Orlando, Florida. Strage nel Pulse, noto locale omosex. Morti 50 ragazzi, feriti 53. L’Isis rivendica la strage

Orlando, Florida. Strage nel Pulse, noto locale omosex. Morti 50 ragazzi, feriti 53. L’Isis rivendica la strage

Uno spazio ristretto, ma affollatissimo. Si ballava ai ritmi hip hop, si beveva, e non c’è voluto molto ad Omar Mateen per fare una strage sparando a raffica sui clienti gay all’ora di chiusura del locale. Il Pulse di Orlando, in Florida, è uno dei più noti club omosex dello stato, e in  una serata come ieri potevano esserci centinaia di persone: oltre 300, secondo John Mina, il capo della polizia di Orlando. “Non il tuo solito gay club”, si autodefinisce il locale fondato da Barbara Poma, una donna italo-americana, per onorare la memoria del fratello maggiore John, morto di Aids 25 anni fa. “La nostra era una famiglia italiana molto rigida, essere gay allora era inaccettabile. Eppure, quando John ha fatto coming out, le dinamiche familiari sono cambiate, da una cultura di severa tradizione a un’altra di accettazione e di amore”, si legge sul sito del Pulse, da ore in tilt dopo l’inimmaginabile mattanza. Ieri, come tutti i sabati, era Latin Night: reggae, bachata, merengue, salsa. Ingresso gratis fino alle 23, poi a mezzanotte era salita sul palco Kenya Michaels, una celebre drag queen di Portorico: si è salvata perché è uscita con il manager prima che cominciasse la strage. In una serata qualsiasi i clienti del Pulse sono soprattutto giovanissimi, ragazzi tra i 20 e i 22 anni. Tutti amici tra loro: “Gli amici diventano la famiglia che gay e lesbiche si creano quando le loro famiglie non li accettano”, ha spiegato Alex Choy, un ex dipendente del locale che adesso lavora come paramedico in un vicino ospedale. Oggi questa famiglia allargata è listata a lutto. Delle 50 persone uccise nella Strage al gay club di Orlando, 39 sono morte dentro il locale, 2 fuori e altri 9 sono stati dichiarati deceduti al loro arrivo in ospedale. Lo riferisce il sindaco di Orlando, John Hugh Dyer.

Intanto, l’Isis rivendica la strage. Il killer della strage di Orlando “era un combattente dell’Isis”. Lo Stato Islamico rivendica la strage attraverso l’Amaq, l’agenzia di stampa del Califfato, togliendo ogni dubbio sull’atto terroristico.

Chi era Omar Mateen, sulla base di quanto scrivono i media americani

Militante jihadista o squilibrato? Su Omar Mateen, il killer del Pulse si susseguono teorie e notizie. I parenti dell’uomo, ucciso dalle forze di sicurezza statunitensi dopo un assedio, tendono per un movente non religioso. Ma, secondo la Cnn, Mateen era in una lista Fbi di possibili simpatizzanti dell’Isis. In una serie di foto pubblicate su Myspace – che stanno facendo il giro dei media americani – l’uomo appare in diverse pose. In alcuni degli scatti indossa magliette dello NYPD (New York Police Department). Omar Mateen era nato 29 anni fa da una famiglia di origine afgana a New York. Il Washington Post ha intervistato l’ex moglie dell’uomo, con il quale si era sposata otto anni fa. “Non era una persona stabile”, ha detto la donna che è voluta restare anonima. “Mi picchiava – ha continuato – e lo faceva anche solo perché il bucato non era pronto e cose del genere”. L’identificazione del killer non è stata ancora ufficializzata. Ma ormai sembrano esservi pochi dubbi. Il padre, Saddique, si è scusato a nome della famiglia e, parlando con la Nbc, ha detto che l’azione del figlio “non ha nulla a che fare con la religione”. Secondo lui, l’uomo si sarebbe infuriato per aver visto degli uomini che si baciavano tra loro. L’omofobia come movente, insomma. Il governatore della Florida, il repubblicano Rick Scott, tuttavia, non ha dubbi e lo contraddice. Per lui quanto è accaduto al locale, Pulse, è “chiaramente terrorismo”. E la Cnn ha raccolto la testimonianza di due agenti di sicurezza, secondo i quali l’uomo era in una lista Fbi di persone attenzionate per simpatie per lo Stato islamico. Tuttavia, ha affermato ancora la Cnn, non sono state al momento individuate prove che colleghino direttamente l’Isis a quanto accaduto a Orlando. Invece, come sappiamo nella tarda serata italiana, si tratta di un militante del Jihad islamico, che ha inneggiato ad Al-Baghdadi, il grande califfo dell’Isiss, o Daesh.

