UNHCR: 10mila migranti morti nel Mediterraneo dal 2014. A Strasburgo la sinistra critica il piano Ue Migration Compact

UNHCR: 10mila migranti morti nel Mediterraneo dal 2014. A Strasburgo la sinistra critica il piano Ue Migration Compact

Sono oltre 10.000 i migranti e i rifugiati morti nel Mediterraneo dall’inizio del 2014 mentre tentavano di raggiungere l’Europa: la soglia dei 10mila è stata superata negli ultimi giorni ed è estremamente inquietante, ha deplorato l’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) rendendo noto il bilancio. Il 2016 si sta rivelando un anno particolarmente tragico: dall’inizio dell’anno, oltre 2.800 persone sono morte, contro le 3.771 in tutto l’anno scorso, ha detto il portavoce dell’Unhcr Adrian Edwards ed anche l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) si è detta preoccupata per il numero di morti: i decessi nel Mediterraneo nel 2016 sono quasi mille in più rispetto al totale dei primi sei mesi dello scorso anno (1.838) anche se mancano ancora tre settimane a fine giugno, ha sottolineato l’Oim. Nel 2016, 376 persone sono morte mentre cercavano di raggiungere la Grecia, 2.427 mentre tentavano di approdare in Italia. L’ultimo grave naufragio risale a venerdì scorso al largo di Creta nel quale si teme abbiano perso la vita 320 persone. L’Oim stima che dall’inizio del 2016 al 5 giugno scorso, un totale di 206.400 migranti e rifugiati sono giunti in Europa via mare, di cui 156.782 in Grecia e 48.527 in Italia. A fine maggio, l’Unhcr ha stimato una probabilità di morte in mare durante la traversata del Mediterraneo pari a uno ogni 81 persone nel 2016, ma in particolare per la rotta dal Nord Africa all’Italia, ritenuta più pericolosa, il tasso probabile di mortalità è considerato più alto: 1 su 23. L’Unhcr ha ribadito quindi l’importanza delle operazioni di soccorso ed il bisogno di “alternative reali e sicure per le persone che hanno bisogno di protezione internazionale”.

Al Parlamento Europeo, intanto, si fa incandescente il dibattito sul Migration Compact. Barbara Spinelli (GUE): “una vergognosa espulsione mascherata”

“Nel Migration compact citate ben sei volte i diritti fondamentali, ma l’intera vostra proposta li contraddice, li mischia a controverità, è espulsione mal mascherata”. Così Barbara Spinelli (Gue/Ngl) che ha preso la parola durante la seduta plenaria del Parlamento europeo che si è tenuta nel pomeriggio di martedì a Strasburgo, a seguito delle comunicazioni della Commissione ‘Sull’attuazione degli aspetti esterni dell’agenda europea sulla migrazione: verso un nuovo Migration compact’, fatte dal vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans e dall’alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza e vicepresidente della Commissione Federica Mogherini. “Dite che l’accordo con la Turchia ha salvato vite, ma i morti semplicemente si spostano – prosegue Spinelli – sono mille, a maggio, nel Mediterraneo centrale. Dite che bisogna aiutare i fuggitivi nei loro Paesi, annunciate piani di aiuto a sedici Paesi africani, ma condizionate ogni cooperazione economica ai rimpatri e al controllo delle frontiere. L’aiuto promesso è un diktat: o relegate i profughi in vostri campi-prigioni, o niente aiuti! Chi subisce guerre non lasci la Siria, lo Yemen, la Libia, l’Afghanistan. Non si azzardi più a fuggire le dittature in Sudan, Eritrea: Stati cui l’Unione prospetta accordi munifici come quello con la Turchia”. “Voi dite: i fuggitivi devono divenire ‘più resilienti, autosufficienti’, restando nei paesi d’origine o di transito – aggiunge Barbara Spinelli – Mi chiedo se sappiate di cosa parlate, quando psicologizzate sfacciatamente sulla resilienza”. “Chi ha inventato tutto questo, e accuso il governo italiano in primis – conclude l’europarlamentare – pensa di avere le mani pulite e il cuore bianco, come Lady Macbeth prima di accorgersi di quel che ha fatto. Le ha sporche di violazioni sistematiche del diritto internazionale, e di un accordo vergognoso con la Turchia. Signor Timmermans, Signora Mogherini: state facendo già ora le politiche chieste in Europa dalle destre più estreme”.

Guy Verhofstadt, ALDE, liberali e democratici: “No alla duplicazione dell’accordo con la Turchia”

“Se si vogliono fare i ‘compact’ con i paesi terzi duplicando l’accordo con la Turchia, noi siamo contrari” perché “per i rifugiati quello non è un accordo, ma una tragedia” in cui i rifugiati sono schiacciati tra l’Isis ed il muro che costruisce la Turchia e quindi “non può essere un modello”. Lo afferma Guy Verhofstadt, leader del gruppo lib-dem Alde. L’ex premier belga in apertura del suo intervento in aula ha ricordato con una vena di sarcasmo che “al mio primo Consiglio europeo a Tampere nel 1999 eravamo tutti d’accordo sulla politica dell’asilo europea ed eccoci qui”. Chiedendo alla Commissione di “adattare la proposta” ha parlato di “vere partership” tra i cui scopi anche “la creazione di centri di accoglienza” gestiti dalla Ue “nei paesi come Libia, Egitto, Tunisia, Libano o Giordania” e investimenti per opportunità per i migranti “tanto nei paesi di origine che in quelli di transito”.

L’altra denuncia di UNHCR: dal Niger fuggono in decine di migliaia da Boko Haram

Decine di migliaia di persone sono fuggite dalle loro case nel sud-est del Niger a seguito di una serie di attacchi, cominciati a partire da venerdì scorso, da parte dei ribelli di Boko Haram contro la città di Bosso, nella regione travagliata di Diffa. Lo ricorda l’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) in una nota. Gli attacchi sono avvenuti venerdì, domenica e lunedì. Questa mattina la situazione a Bosso era ancora incerta. L’Unhcr aveva lanciato un appello lo scorso mese sul peggioramento della situazione di sicurezza e umanitaria nella regione di Diffa. L’agenzia Onu sta lavorando con le autorità e con i partner ad una risposta coordinata alla situazione di sfollamento. Una squadra di emergenza dell’Unhcr sarà inviata nella regione di Diffa questa settimana. La violenza si è intensificata durante il mese di maggio a Bosso e nelle aree circostanti, incluso un attacco in data 31 maggio nella vicina città di Yebi, dove sono state uccise nove persone e circa 15.000 tra residenti e sfollati sono stati costretti a cercare riparo a Bosso. Molti di questi erano stati evacuati un anno fa dalle isole nel Lago Ciad per ragioni di sicurezza. Si stima che 50 mila persone siano fuggite durante l’attacco di venerdì, la maggior parte si sono messe in cammino verso Toumour, che si trova circa a 30 km a ovest di Bosso. Molte persone sono traumatizzate e preoccupate per la loro sicurezza. In molti stanno dormendo all’aperto e hanno urgentemente bisogno di riparo e altre forme di assistenza. Alcune delle persone sfollate si sono spostate da Toumour e sono dirette alla cittadina di Diffa, 140 chilometri ad ovest da Bosso, e a nord verso Kabelawa, dove è allestito un campo per sfollati con una capienza di circa diecimila persone.

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