Spagna. I popolari di Rajoy vincono a sorpresa le elezioni generali. I socialisti si confermano seconda forza. Puniti Iglesias, Podemos e Ciudadanos

Spagna. I popolari di Rajoy vincono a sorpresa le elezioni generali. I socialisti si confermano seconda forza. Puniti Iglesias, Podemos e Ciudadanos

I popolari hanno vinto le elezioni legislative spagnole di questa domenica 26 giugno 2016. I socialisti si sono confermati al secondo posto. Podemos in alleanza con Izquierda Unida si conferma terza forza e non sfonda, mentre Ciudadanos raggiunge il quarto posto, in calo di consensi. La frammentazione del quadro politico e parlamentare spagnolo, a sei mesi dalle ultime elezioni del 20 dicembre scorso che la decretarono per la prima volta dopo 40 anni di alternanza tra socialisti e popolari, risulta nuovamente confermata

Il Partito popolare guadagna 14 seggi, passando dai 123 del 2015 ai 137 del 26 giugno, mentre il Psoe ne perde cinque, da 90 a 85, Unidos Podemos raggiunge i 71 seggi, e Ciudadanos perde 8 seggi, da 40 a 32. Il Parlamento spagnolo è poi completato da alcune formazioni locali e indipendentiste per effetto della legge elettorale. L’affluenza è stata pari al 69,66%, quattro punti in meno rispetto al dicembre del 2015. Dal punto di vista delle percentuali e dei voti assoluti, la vittoria dei popolari si presenta molto più netta: il partito di Mariano Rajoy raggiunge il 33%, ma soprattutto guadagna ben 530mila voti, dai 7.236.000 del 2015 ai 7.800.000 circa del 2016.

Segue a notevole distanza il Psoe di Pedro Sanchez, che perde 5 seggi, pur guadagnando uno 0,7%, dal 22% del dicembre 2015 al 22.7% del 2016, e pur scendendo in termini assoluti da 5.545.000 a 5.340.000 voti. Quanto a Unidos Podemos, si ferma al 21.10% e a 71 seggi alla Camera bassa, frutto dell’alleanza con Izquierda Unida. Il vero sconfitto di queste elezioni è la formazione centrista Ciudadanos che perde un punto percentuale, otto seggi e 445.000 voti assoluti.

Le reazioni di Iglesias, leader di Podemos, e di Sanchez, leader dei socialisti

Il leader di Podemos, Pablo Iglesias ha subito riconosciuto il cattivo risultato elettorale della coalizione, ed ha espresso la sua preoccupazione per la vittoria dei popolari di Rajoy: “I risultati non soddisfano”, ha detto Iglesias in tarda serata dinanzi ai suoi sostenitori delusi, “avevamo aspettative diverse”. Poi ha rivelato di aver inviato una lettera al leader socialista Sanchez su una prima valutazione del voto, senza ricevere ancora risposta. Dal canto suo, il segretario socialista è apparso invece molto rinfrancato dalla sostanziale tenuta dei socialisti, anche perché i sondaggi della vigilia, e non solo, volgevano verso la catastrofe. Sanchez ha dunque rivendicato ai socialisti il primato tra le forze della sinistra spagnola, e ha sostenuto che la vittoria dei popolari è responsabilità di Iglesias e di Podemos. “Spero che Iglesias rifletta su questi risultati”, ha detto Sanchez,  “avevamo la possibilità di eleggere un governo progressista e di porre fine al governo Rajoy, invece l’intransigenza e l’interesse personale hanno prevalso sull’interesse generale e ha permesso di migliorare il risultato del Partito popolare”. La lettura rabbiosa di Sanchez si riferisce al momento in cui il re Felipe VI gli aveva conferito un incarico esplorativo per la formazione di una maggioranza e di un governo. Sanchez aveva trovato un accordo con i centristi di Ciudadanos, ma aveva fallito nel coinvolgimento di Iglesias e di Podemos, che evidentemente erano tesi a nuove elezioni nella speranza, poi rivelatasi vana, di conquistare il primato politico in Spagna. La lezione durissima che l’elettorato spagnolo ha inferto a Podemos servirà di lezione a tutta la sinistra europea.

Qual è la sostanza politica della lezione spagnola per l’Europa e gli europei dopo la Brexit

La sostanza politica di queste elezioni spagnole, infatti, è che i popolari hanno guadagnato un bottino notevole, pari a circa 600mila voti, mentre Podemos ne ha persi per strada un milione, nonostante l’alleanza con Izquierda Unida. Non solo, i popolari guadagnano voti nelle roccaforti andaluse dei socialisti ed anche nella provincia catalana, mentre Podemos non ha esercitato lo stesso fascino di sei mesi fa. Pur vero è che Iglesias ha terminato il suo discorso citando Che Guevara, Hasta la victoria siempre, ma è incontrovertibile il fatto che a distanza di sei mesi non sia riuscito a costruire un’alternativa efficace di governo.

In ogni caso, una riflessione più profonda e rigorosa ci attende, per quanto riguarda la Spagna. Il re ha già fatto sapere che darà inizio alle consultazioni il prossimo 19 luglio, quando saranno terminate le operazioni burocratiche legate al voto e sarà eletta la presidenza della Camera bassa. Molto probabilmente darà un incarico esplorativo al vero vincitore di queste elezioni, Mariano Rajoy, che potrebbe tentare la strada del governo di minoranza in coalizione con Ciudadanos. Insieme, infatti, hanno ottenuto 169 seggi, appena 8 in meno per la maggioranza assoluta. In ogni caso, anche la frammentazione del quadro politico spagnolo è una grana per l’Europa, già sottoposta a stress dopo il referendum britannico che ha sancito la Brexit. E proprio in considerazione dei fatti nuovi che sono giunti da Londra, non è lontana l’ipotesi che i leader socialisti europei intervengano a gamba tesa su Sanchez per accettare una formula “tedesca” di Gosse Koalition, giustificata con l’esigenza di stabilità.

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