Perché Brexit fa paura. La Renzi’s band ha poco da scherzare. La crisi c’è e si sente. Lavoro e welfare a rischio. Nessun rispetto per gli anziani

Perché Brexit fa paura. La Renzi’s band ha poco da scherzare. La crisi c’è e si sente. Lavoro e welfare a rischio. Nessun rispetto per gli anziani

La Brexit è un rischio anche economico e l’Italia, in quanto integrata nel sistema internazionale, è esposta a questi rischi non perché c’è un particolare rischio Italia a seguito Brexit, ma perché fa parte dell’Europa che è la zona immediatamente più esposta. L’Ecofin non ha preso alcuna decisione sul nuovo sistema di garanzia europea dei depositi bancari. Ora il negoziato è a livello tecnico. Il messaggio che viene è che si va avanti, per nulla scontato all’inizio dell’incontro dei ministri finanziari. Bicchiere mezzo pieno, più che vuoto.

Quanto riportato sopra sono due dichiarazioni del ministro Padoan, quello che si occupa di economia a mezzadria con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Nannicini. Come si può evincere, soprattutto nella prima dichiarazione, c’è un problema di lingua italiana. Sarebbe bene che un ministro della Repubblica italiana quando dichiara usasse la nostra lingua che è bella e ci invidiano in tutto il mondo. Sappiamo che la nostra è una pretesa visto che anche le modifiche alla Costituzione sono scritte da analfabeti di ritorno. Semianalfabeti, diciamo, per non essere troppo offensivi nei confronti dei parlamentari che vogliono deturpare la Costituzione più bella del mondo. Per quanto riguarda la sostanza della dichiarazione c’è da dire che si muove nel senso voluto da Renzi Matteo. Brexit, fa sapere il giovanotto di Rignano, per caso presidente del Consiglio, ci fa un baffo. Se la Gran Bretagna esce dall’Europa sono affari degli inglesi i quali nel prossimo referendum, il giorno 23, dovranno esprimersi. Stando ai sondaggi, che però sono ballerini, sembra che la maggioranza della popolazione sia favorevole a lasciare la Unione europea. Renzi mette le mani avanti, visto che Brexit ovviamente avrebbe riflessi più pesanti nei confronti dei paesi che stanno peggio dal punto di vista europeo, prendi per esempio debito pubblico, crescita, qualcosina in più dello zero, occupazione che non aumenta, deflazione che continua a permanere.

Le contorte dichiarazioni del premier e del ministro Padoan. Lapalissiane per non dire peggio

Da qui nasce la contorta dichiarazione di Padoan il quale vuol dire che siccome siamo nell’Europa qualcosa pagheremmo anche noi, ma non più di tanto. Renzi dice che pagheremo niente. Il ministro che ci tiene a conservare un minimo di credibilità con una contorsione degna di un equilibrista da circo usa due volte la parola rischio. Verrebbe da dire, senza offenderlo, lapalissiano, cioè ovvio. Già perché questa parola deriva dal nome del maresciallo, signore di La Palice. Più precisamente il termine deriva da una canzone intonata dagli sconfitti dell’assedio di Pavia (1525) il cui proposito era quello di rendere onore al coraggio del loro comandante morto in quella battaglia. Si narra infatti che i suoi soldati, nell’illustrare il valore militare e la prestanza dell’amato comandante in una cantica, avessero compiuto una scelta infelice. Essi intendevano cantare (nel  francese dell’epoca):

  « Ahimè, La Palice è morto,
è morto davanti a Pavia;
ahimè, se non fosse morto
farebbe ancora invidia.”

Sfortunatamente, per assonanza o per l’ambiguità grafica tra s e f (che all’epoca si scrivevano in modo simile, ſ e f), la strofa divenne:

 « Ahimè, La Palice è morto,
è morto davanti a Pavia;
ahimè, se non fosse morto
sarebbe ancora in vita. »

.

Così grazie a Padoan abbiamo chiarito anche la provenienza della parola lapalissiano. La seconda dichiarazione non ha bisogno di spiegazioni. Le riunione dei ministri che si spostano in varie parti dell’Europa finiscono sempre nel nulla o in accordi che dopo poche ore sono smentiti dai fatti. La cosa grave è che la “linea Renzi” punta a negare la gravità della possibile uscita della Gran Bretagna proprio per affermare che l’Italia è economicamente così forte che ce ne può fregare di meno, per dirla volgarmente.

