Assemblea nazionale di Sinistra italiana, sabato a Roma dalle ore 10. Il documento dell’esecutivo nazionale

Assemblea nazionale di Sinistra italiana, sabato a Roma dalle ore 10. Il documento dell’esecutivo nazionale

Sabato 16 luglio, presso il Centro Congressi Frentani si terrà l’assemblea nazionale di Sinistra Italiana.  L’assemblea si aprirà alle ore 10,00 con la relazione introduttiva di Alfredo D’Attorre e si concluderà alle 18,00.

Di seguito, il documento posto a base della discussione, proposto dal comitato esecutivo nazionale.

Ripartire dopo il voto amministrativo

Dopo le elezioni comunali è necessario imprimere una sterzata e un rilancio al processo costituente di Sinistra Italiana. Il voto amministrativo ci ha colto a metà del guado, nella fase iniziale della costruzione del nuovo partito, in una situazione in cui non ci siamo presentati al voto con il simbolo e l’identità di Sinistra Italiana. Non abbiamo avuto, né nei territori né a livello nazionale, organismi del nuovo partito già costituiti e legittimati democraticamente che abbiano potuto per tempo definire scelte e strategie. È anche vero che in diversi Comuni le liste e i candidati che abbiamo sostenuto hanno ottenuto risultati significativi, ma da parte nostra sarebbe sbagliato negare o sottovalutare il dato inferiore alle aspettative in alcune grandi città, dove più forte è stata la politicizzazione del voto e più netto il successo del M5S.

Sul risultato delle amministrative e sulle tendenze di fondo che indica -a partire dalla crisi del PD, dall’affermarsi del M5S come alternativa di governo e dai segnali di una possibile riorganizzazione del centrodestra- è giusto approfondire la riflessione. Per quanto riguarda Sinistra Italiana, dobbiamo farlo con la convinzione che il voto amministrativo è la misura delle nostre difficoltà e talora dei nostri errori, non delle potenzialità del progetto. Serve guardare in faccia la realtà senza sottovalutare la serietà dei problemi storici, politici e organizzativi che abbiamo di fronte, diversi dei quali vengono da molto lontano. Occorre però superare lo scoramento e rimettersi subito al lavoro sugli obiettivi e sulle sfide decisive che abbiamo di fronte.

È più che legittimo nutrire riserve sul modo in cui abbiamo avviato il percorso di Sinistra Italiana e sull’efficacia con cui lo abbiamo condotto finora. È giusto raccogliere il messaggio che il voto amministrativo ci ha lanciato sulle difficoltà della nostra impresa. Non possiamo però avere dubbi sulla necessità di ricostruire nel nostro Paese una sinistra dotata di radicamento popolare e di una proposta di governa autonoma e alternativa rispetto al quadro politico attuale. Se qualcuno pensava che questo obiettivo fosse una passeggiata o magari l’automatica conseguenza della crisi del renzismo, il voto amministrativo ha avuto il benefico effetto di un bagno di realtà.

 Vincere la sfida cruciale del referendum costituzionale

Nei prossimi mesi la battaglia assolutamente decisiva è quella per il NO al referendum costituzionale. La posta in gioco è gigantesca. Siamo chiamati ad impedire lo stravolgimento della seconda parte della Costituzione e l’affermazione della ‘”democrazia di investitura del capo”, che l’intreccio tra modifica costituzionale e Italicum produce. Ma si tratta anche di contrastare il vero obiettivo sotteso all’indebolimento del modello di democrazia partecipata disegnato dai padri costituenti, ossia la definitiva disattivazione dei principi economico-sociali della prima parte della Costituzione: centralità del lavoro, ruolo attivo dello Stato nel rimuovere le disuguaglianze, universalità dei diritti sociali garantiti dalla sanità e dalla previdenza pubblica, diritto allo studio fondato su scuola e università pubblica, progressività dell’imposizione fiscale, tutela pubblica del risparmio.

Sono i cardini di un modello di società alternativo al dogmatismo liberista, posto a base dei Trattati europei e della politica economica dell’eurozona, e che non a caso le famigerate “riforme strutturali” richieste dall’Europa hanno cercato di smantellare pezzo dopo pezzo negli ultimi anni. In questa missione Renzi si è rivelato un agente perfino più solerte e subalterno dei suoi predecessori. La battaglia per il NO allo stravolgimento della Costituzione va perciò collegata ai temi sociali e alla riaffermazione della sovranità costituzionale dei cittadini rispetto ai poteri tecnocratici e finanziari che reggono l’attuale assetto europeo.

