Assemblea Pd. Renzi fra il nulla e la megalomania. Pensa di essere il nuovo Spinelli. All’Europa ci penso io. Le minoranze: il Pse una forza senza voce né anima

Assemblea Pd. Renzi fra il nulla e la megalomania. Pensa di essere il nuovo Spinelli. All’Europa ci penso io. Le minoranze: il Pse una forza senza voce né anima

A voler essere buoni si potrebbe omettere di raccontare l’ Assemblea nazionale del Pd, un organismo sede della partecipazione di dirigenti ad ogni livello, iscritti, elettori, eletti. Un mastodonte composto da mille persone più trecento, più altri cento, più qualche rimasuglio non meglio identificato. Per statuto “l’Assemblea nazionale e gli organi dirigenti da essa eletti hanno competenza in materia di indirizzo della politica nazionale del Partito, di organizzazione e funzionamento di tutti gli organismi dirigenti nazionali, di definizione dei principi essenziali per l’esercizio dell’autonomia da parte delle Unioni regionali e delle Unioni provinciali di Trento e Bolzano”. Non sappiamo quanti fossero presenti al Parco dei Principi. Non contano. Così come non conta la stessa Assemblea. Serve solo per dare alle televisioni una immagine del leader da diffondere ad ogni ora del giorno e della notte. Agli scriba per avere qualcosa da scrivere, anche se resta sempre più difficile perché se è vero che, come dicevano i latini, repetita juvant lo è altrettanto il fatto che ormai il premier sembra un disco intaccato, gira a vuoto.

Il premier, tregua su referendum costituzionale e Italicum. Solo Ue

Questa volta, per questo ne parliamo, è andato fuori tema, ha accantonato, si fa per dire, Italicum, referendum costituzionale. L’orizzonte che ha proposto ai presenti è stato quello dell’Europa. Per carità, sia chiaro,“discutere di Europa non significa eliminare il dibattito interno al Pd ma essere seri e credibili perché  l’Europa è un punto di snodo adesso. Non mancheranno occasioni per discutere tra di noi, anche in modo litigioso, perché siamo un partito democratico”. E le minoranze interne che si erano preparate a interventi che entravano nel merito della politica, o meglio non politica, del Pd sono state servite. Ed hanno accettato volenti o nolenti, una tregua che durerà perlomeno fino agli ultimi giorni di agosto.

Già perché Renzi in quei giorni a ricordo del Trattato europeo incontrerà a Ventotene  Merkel e Hollande. “Mentre qualcuno pensa di rinchiuderci in un dibattito autoreferenziale e interno, noi -ecco  il grido di battaglia – lanciamo da Ventotene il guanto di sfida all’Europa. Portiamo i leader europei a costruire le ragioni della speranza e non della rabbia. Fuori c’è un mondo preso dal panico ma abbiamo bisogno di avere una visione per il futuro”. Mentre pronuncia queste parole Renzi Matteo si sente un novello Altiero Spinelli. Dovrebbe rileggere bene il “Manifesto” per non dire cose ovvie, essere all’altezza dei problemi che l’ Europa, il mondo hanno di fronte. Ma lui dopo aver rivolto un monito agli americani perché non votino Trump si rivolge al governo turco. Tra i presenti scorre un brivido, finalmente Renzi gliele canterà, esprimerà solidarietà, con i professori cacciati dalle scuole, i rettori cacciati dalle università, i lavoratori cacciati dai ministeri, i giornalisti che non possono più scrivere liberamente, tutti quegli arrestati cui vengono negati gli elementari diritti.

Solo parole nei confronti del governo turco. Nessun intervento perché cessi la repressione

Ti chiedi: finalmente annuncerà che richiama in patria il nostro ambasciatore, qualche atto simbolico insomma. Ed ecco le parole di Renzi: “Noi diciamo con forza al governo turco che, proprio per la storia dell’Italia che ha visto sia Prodi sia Berlusconi in un rapporto stretto con la Turchia, che mettere in carcere professori e giornalisti non sta mettendo in carcere persone ma il suo futuro. Non c’è alcun accordo sui migranti che possa giocarsi sulla pelle dei diritti umani”. Giusto l’interesse per il futuro della Turchia, ma intanto ci si occupi del presente di decine di migliaia di persone, del fatto che il governo turco si è chiamato fuori dalla Dichiarazione  dei diritti dell’uomo. Il meglio di sé il premier l’ha prodotto quando ha affrontato il problema Europa, che fare. Leggiamo il testo riportato dalle agenzie di stampa .Leggiamo: “O noi utilizziamo questa occasione per definire una linea strategica dell’Europa o ci ridurremo a rincorrere la dittatura dell’istante. Dobbiamo capire se la politica ha ancora la possibilità di incidere in un percorso di costruzione dell’Europa. Il voto di Brexit è un voto politico. Il referendum di Cameron è stato figlio di una scelta politica”. Meno male che “Renzi c’è”, come dicevano i/le fans di Berlusconi. Racconta alla Assemblea: “Abbiamo (uso del plurale maiestatis ma voleva dire se stesso ndr) aperto una breccia nel moloch dell’austerity. Mi sono sentito messo all’angolo quando al vertice di Ypres proposi per primo di cambiare il paradigma dell’economia europea.

