Lavoro. La Cassazione riconferma che l’articolo 18 resta in vigore per i pubblici dipendenti, ai quali non si applicano legge Fornero e Jobs act

Lavoro. La Cassazione riconferma che l’articolo 18 resta in vigore per i pubblici dipendenti, ai quali non si applicano legge Fornero e Jobs act

L’articolo 18 non è scomparso per tutti, la garanzia di reintegra vale ancora, nella sua versione originale, per tutti i 3,2 milioni di statali. A sancirlo è una sentenza della Cassazione, che detta la linea su una questione quanto mai dibattuta. Dopo gli interventi della legge Fornero, del 2012, e del Jobs act, entrato in vigore lo scorso anno, la possibilità di riottenere il posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo è stata infatti circoscritta. Ma le nuove regole sono state cucite addosso al lavoratore privato, per il pubblico si è rinviato a successivi interventi o si è taciuto. Da qui i dubbi. La ministra della P.A, Marianna Madia, ha però sempre ribadito il principio per cui ai dipendenti pubblici “non si applicano le modifiche apportate” allo Statuto dei lavoratori. Se la pronuncia non bastasse il governo è pronto a chiarirlo per legge nel Testo Unico sul pubblico impiego atteso per l’estate o al più entro l’anno. D’altra parte la materia è intricata e la stessa Corte ammette come siano emersi “orientamenti contrastanti”. Ciò non stupisce visto che, viene spiegato nella sentenza, su un piatto della bilancia c’è il principio di “uniformità di trattamento” fra pubblico e privato mentre sull’altro pesa “la inconciliabilità” delle nuove regole con il regime valido nella P.A. La sezione lavoro di piazza Cavour dopo “una approfondita e condivisa riflessione” ha quindi preso la sua decisione, per altro in opposizione a una precedente pronuncia, anche abbastanza recente (fine novembre 2015). “Plurime ragioni” hanno portato a correggere il tiro e quindi ad “escludere” un articolo 18 depotenziato. Tra le motivazioni viene riportata anche la posizione della Corte Costituzionale: mentre nel privato “il potere di licenziamento del datore di lavoro è limitato allo scopo di tutelare il dipendente, nel settore pubblico” lo spazio d’azione “è circondato da garanzie”, poste “non solo e non tanto nell’interesse del soggetto da rimuovere, ma anche e soprattutto a protezione dei più generali interessi collettivi”. A proposito, la ministra Madia ha più volte sottolineato come nella P.A. chi espelle ne risponde con i soldi di tutti.

Per il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, tutto torna: “niente di speciale, se non il fatto che le istituzioni continuano a funzionare”. Non ci stanno invece gli avvocati giuslavoristi per cui il doppio binario, pubblico e privato, crea “disuguaglianza”.

L’articolo 18 “appartiene al passato”, ha affermato il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, commentando la sentenza della Cassazione. “Non discuto la sentenza della Corte – ha spiegato Padoan intervenendo alla Repubblica delle idee – ma francamente l’articolo 18 è qualcosa che appartiene a mondi diversi”.

Nessun malinteso, il governo ha sempre detto che le regole del jobs act si applicano solo ai privati e non al pubblico impiego, ha affermato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, “Il jobs act non si applica al pubblico impiego, lo abbiamo detto ripetutamente e scritto in un italiano chiaro – ha sottolineato Poletti a margine della ‘Repubblica delle Idee – per noi non ci sono mai stati malintesi: jobs act – ha concluso – ai lavoratori privati”.

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