Ora si vota. L’informazione spazzatura, un “museo degli orrori” a fianco di Renzi. La crisi della politica. L’arroganza di Perina

Ora si vota. L’informazione spazzatura, un “museo degli orrori” a fianco di Renzi. La crisi della politica. L’arroganza di Perina

Il museo degli orrori, informazione spazzatura. Così, se vogliamo essere benevoli, si può definire la campagna elettorale che finalmente si è chiusa. I candidati, tutti o quasi, ci fanno sapere che, a piedi, in bicicletta, in motorino, in auto, uno lasciando la Ferrari, o qualcosa di simile, in un parcheggio, inforcando una più modesta Panda, quasi gli  elettori fossero tutti dei sempliciotti, hanno incontrato i cittadini nei centri delle città, nelle periferie, nei quartieri  popolari e in quelli ricchi. Insomma un bagno di folla. Al tempo stesso editorialisti, studiosi di flussi elettorali, sondaggisti ci fanno sapere che la politica in Italia e non solo, vive una crisi profonda. Al voto si presentano poco più del 50% degli elettori, quando va bene. Eppure i candidati sindaci, complici i mass media, ci hanno raccontato un altro scenario. Roberto  Giachetti, Pd, anche nell’ultima uscita televisiva ha parlato della partecipazione alle sue iniziative. In un giorno, se ben ricordiamo, ha raccontato di aver avuto più di dieci incontri in diverse zone di Roma. Noi abbiamo seguito da vicino il primo e il secondo turno di questa lunga campagna elettorale. Le “piazze” da noi visitate vedevano presenti i tanti candidati per il Campidoglio e per i Municipi, più le liste civiche di sostegno.

Le televisioni, anche quella pubblica, nascondono le immagini di manifestazioni fantasma

Le televisioni, quella pubblica in particolare, si sono trovate in grande imbarazzo. Chiude la campagna elettorale Giachetti. È un mezzo flop, volendo esser buoni. Repubblica scrive che al “Ponte della Musica” erano in  500, arrivati al Flaminio per applaudire. Per Repubblica il “Ponte” era gremito. Le agenzie di stampa dicono che era semivuoto. Stando alle immagini fotografiche erano molti meno dei 500. Non importa, ci pensa il Tg3 del Lazio. Basta tenere la telecamera fissa sul cronista e non far vedere la  piazza. Sempre il tg del servizio pubblico di fronte ai simpatizzanti che  gremivano il pontile nel centro di Ostia per ascoltare Virgina Raggi, l’avversaria di Giacchetti, tiene la telecamera fissa sul cronista, per non far torto a nessuno ed evita così di far vedere la piazza gremita. Piccoli trucchi da saltimbanchi di paese.

Verrebbe voglia di lasciar perdere questo nostro giro nel “museo degli orrori”. Ma, scherzi a parte, il panorama offerto da questa tornata elettorale non può che preoccupare. Sono i media, o meglio dovrebbero esserlo, i garanti di fronte ai cittadini dell’andamento della campagna elettorale. I partiti addirittura hanno preferito non presentare i loro simboli. Per i media il compito naturale in un paese dove l’informazione è libera, non sotto tutela di grandi gruppi economici e finanziari  è quello di produrre conoscenza. In Italia i media tutto stanno facendo fuorché raccontare ai cittadini la campagna elettorale. Significa che un giornale, una televisione, una radio, i nuovi media , non possono dire la loro? Certo che no.

Se un giornale vuol sostenere un candidato lo dica pubblicamente

Ma se rivendicano questo diritto, confondendolo per pluralismo, devono dichiarare come avviene in altri paesi. Facciamo un esempio: se Repubblica decide di sostenere i candidati di Renzi Matteo lo dica apertamente. Invece tenta di mascherare questa  scelta in tutti i modi possibili. Non è un caso che Massimo D’Alema abbia definito il quotidiano di Largo Fochettti, direzione Calabresi, “house organ del Pd”. Basta leggere gli articoli degli inviati, le prime penne, dolciastri, raccontini. Certo il direttore fa scuola e la ciurma lo segue. L’obiettivo è uno solo, colpire il M5S, a partire da Roma dove Virginia Raggi è in grande vantaggio. Certo, Calabresi non le manda a dire al Pd o meglio a Marino, il sindaco cacciato in uno studio notarile. Parla di disastro, pasticci, inesperienza, tanti  guai, insomma, da lui creati. Parla di un “rigetto talmente forte da spingere anche chi ha votato sempre a sinistra verso Virginia Raggi o lontano dalle urne”. E di costei dice che ha fatto una “campagna elettorale modesta”. Non si conoscono programmi, squadra di governo e via di questo passo. Ora noi l’abbiamo ascoltata in televisione. C’è il programma. Si può condividere o no. Per esempio su un problema fondamentale, il bilancio, Raggi ha detto più volte che si deve ricontrattare il debito. Gli interessi ora sono quasi azzerati e quindi il debito del Comune deve essere aggiornato. Repubblica non ha mancato di ironizzare, così come si è ben guardata dal dare le informazioni necessarie. Siccome Calabresi legge solo il “suo” quotidiano comprendiamo perché afferma che si conosce poco.

 Il direttore Calabresi ricorre  a una storia raccontata da un amico per attaccare la Raggi

Andiamo avanti. Il direttore si esibisce in un editoriale dal titolo, “Il voto delle città un test per il Pd di Renzi”. Per evitare di dire che Raggi è inadeguata al ruolo di sindaco racconta di quanto un amico una volta gli raccontò. Un trucco cui non ricorrerebbe neppure un principiante, un praticante alle prime armi. Racconta Calabresi che un giorno i passeggeri di un aereo stanchi di disagi, ritardi e cose simili cacciano i piloti dalla cabina. Già ma chi li porterà a destinazione? Racconta l’amico a Calabresi che una giovane ragazza prende la parola e dice: “Non ho  nessuna esperienza, non ho il brevetto, ma sono seria e ho sempre sognato di pilotare un aereo”. Tripudio, applausi. “Viene accompagnata in cabina. Dove vadano a finire non è difficile immaginarlo”. Verrebbe da chiedere: ma se sono finiti in mare chi ha raccontato la storia all’amico di Calbresi? Domanda inutile. È chiaro che il raccontino serviva a dire che Virginia Raggi non ha alcuna esperienza e Giachetti sì, può anche pilotare un aereo. Allora perché non dirlo chiaro e tondo?

Perina ex  Msi: “Le etichette non contano più. Contano le persone”

Terminiamo così? No, c’è ancora una ciliegina che riguarda sempre l’house organ  renziano. Viene intervistata Flavia Perina alla quale Giachetti ha deciso di affidare la comunicazione del Campidoglio. Timidamente chi la intervista le domanda: “Ammetterà che il passaggio dalla militanza missina a un candidato del Pd un po’ stupisce”. Risposta: “Trovo questo discrimine antico. La mia reputazione non si fonda sull’appartenenza politica. A Roma sia la destra che la sinistra hanno fatto  sfracelli. Ormai le etichette non valgono più. Contano le persone”. Sì, giusto. Difficile dimenticare che “quella persona” ha un passato che si chiama neofascismo, eredi della Repubblica di Salò, con Alemanno area Rauti, amico dei colonnelli greci, torturatori di patrioti. Per noi contano ancora i nomi e le storie di eroi greci come Panagulis. Stiamo ancora e sempre da quella parte.

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