Caso Regeni. L’analisi delle celle telefoniche conferma che Giulio era seguito e controllato dai servizi egiziani

Caso Regeni. L’analisi delle celle telefoniche conferma che Giulio era seguito e controllato dai servizi egiziani

Sul caso Regeni, l’analisi delle celle telefoniche, che sta procedendo con inevitabile lentezza, riserva qualche sorpresa. L’ultima è la scoperta di una massiccia presenza di agenti sulla vettura della metropolitana sulla quale viaggiava Regeni il giorno della sua scomparsa (25 gennaio). Non si tratterebbe, dunque, di un normale pedinamento, ma di un autentico assedio. Come quello che si riserva a personaggi di primissimo piano e che potrebbe precedere l’atto di forza (il rapimento). Ben cinque o sei agenti, infatti, risulterebbero aver seguito il ricercatore italiano nel suo ultimo giorno di libertà.

Viaggiavano tutti sullo stesso convoglio o facevano staffetta? La prima ipotesi – quella del robusto “manipolo” – giustificherebbe appieno l’idea del sequestro. Ma quando si parla di agenti, bisogna capire se si tratta della Sicurezza Nazionale (ministero dell’interno) o dei Servizi Segreti Militari (ministero della difesa). Secondo una ricostruzione, che prende le mosse da lettere anonime pervenute al quotidiano La Repubblica qualche settimana fa, i due apparati – in aperto contrasto fra di loro – si sarebbero palleggiati la responsabilità del sequestro e dell’uccisione di Giulio Regeni. Il capitolo finale sarebbe stato la riconsegna del corpo martoriato dell’italiano il 3 febbraio dai Servizi Militari alla sicurezza nazionale, che ne avrebbe facilitato il ritrovamento, “firmando” il crimine con una coperta militare messa di proposito sul cadavere per rendere evidente la responsabilità diretta dei servizi segreti militari.

Questa pista, che appare la più credibile – anzi la sola credibile a tutt’oggi – ora trova conferma dalle risultanze che emergono dal vaglio delle celle telefoniche. Dalle quali, oltre alla rivelazione del massiccio assedio a Regeni sulla metropolitana, verrebbe scagionato il coinquilino di Giulio, inizialmente indiziato di avere avuto un qualche ruolo. Ma forse la novità più importante è che la magistratura egiziana pare finalmente svolgere un ruolo attivo e non di semplice copertura alle verità di comodo. E’ soprattutto il viceprocuratore cairota Soliman ad avere assunto l’iniziativa che ha consentito all’inchiesta di fare passi avanti.

Identificati gli agenti che viaggiavano con Regeni, Soliman sembra intenzionato a interrogarli per accertare la natura e le finalità del loro incarico. In questo Soliman rischia di entrare pesantemente in conflitto con la magistratura militare che ha sin qui cloroformizzato le indagini o le ha avviate verso improbabili sbocchi, come quello della banda di rapinatori, poi sterminati dalla polizia. Risulta che il capo di questa banda di criminali da strapazzo, il giorno della scomparsa di Giulio si trovava a 100 chilometri di distanza. E, per quanto coraggioso e indipendente possa essere Soliman, è difficile pensare che si stia muovendo senza disporre della necessaria copertura politica. Insomma, qualche passo avanti c’è. Se la magistratura civile mantiene il punto, nei prossimi giorni potrebbero esserci altre interessanti novità.

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