Quo vadis Partito del socialismo europeo? Quo vadis Europa ? Lo spettro di Brexit

Quo vadis Partito del  socialismo  europeo? Quo vadis Europa ? Lo spettro di Brexit

Dante Alighieri nel canto numero  XXIX dell’inferno recita: “Credo ch’un spirto del mio sangue pianga la colpa che là giù cotanto costa”. Frase molto complicata, ma si capisce il senso che, traslata, come dicono i linguisti, diventa di uso comune: “Chi è causa del suo mal, pianga se stesso”. Il grande poeta offre alla nostra modernità immagini e parole che sembrano coniate al momento in cui le usiamo. Leggendo la stampa italiana, radio e tv compresa, quella di altri paesi si comporta più seriamente, non si può che ricorrere a Dante. Si scoprono ora i guasti  provocati all’Europa dalle politiche portate avanti dai singoli governi che fanno parte della Unione, dell’Eurozona del mercato dell’ euro, dalla Commissione europea di cui è presidente Jean Claude Junker e giù giù tutte le altre in cui anche noi siamo presenti. Ricordiamo per chi lo ignorasse che l’italiana Mogherini è Alto commissario per la politica estera della Ue, migranti compresi. Per non parlare dei tanti G, sette, otto, venti, perdiamo il conto di quante volte si riuniscono capi di governo, ministri.

I “signori” dell’Europa se la sono mangiata. Ora piangono lacrime di coccodrillo

Bene, anzi male. Tutti questi “signori” dell’Europa, li chiamiamo “signori” perché costoro sono i veri padroni dell’Europa, oggi piangono lacrime di coccodrillo. Si sono mangiati l’Europa, pensata da Altiero Spinelli e Ernesto Rossi, il manifesto di Venotene se lo sono messi sotto i piedi. Appunto come un coccodrillo quando, secondo la fantasia popolare, dopo aver mangiato un umano, si mette a piangere. Il voto degli inglesi, il no a rimanere entro i parametri europei è il segno della crisi di questa Europa. Sono le politiche praticate in questi anni, in particolare la biada a chi ha sempre avversato l’Europa della socialità, dell’uguaglianza, del lavoro, dei diritti.

Si rimane colpiti in particolare dai tanti commenti dei politici europei in cui per contrastare gli effetti pericolosi del voto inglese ci si limita a dichiarare che siamo in presenza di un disastro. Di fronte alla domanda, che fare, non c’è risposta, non c’è un progetto, non c’è una idea di come cambiare il futuro dell’Europa. Ciò che più preoccupa è l’assenza pressoché totale del Partito del socialismo europeo. Forse sarebbe meglio parlare di corresponsabilità di questo partito e dei suoi dirigenti a livello dei singoli stati nel disastro europeo. Ricordiamo la campagna elettorale di Martin Schulz, oggi presidente del Parlamento europeo, ricordiamo l’intervento pronunciato a Roma, l’urgenza da lui sottolineata di un cambio di rotta della politica europea. Di ciò non è rimasto niente. L’accordo con i Popolari di Angela Merkel che in Germania ha provocato la quasi cancellazione del partito socialdemocratico si è mosso in sintonia con le politiche portate avanti dal governo italiano, da Renzi Matteo, lodate dalla Commissione Ue. La parola “riforma” è quella usata un giorno sì e l’altro pure da Juncker, si riferisce al Jobs act, alle misure che in Italia hanno colpito i diritti dei lavoratori. Si indica, lo fa Renzi Matteo in piena sintonia con Confindustria, la soluzione del problema nella produttività, nella fine della contrattazione nazionale. La strada che dovrebbe essere intrapresa da tutta l’Europa. Per non parlare della Francia dove socialisti al governo sono riusciti ad “organizzare” la più straordinaria mobilitazione di massa promossa dai sindacati, Cgt in testa, di milioni di lavoratori, di studenti, di giovani per respingere l’attacco  portato dal governo del socialista Valls ai diritti dei lavoratori con una legge simil jobs act. Ancora: la diaspora del Pse è resa ancor più evidente dalle sconfitte subite dai socialisti in Grecia, Spagna, dove si vota di nuovo domenica, Portogallo.

