettorali vanno e vengono ma la lotta della gente per creare un governo che ci rappresenti tutti e non solo l’1 per cento continua”. Dopo aver lasciato la tribuna, Trumka ha annunciato di aver creato una nuova organizzazione, Our devolution, che ha lo scopo di “trasformare la politica americana per fare in modo che i nostri sistemi politici ed economici sappiano rispondere ai bisogni delle famiglie dei lavoratori”.

Nessuno dell’establishment di Clinton e dei democratici ha pensato però di scusarsi per lo scandalo dell’appoggio enorme dato a Hillary contro Sanders dal Comitato nazionale. Sarebbe bastato dire la verità fin dall’inizio della Convention, a Sanders e ai delegati, piuttosto che cedere alla protesta e al carisma di Michelle Obama. La prima serata di Filadelfia, nonostante tutto, si chiude con una macchia indelebile sul vestito da presidente di Hillary Clinton.

Share

Leave a Reply

Your email address will not be published.