Stato di emergenza nella contea di Orange

Il governatore della Florida, Rick Scott, durante una conferenza stampa ha dichiarato lo stato di emergenza nella contea di Orange, dove si trova Orlando. “Non si può immaginare che questo accada nella nostra comunità, nel nostro stato o in qualsiasi altra parte del nostro Paese”, ha aggiunto Scott. La dichiarazione di stato di emergenza a Orlando permetterà di razionalizzare le risorse per aiutare le vittime, le loro famiglie e tutte le persone colpite da questa tragedia. Il governatore ha aggiunto di stare lavorando in coordinamento con tutte le agenzie federali per rispondere alle famiglie delle vittime sull’avanzamento delle indagini.

Le parole del presidente Obama

“Nessun atto di odio o terrorismo cambierà ciò che siamo e che ci rende americani”, ha detto Barack Obama, parlando alla Casa Bianca, dopo la strage di Orlando. “Dobbiamo essere vicini agli abitanti di Orlando” ha aggiunto Obama, che ha voluto ringraziare le forze di polizia, i sanitari e i vigili del fuoco intervenuti, che, ha detto, “hanno salvato tante vite”. Il presidente Usa ha definito quello di oggi un “giorno straziante”, ricordando che il terrore ha colpito “in un club dove la gente andava a divertirsi, un posto di solidarietà dove la gente si riunisce anche per solidarietà e per difendere i diritti civili”. Per questo, ha detto, si tratta di “un attacco contro tutti gli americani”. “Davanti all’odio e alla violenza noi ameremo il prossimo, non ci abbandoneremo alla paura”, ha aggiunto invocando la benedizione di Dio “sugli americani persi stamattina”.

Il comunicato di papa Francesco

Il Papa condanna “l’orribile strage” avvenuta a Orlando, “manifestazione di un odio insensato”. Dopo la carneficina, il direttore della Sala Stampa vaticana ha diffuso una breve dichiarazione “di partecipazione al dolore da parte del Papa e di tutti noi”. “La terribile strage avvenuta ad Orlando, con un numero altissimo di vittime innocenti, ha suscitato nel Papa Francesco e in tutti noi i sentimenti più profondi di esecrazione e di condanna, di dolore e di turbamento di fronte a questa nuova manifestazione di follia omicida e di odio insensato”, sottolinea il messaggio di cordoglio, facendo sapere che “il Papa Francesco si unisce nella preghiera e nella compassione alla sofferenza indicibile delle famiglie delle vittime e dei feriti e li raccomanda al Signore perché possano trovare conforto”. E “tutti ci auguriamo che si possano individuare e contrastare efficacemente al più presto le cause di questa violenza orribile e assurda, che turba così profondamente il desiderio di pace del popolo americano e di tutta l’umanità”.

L’arma utilizzata: il fucile d’assalto AR-15, facilmente reperibile negli Stati Uniti, e spesso usato in attentati

A prescindere dalle motivazioni dietro la strage di Orlando in Florida, la peggiore carneficina della storia Usa, torna tristemente protagonista l’arma preferita dagli stragisti americani ed in assoluta una delle più vendute negli Usa. Si tratta del fucile d’assalto semi-automatico ‘AR-15 Bushmaster’, versione civile dell’M-16, il fucile impiegato dai soldati Usa nel Vietnam negli anni ’60. L’unica differenza tra le due armi è che mentre l’M-16 può sparare sia un colpo singolo che una raffica continua, l’AR-15 spara singoli colpi ogni volta che viene premuto il grilletto anche se può essere modificato per sparare raffiche continue. I due ‘mitra’ hanno il medesimo calibro 5,56 mm e sparano colpi fino all’esaurimento del caricatore (da un minimo di 5 ad un massimo di 100 colpi). L’AR-15 Bushmaster è la stessa arma protagonista dei più recenti massacri, che hanno – inutilmente – innescato polemiche sull’eccessiva diffusione delle armi. La più recente è stata la strage di San Bernardino in California dove il 2 dicembre 2015 vennero uccise 14 persone e 22 ferite da Syed Rizwan Farook (di origini pakistane) e la moglie Tashfeen Malik. La coppia (ispirata da Isis) aveva due fucili d’assalto ‘AR-15 Bushmaster’, oltre a due pistole calibro 9 mm.

Share

Leave a Reply