La  Germania? Alla Merkel faremo vedere i sorci verdi. Parole già sentite

La Germania? Alla Merkel faremo vedere i sorci verdi. Noi siamo i primi, “guida mondiale”, un giorno si è lasciato scappare. Basta leggere l’intervista di Ignazio Visco, governatore di Bankitalia, rilasciata ad un gruppo di giornali europei, per capire quanto grave sia la situazione. Grave e drammatica in particolare dopo l’assassinio di Jo Cox, parlamentare, simbolo del Labour. Visco  affronta il problema dal punto di vista della situazione delle banche, in Italia e in  Europa. Ribadisce che un voto favorevole della Gran Bretagna all’uscita dall’Unione non è una passeggiata come pensano  Renzi e Padoan. “Ne stiamo già vedendo gli effetti – afferma – sul mercato della valute e delle obbligazioni”. Di più lancia un grido di allarme che riguarda la possibile fine della costruzione europea. “Per evitarla – sostiene – dovremo portare avanti l’integrazione. Come si è detto fatta l’Italia bisogna fare gli italiani”. E per quanto riguarda il nostro paese pesa una lunga recessione, una crisi dalla quale non siamo fuori. Allora perché Renzi e Padoan mostrano ottimismo che esce da tutti i pori? Mostrano e continueranno a mostrarlo anche se Brexit vincesse?

Ballottaggi e referendum il bisogno di ottimismo. Intanto l’occupazione stabile cala

Semplice, le elezioni amministrative e il referendum sulla “deforma” costituzionale hanno bisogno di ottimismo, che il governo è forte e sta operando bene, riduce addirittura le tasse e non è vero, organizza i banchetti per festeggiare ma quasi nessuno si presenta alla festa che non c’è. In effetti, non ci sono neppure i banchetti. In compenso ci sono i media che aiutano il governo. Addirittura ormai nascondono le notizie scomode. Ci siamo caduti anche noi. Non ci siamo accorti dei nuovi dati Istat sull’occupazione. Poi li abbiamo scoperti su televideo, pubblicati verso l’una di notte. Repubblica, il bollettino dl governo, dà notizia, poco più di trenta righe, marginate, che non coprono  tutta la colonna a pagina trenta. Il titolo è un falso clamoroso: “Lavoro, 330 mila contratti in più, calano gli stabili”. Il solito mistero, i contratti aumentano ma l’occupazione non aumenta. In effetti Istat, che più di tanto non può fare per favorire il governo, offre i dati veritieri. È la manipolazione giornalistica cui il modo di fornire i numeri da parte dell’Istituto di statistica si presta, a cambiare le carte in tavola. La realtà dei fatti: nei primi quattro mesi dell’anno sono solo 330 mila i contratti, il 27% in meno del medesimo periodo del 2015. Di questi solo il 22% sono stabili, 73 mila su 330 mila. Lo scorso anno gli stabili erano il 73%. Siamo tornati al 2014, anche peggio, quando i contratti a tempo indeterminato erano 107mila. Ancora: riparte l’apprendistato altro che contratti a tutela crescente, i voucher, buoni lavoro da 10 euro lordi, acquistati da gennaio ad aprile sono stati 43,7 milioni contro i 39,5 dello stesso periodo del 2015 segnando un più 43%. Verrebbe da dire che piove sul bagnato. Ecco perché Brexit ci fa paura. Ci deve fare paura checché ne dica lo spaccone. Una economia che non dà segni di ripresa stabile, si muove come il gambero, il lavoro, il welfare non sono nell’agenda del governo. Anzi, la Renzi’sband vuole imporre un prestito ventennale a chi vada in pensione tre anni prima di quanto prevede la legge Fornero. Calpesta un diritto fondamentale della persona anziana, la tranquillità e la serenità e non l’assillo del rateo del mutuo da pagare fino a quasi 85 anni di età. Un governo senza pudore, senza rispetto per le persone che hanno lavorato tutta una vita. Non da nababbi, ma da persone per bene.

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