Torna il “Vigorelli”, il velodromo che racconta la storia gloriosa del ciclismo su pista

Torna il “Vigorelli”, il velodromo che racconta la storia gloriosa  del ciclismo su pista

Quindici anni di oblio. Uno dei più celebri velodromi del mondo, il Vigorelli di Milano, intestato ad uno dei più grandi pistard, Antonio Maspes, sette volte campione dl mondo della velocità su pista, torna ad animarsi. Ancora c’è molto da fare  per veder rinascere con il velodromo il ciclismo su pista che in molti altri paesi richiama folle di appassionati. Sono tornate le biciclette a solcare la pista in legno. Per ora sono amatori e anche professionisti che per una giornata si sono cimentati in lunghe volate sulle paraboliche, sui rettilinei completamente rinnovati recuperando materiali originali degli anni Cinquanta e Sessanta: legni d’abete della Val di Fiemme che in totale ricoprono una lunghezza di 72 chilometri. Ed è tornato anche il pubblico. Centinaia di persone hanno assistito alle volate dei ciclisti. Da settembre il velodromo tornerà ad essere protagonista di un ciclismo che ricorda il passato, le grandi imprese di campioni scomparsi, le bici “agganciate” a strane moto, volate pericolose, acrobazie sulle pendenze della pista, stop, il cosiddetto “surplace”, per conquistare la migliore posizione in vista della volata finale, duecento metri  alla grande, ripartenze impetuose, il rombo delle moto, quasi un gracchiare, velocissime e pericolose con un rullo cui si “aggancia” lo stayer.

Campioni e campionissimi, da  Coppi a Maspes, Gaiardoni, Bevilacqua, Frosio

Il “Vigorelli” ha visto nell’arco di tanti anni campioni e campionissimi, ciclisti che dalla strada si impegnavano anche nelle specialità su pista. Primo fra tutti Fausto Coppi che conquistò il record del mondo correndo per un’ora. Scorrono  i nomi di due grandissimi velocisti, Maspes, appunto e Sante Gaiardoni, sette volte campione del mondo il primo, due volte il secondo. Storici i duelli fra il “maestro” e l’allievo che si fregiò anche dell’alloro olimpico. E nell’inseguimento il mitico Bevilacqua anch’egli campione del mondo, ottimo anche su strada. Le “americane” a squadre, i ciclisti che si prendevano per mano e si lanciavano, un turbinio di maglie, a volte spaventose cadute. Infine arrivavano i “ re “ della pista, i ciclisti agganciati a motorette infernali, un rumore assordente, lo scoppio come se si trattasse di mortaretti. Frosio, un nome che ha fatto la storia di questa specialità, con Vicino, Renosto, Bugno, Pizzali, si sono contesi volate pazze con i migliori specialisti del mondo. Una intesa fra chi guidava la motoretta e il ciclista, ore ed ore, giorni e giorni di prove. Il pericolo sempre presente.

Torna il ciclismo del passato , sarà di nuovo presente anche nel nostro Paese, in competizione con i “girini” che praticano le strade e, talora, non disdegnano  le piste. C’è posto per tutti.

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