A fronte del “disastro” europeo l’indifferenza di Juncker, Schulz, dei potenti della Ue

Non meraviglia che a fronte del “disastro” europeo il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, il presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz, il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk e il presidente olandese di turno Mark Rutte si siano limitati ad emettere un vacuo comunicato congiunto di commento alla Brexit appellandosi alla forza e all’unità dell’Europa. Lo riportiamo integralmente perché è un esempio della caduta libera in cui si trova l’Europa della democrazia di partiti in fase decadente. “È una situazione senza precedenti – hanno dichiarato – ma siamo uniti nella risposta. Resteremo in piedi e sosterremo i valori centrali dell’Europa di promozione della pace e del benessere dei popoli. L’Unione a 27 membri andrà avanti”. Non solo. Si fa affidamento, lo dicono tutti gli esponenti più in vista della Ue, a partire da Juncker, sul comportamento delle banche, in particolare della Banca centrale europea, della Fed Usa e della Banca del  Giappone. Non solo, per quanto riguarda l’Italia si annuncia un incontro Hollande-Renzi, forse anche Gentiloni, un cena ovviamente, davanti ad un buon Bordeaux ci si intende meglio. I commentatori italiani fanno sapere che  in vista del vertice europeo previsto per mercoledì l’incontro con Hollande può essere utile anche per sostenere la richiesta italiana di “maggiore flessibilità”. Non viene in mente a nessuno dei nostri governanti, esemplari di un partito di centrosinistra, sempre più di centro, sempre meno di sinistra, che la crisi europea non si risolve con la flessibilità e neppure con gli attacchi ai diritti dei lavoratori. In questa situazione la parola “sinistra”  perde sempre più i suoi valori, i suoi connotati. Quando forze storiche della socialdemocrazia, come quelle di alcuni paesi scandinavi, indicano muri, barriere, fili. Spinati, in sintonia con chi rappresenta la feccia del’Europa, viene da chiedersi, vista la nostra origine latina, Quo vadis Pse e, di seguito, Quo vadis Europa.

I nodi da affrontare per cambiare rotta: il lavoro, il welfare, i migranti. Interventi e investimenti pubblici

Quando leggiamo che l’Europa, questa Europa, ha ottenuto grandi risultati per quanto riguarda il miglioramento delle condizioni di vita di milioni di cittadini, ci vengono i brividi. I disoccupati sono 25 milioni, giovani e donne, in particolare. La povertà ha superato  i  limiti “fisiologici”, dicono gli statistici. Le periferie delle grandi città sono ad uno stato di degrado che può provocare eventi di gravità eccezionali. Gli esempi purtroppo ci sono. La realtà è che non ci sarà ripresa, non si tonerà ai livelli pre crisi, che non erano certo il paradiso terrestre, se non riprendono i mercati interni. E per avviare questo percorso sono tre i nodi da affrontare: si chiamano lavoro, con interventi e investimenti pubblici, giovani e donne in primo luogo, welfare in una Europa dove vivono ben sessanta milioni di anziani, emigrazione, un“fenomeno” che non si può fermare e neppure affrontare, come sta facendo la Ue pagando, sì proprio pagando la Turchia, perché si carichi il peso di una migrazione destinata durare a lungo. Fa venire i brividi che la Ue si rivolga ad un governo autoritario, antidemocratico, che incarcera i giornalisti e tutti coloro che non la pensano come il presidente Erdogan. Una miccia per attizzare il fuoco che pericolose forze di destra, reazionarie, fasciste stanno  accendendo. Brexit non è un incidente di percorso. C’è bisogno in Europa che le forze autenticamente socialiste si mettano in movimento, costruiscano nuove alleanze, facciano nascere dal basso la nuova “socialità” europea. Il manifesto di Ventotene è ancora una realtà, indica le strade da percorrere per l’Europa del  lavoro, dell’eguaglianza, dei diritti individuali e collettivi. Brexit si combatte così.

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