L’Italia deve prendere per mano un continente in difficoltà. Essere leader

Nelle prossime settimane l’Europa deve riflettere su cosa vuole fare da grande. O nel Pd abbiamo la consapevolezza che da qui al 2017 dobbiamo essere in grado di costruire una alternativa al modello europeo, oppure avrà perso l’Europa. È cruciale raccontare che l’Europa non è la causa di tutti i mali come avvenuto in Gran Bretagna”. Si arriva così a parole di Renzi che sono un segnale di avanzato stato di megalomania.  Notate la sottigliezza, dice il premier: “Ho cambiato idea: l’Italia non può essere leader in Europa. Deve essere leader. L’Italia deve prendere per mano un continente che in questo momento è in difficoltà”. Evidentemente il giovanotto di Rignano non sa quanto pesa un continente. E poi la presunzione è una pessima cosa: noi, Italia, siamo  agli ultimi posti fra i paesi della Unione europea. Abbiamo record non invidiabili, a partire dalla disoccupazione che colpisce in particolare i giovani e le donne, il nostro welfare fa acqua da tutte le parti, più di quattro  milioni sono i poveri, oltre sei milioni di anziani non hanno la possibilità di curarsi. Ma lui imperterrito annuncia al “suo” popolo, quello nella platea del Parco dei principi che l’Europa deve uscire dalla logica dell’austerità. Come? Con il jobs act che mostra il pieno fallimento? Con il prestito che si vuole imporre agli anziani per andare prima in pensione? Con i giochini attorno alle banche denunciati da Boccia, presidente di Commissione alla Camera che in una intervista ha chiesto, di fatto, le dimissioni del ministro Padoan, “non  all’altezza del suo compito”, poi ha corretto elogiando Renzi Matteo.

Toni da melodramma da due soldi. Non difendiamo solo il fatto che respiriamo

Conclude con toni da melodramma da due soldi: “Noi stiamo affrontando una fase nella quale il disegno di chi ci vuole nel terrore e nel panico è molto serio e articolato. Loro vogliono che viviamo nel panico perché sanno che l’obiettivo numero uno è distruggerci e quello numero due farci vivere in una condizione di paura. Ma difendere la nostra vita non significa solo difendere il fatto che respiriamo ma vuol dire difendere ideali, valori, un modello culturale e educativo: se loro odiano lo sport o la musica, noi li amiamo di più”. Molto bello, da segnalare ai ragazzini delle scuole elementari, il richiamo al fatto che “respiriamo”. E poi ancora un richiamo all’incontro di Ventotene che avviene dopo quello di giugno dove non si concluse niente, come niente si sta concludendo in tutti i giornalieri incontri degli organismi Ue. Ma poi perché attendere la fine di agosto, quando i problemi da affrontare sono urgenti, non si può perdere un minuto. Tanto più che lo  stesso Renzi dice che ”fuori c’è un mondo preso dal panico ma abbiamo bisogno di avere una visione per il futuro”.

Pittella (Pse): ha visto le immagini della repressione ordinata da Erdogan?

Già, ma quale visione? Questo è il problema. Ci prova Gianni Pittella, presidente del gruppo Socialisti & Democratici al Parlamento europeo, il quale ne illustra la posizione: “A proposito della repressione messa in atto da Erdogan” parla di “involuzione e di reazione spropositata”. Ma ha visto Pittella quelle immagini di prigionieri, quasi nudi, buttati i, ammanettati dentro grandi palestre? E dice: “Adesione Turchia a Ue nel libro dei sogni. Sospendere ogni negoziato sulla liberalizzazione dei visti, sospendere le tranche di finanziamento dell’accordo tra Turchia e Unione europea”. Questa è la visione del futuro cui accennava Renzi? Non basta neppure per un presente che ricorda i campi di sterminio nazisti e lo stadio di Santiago gremito di prigionieri politici durante il governo del dittatore Pinochet.

Gli interventi di Roberto Speranza e Gianni Cuperlo: Rifondare il socialismo europeo

Roberto Speranza, leader della minoranza “bersaniana” prova perlomeno a porre il problema: “Non è questo il momento per un vero atto rifondativo del socialismo europeo? Benissimo – dice – Ventotene e un dialogo più forte con le grandi leadership europee, ma serve un altro passo: dire qual’è lo sbocco, per il ceto medio. l’Europa non riesce a fornire le risposte. Sul terreno europeo dobbiamo fare un passaggio in più: dire che così non va”. Gianni Cuperlo, leader di Sinistra democratica, va anche  oltre: “Oggi emerge un’Europa anche dell’indecenza. C’è stata in questi giorni una polemica su Pellè, accusato di essere un mercenario per i quattrini che guadagnerà  in Cina. Forse troppi, ma se sbaglia, Pellè sbaglia un calcio di rigore. Ma Barroso che è stato per 10 anni ai vertici europei e ora se ne va a Goldman Sachs è qualcosa di più pesante sul piano dell’etica”. “Il Pse  è una forza senza voce né anima, c’è una afonia della sinistra europea”. Ancora: “Juncker potrebbe essere definito don Abbondio,  Il suo accordo con Schulz non regge più”.

Renzi con questa assemblea, con l’annuncio dell’incontro di Ventotene, con le minoranze che, di fatto, hanno  accettato una “ tregua estiva”, prende tempo. Ma i nodi restano tutti nel pettine.

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