Dobbiamo investire ogni energia per allargare l’area del NO. Occorre valorizzare la campagna noidiciamono, che abbiamo lanciato da qualche settimana, e l’uso del sito aperto appositamente (www.noidiciamono.it) come strumento prezioso per la registrazione e l’organizzazione dei volontari. Ogni comitato territoriale di Sinistra Italiana che è sorto o sorgerà nelle prossime settimane dovrà avere come primo obiettivo la mobilitazione nella campagna referendaria, provando a coinvolgere anche forze ed energie che non hanno maturato la scelta dell’adesione al nuovo partito. In quest’ottica è di grande importanza il contributo che l’ANPI sta dando alla battaglia referendaria e il collegamento con la mobilitazione promossa dalla CGIL e dal mondo della scuola sui referendum sociali.

 Riaprire la partita per il governo dell’Italia

La vittoria nel referendum è anche l’occasione per sconfiggere il renzismo per via democratica, non con manovre di Palazzo. Solo con la vittoria del NO si può riaprire la costruzione di una proposta progressista per il governo del Paese. Non si tratta certo di tornare al vecchio centro-sinistra dei vincoli e delle compatibilità europee, del rigore europeistico senza se e senza ma, della subalternità al paradigma liberista dello smantellamento del ruolo economico dello Stato, delle privatizzazioni e delle ‘riforme strutturali’. Non si costruisce il “nuovo futuro” di cui vogliamo ragionare nella nostra assemblea senza riconoscere i gravi limiti di quella stagione, ad esempio in materia di lavoro, scuola, università, politiche europee, concezione del partito, con scelte che poi hanno aperto il campo alla deriva renziana. Se vogliamo ricorrere a una formula sintetica, possiamo dire che bisogna prendere definitivamente congedo dal blairismo, per usare una categoria che sui terreni decisivi, dall’economia alla guerra, bene illustra la subalternità del centrosinistra europeo nell’ultimo ventennio.

Forte di questa consapevolezza, Sinistra Italiana deve ambire a costruire nuova proposta per il governo dell’Italia. Dobbiamo far valere in un campo largo le nostre idee e la discontinuità della nostra analisi, non rinchiuderla in un recinto di testimonianza. È nella fase di più veloce transizione che la lezione gramsciana dell’egemonia si rivela ancora più preziosa. La nostra proposta politica deve essere in grado di parlare a un’area più vasta dell’ambito tradizionale della sinistra radicale. Ci sono diffuse energie sociali impegnate nelle città per i beni comuni. C’è una vasta area del cattolicesimo sociale che, sollecitata anche da Papa Francesco, rimette al centro del discorso pubblico la dignità del lavoro, l’accoglienza, il rispetto dell’ambiente. C’è un mondo progressista che oggi vede il rischio che la fragilità del PD renziano lasci in campo due sole ipotesi competitive per il governo del Paese, la destra e il M5S. Dopo la sconfitta di Renzi e la possibile implosione del Partito della Nazione, dobbiamo porci l’obiettivo di aggregare e riorganizzare quest’area su una piattaforma programmatica radicalmente innovativa e competitiva per il governo del Paese. Solo così l’elettorato di sinistra, sia quello che ancora esita a lasciare il PD, sia quello che si è rifugiato nell’astensione o che ha scelto il M5S per sconfiggere Renzi, potrà individuarci come una risposta utile rispetto alla gravità della crisi italiana ed europea.

Restituire dignità alla politica

Il successo della nostra impresa ha bisogno di alcune precondizioni. La prima di queste è quella di essere percepiti come parte di una battaglia per restituire onore e credibilità alla politica. Senza un impegno forte sui temi dell’onestà e della lotta alla corruzione nell’Italia di oggi, in una situazione ben più incancrenita di quella in cui Enrico Berlinguer sollevò la questione morale, non è più neppure possibile porre il tema delle ingiustizie sociali. A differenza del M5S, Sinistra Italiana deve avere la capacità di congiungere la questione della legalità a quella della giustizia sociale. Nella nostra assemblea dovremo discutere di come riprendere un’iniziativa forte in questa direzione, sia sul piano delle proposte legislative sia su quello della nostra vita interna. L’onestà, la trasparenza, la sobrietà, una pratica politica intesa sempre come servizio alla collettività devono diventare tratti immediatamente riconoscibili e distintivi di ogni nostra presenza nella società e nelle istituzioni. Senza di questo perde di credibilità ogni discorso sulla restituzione di un ruolo autonomo alla politica e sulla riaffermazione della sovranità popolare rispetto ai poteri finanziari e ai vincoli europei. Non possiamo certo proporre la ricostruzione di un ruolo economico dello Stato e il recupero di autonomia democratica del nostro Paese se non dimostriamo che c’è una politica in grado di meritare la fiducia dei cittadini.

Cambiare l’agenda: una terapia d’urto su lavoro, diritti sociali e lotta alle disuguaglianze.

L’assemblea è l’occasione per mettere a fuoco le priorità programmatiche su cui vogliamo impegnarci nei prossimi mesi. Ci sono molte questioni importanti su cui in questi mesi abbiamo lavorato con iniziative e proposte mirate: dal tema della scuola alle questioni cruciali della riconversione ecologica dell’economia e della politica energetica (che ci hanno visto in prima fila nel referendum sulle trivelle); dal trasporto pubblico locale alla tutela del risparmio; dalla questione del Mezzogiorno al tema dell’immigrazione; dall’impegno sui diritti civili e per l’attuazione della legge Cirinnà alle battaglie contro le violenze e le discriminazioni a danno delle donne.

L’omicidio di Emmanuel a Fermo ha drammaticamente riportato all’attenzione quanto ci sia ancora da battersi contro il razzismo e per l’affermazione di una cultura del rispetto e dell’integrazione. La mobilitazione permanente su questi temi non può che essere un tratto costitutivo della nostra identità.

In questi giorni siamo impegnati alla Camera per ribaltare l’impianto del provvedimento sulla povertà, un’altra occasione persa dal PD per aprire il confronto sul reddito minimo garantito. È un grande tema che incrocia la questione non solo della povertà, ma della precarietà come condizione esistenziale di un’intera generazione, del reinserimento lavorativo e del ridisegno del welfare. Su questo fronte continueremo a batterci, contro una chiusura ideologica del governo che ottusamente contrappone reddito e lavoro, senza poi fare nulla di utile né per l’uno né per l’altro.

Sul tema centrale dell’istruzione la priorità è la battaglia per una legge sul diritto allo studio, la cui assenza sta svuotando le Università dei figli delle famiglie povere. Ci impegniamo a sostenere con una campagna di massa la legge di iniziativa popolare per il diritto allo studio lanciata dalla Rete della Conoscenza, nella prospettiva generale della gratuità dell’accesso all’istruzione, al sapere, alla cultura.

Dentro questa cornice, nell’assemblea vogliamo ragionare di una terapia d’urto per il lavoro, i diritti sociali e la lotta alle disuguaglianze. È la proposta di uno shock sociale da imprimere al tessuto sfibrato del Paese su tre assi fondamentali: lavoro, sanità, pensioni. Un piano straordinario per il lavoro sulla scorta del new Deal ambientale elaborato da Luciano Gallino e discusso dalla CGIL negli anni scorsi, con un ruolo diretto della mano pubblica e un sostegno agli investimenti privati. L’abolizione dei tagli alla Sanità pubblica attuati nell’ultima legge di stabilità e previsti in forma crescente fino al 2018, con un meccanismo premiale per le Regioni che eliminano i super-ticket e abbattono le liste di attesa. Un intervento finanziario a sostegno delle pensioni minime e per il superamento della legge Fornero, con un meccanismo di flessibilità in uscita radicalmente alternativo alla proposta governativa del mutuo pensionistico a carico dei lavoratori. Vogliamo mettere in campo un pacchetto compatto di proposte concrete, con una quantificazione realistica delle risorse necessarie e delle coperture individuabili.

Negli ultimi anni il governo ha impegnato circa dieci miliardi per il bonus degli 80 euro, oltre 12 per gli sgravi alle aziende per i contratti a tutele crescenti, 4 per togliere la tassa sulla prima casa a tutti, miliardari compresi. Si è trattato di provvedimenti inefficaci, talora iniqui, spesso smaccatamente elettoralistici. Con lo stesso ammontare di risorse noi adesso lanciamo la sfida di un a terapia d’urto contro la crisi sui temi più importanti. Ci impegniamo a indicare dove reperire le risorse necessarie: dalla definitiva disapplicazione dei vincoli del Fiscal Compact a misure per l’equità e la progressività fiscale e per il recupero dell’evasione. Mettiamo così la questione sociale e del lavoro al centro del nostro impegno e della nostra identità. Colleghiamo questa proposta alla battaglia per la difesa e l’attuazione della Costituzione. La proposta di un ‘pacchetto sociale’ su lavoro, pensioni e sanità può essere il nucleo di una campagna di mobilitazione nel Paese e della costruzione di una nostra carta di identità programmatica distintiva rispetto a tutte le altre forze politiche. Se volessimo adeguarci alla moda degli anglicismi, potremmo parlare di un Social Compact che manda in soffitta il Fiscal Compact.

Alla proposta di una svolta sociale leghiamo la sfida al governo a passare dalle parole ai fatti in Europa, denunciando l’insostenibilità delle attuali norme europee su questioni che ormai minacciano la sicurezza economica del nostro Paese. Dalla vicenda MPS a quella dell’ILVA l’Italia rischia di pagare un prezzo altissimo alla assenza di un governo che eserciti fino in fondo le proprie responsabilità, ricorrendo anche l’intervento pubblico diretto.

La Brexit ha confermato quanto concreto sia il rischio di una definitiva dissoluzione del progetto europeo, sotto l’urto di dissennate politiche di austerità e di una costruzione istituzionale insostenibile. Il tema di un radicale ripensamento dell’Unione Europea e dei suoi Trattati, in grado di conciliare un nuovo disegno di cooperazione e integrazione fra i popoli europei con il principio della sovranità popolare, è uno dei temi fondanti che la nostra discussione congressuale dovrà affrontare.

Liberare le energie della fase costituente

Dobbiamo riconoscere che la fase costituente non è riuscita finora a mobilitare tutte le energie e la partecipazione di cui c’è bisogno. Non possiamo far finta di nulla. Conclusa entro luglio la faticosa fase delle assemblee regionali, con la costituzione dei coordinamenti regionali e l’indicazione dei componenti che integrano il Comitato promotore nazionale, si tratta di voltare pagina rispetto alla logica pattizia fra forze cofondatrici che ha segnato questa prima fase. In vista della mobilitazione referendaria e del Congresso, nei Comuni deve attivarsi una dinamica più sciolta e diretta di costituzione dei comitati territoriali.

Ragioniamo di alcune ipotesi operative da discutere nell’assemblea nazionale. Dieci o più iscritti possono costituire un comitato locale e darsi democraticamente forme di coordinamento e di organizzazione provvisoria fino al Congresso. L’obiettivo è naturalmente quello di avere da subito comitati unitari di Sinistra Italiana in tutti i Comuni, o articolati per zone o municipi nei Comuni più grandi. Poi al Congresso, con l’approvazione dello Statuto, si decideranno gli ambiti di organizzazione territoriale e di costituzione dei circoli, prevedendo le modalità di accorpamento dei diversi comitati eventualmente esistenti all’interno dello stesso territorio.

I Coordinamenti regionali devono avere a disposizione gli elenchi degli iscritti online nel rispettivo territorio e possono richiedere all’esecutivo nazionale la stampa delle tessere da consegnare agli iscritti. Territorio per territorio vanno promosse forme di rapporto e consultazione permanente con le realtà civiche e associative che con noi hanno costruito le liste della sinistra alle ultime amministrative. Dovremo ragionare di come garantire statutariamente a gruppi e realtà associative interessate a dialogare con il nostro progetto forme di partecipazione alla nostra vita democratica interna. Il lavoro di elaborazione dello Statuto dovrà coinvolgere competenze in grado di fornire contributi utili sull’innovazione della forma-partito, comprese le nuove modalità di partecipazione digitale.

Infine, l’assemblea deve avviare il percorso verso il Congresso. Per gestire la fase fino al Congresso, vanno formalizzate e rese pubbliche le funzioni di coordinamento provvisorio in seno al Comitato esecutivo. Proponiamo inoltre di dare mandato al Comitato esecutivo di iniziare a lavorare su una prima traccia di regolamento congressuale, da sottoporre a settembre al Comitato promotore nazionale, che in quell’occasione nominerà una commissione per lo Statuto e una per il documento politico congressuale.

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